domenica, Ottobre 17

Bolivia: la situazione del lavoro minorile field_506ffbaa4a8d4

0

A due anni dalla sua approvazione da parte Presidente Evo Morales (primo presidente indio dell’America Latina), la tanto discussa legge boliviana sul lavoro minorile, torna a far parlare di sé in questo video di ‘teleSUR’. Vengono mostrate le immagini di alcuni degli umili lavori svolti dai bambini, occupati da lustrascarpe o venditori ambulanti. Intervistata ai microfoni, una ragazzina parla del proprio impiego e di come questo sia di grande aiuto per l’economia della sua famiglia. Emerge un punto chiave della legge che ha regolamentato il lavoro minorile in Bolivia, ossia la volontà, da parte dei diretti interessati, di accedere al mondo del lavoro già da piccolissimi.

Ma quali sono stati gli eventi che hanno portato a tale legge? Anzitutto, potrebbe sembrare un paradosso, ma in prima linea per l’abbassamento dell’età minorile a 10 anni c’è stata UNATsBO (Unión de niños y adolescentes trabajadores de Bolivia) che, anche con diverse manifestazioni condite da vivaci proteste, ha fatto valere i diritti dei propri lavoratori. Il Presidente Morales ha discusso e accettato le richieste dei minori, ratificando, di fatto, una regolamentazione inedita (forse in tutto il mondo) e discutibile. La legge prevede che un bambino, a partire dall’età di 10 anni, possa lavorare per sei ore al giorno in qualità di lavoratore autonomo, a condizione che si dimostri la sua piena volontà e il consenso dei genitori. La bambina intervistata nel video è un caso virtuoso, poiché afferma di andare a scuola di mattina e lavorare nel pomeriggio; tuttavia, il pericolo in Bolivia è che tale legge porti i bambini ad abbandonare l’istruzione a favore del lavoro già a quella bassissima età. Gli impieghi principali vengono trovati infatti nelle piantagioni di canna da zucchero, di castagne o in quelle di coca.

Diverse sono state le segnalazioni dell’UNICEF sui pericoli che affrontano i minori e le violazioni dei diritti umani che possono subire. Clemencia Aramburù, Responsabile dei programmi UNICEF in Bolivia, ha sottolineato che spesso, i bambini che lavorano nei campi sono costretti a vivere nelle baracche «in situazioni di promiscuità e in completa dipendenza dai loro datori di lavoro», portando l’attenzione sullo sfruttamento della condizione di miseria che li affligge.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->