mercoledì, Giugno 23

Bolivia: il mare è sempre più vicino

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Baltasar Garzon, ex giudice della Audiencia Nacional spagnola, che ordinò l’arresto dell’ex dittatore Augusto Pinochet a fine degli anni ’90 per genocidio e che nel 2012 fu allontanato dall’ordine, ha dichiarato che la domanda della Bolivia davanti alla Corte dell’Aja è più che legittima. «La decisione, che ha ottenuto 14 voti contro 2, della corte dei Paesi Bassi, è stato il riconoscimento di un diritto di tutto il popolo boliviano», ha dichiarato al giornale boliviano. La dichiarazione di Garzon risale agli inizi di ottobre, in occasione della II Conferenza Mondiale dei Popoli sul Cambio Climatico (CMPCC) avvenuta a Tiquipaya nella regione di Cochabamba in Bolivia. Alla conferenza hanno partecipato il Presidente venezuelano, quello ecuadoriano e il cancelliere cubano, Bruno Rodriguez.

I toni della conferenza si sono fatti più forti in merito alle dichiarazioni favorevoli al diritto per la Bolivia a un accesso al mare: bisogna «consentire l’accesso al mare del popolo boliviano, appoggiando la domanda marittima alla Corte Internazionale dell’Aja, per generare uno spazio di dialogo che possa dare soluzione ai problemi esistenti tra i Paesi fratelli Bolivia e Cile», sono state le parole d’apertura della dichiarazione ufficiale della CMPCC. Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro ha dichiarato di voler ‘fare un bagno’ nel mare boliviano nel 2025, quando si celebreranno i 200 anni della fondazione boliviana, compiendo così il sogno di Hugo Chavez di poter bagnarsi nel mare boliviano.

 

Dichiarazioni che hanno avuto eco negativo in Cile, dove i deputati Jorge Tarud (PPD) e Jose Manuel Edwards (RN) hanno sollecitato la cancelleria cilena a emettere una nota di protesta contro il Venezuela, l’Ecuador e Cuba per le dichiarazioni aggressive e d’ingerenza politica in questioni di sovranità nazionale. Il territorio conteso tra Cile e Bolivia comprende circa 400 chilometri di costa e ben 120.000 Km2 di territori ricchi di minerali. Alla storica contesa partecipano per entrambe le parti un nutrito gruppo di professionisti, tra storici, avvocati e funzionari degli affari esteri. Da parte cilena, un gruppo di storici sta preparando un approfondito studio, scartabellando faldoni e documenti dei secoli scorsi (XIX e XX sec.) per presentare il 25 luglio 2016, di fronte alla Corte dell’Aja, una memoria in difesa delle ragioni cilene. Memoria che proverà a confutare gli argomenti boliviani, che farebbero riferimento a fonti diplomatiche dei Governi cileni tra il 1895 e il 2011, le quali avrebbero riconosciuto le pretese boliviane di un accesso al mare. Equipe di storici cileni coordinata dagli’ex diplomatici Luis Winter, Juan Martabit, Luis Goycoolea e Jose Miguel Pozo Ruiz, quest’ultimo ha lavorato anche al caso della controversia tra Perù e Cile dell’anno scorso.

 

La Bolivia dal canto suo ha messo in piedi un equipe di storici, coordinata dal professore Fernando Cajias e la storica Magdalena Cajias de la Vega, incaricati di sostenere a livello documentale le affermazioni cilene di un presunto e secolare appoggio, ‘tra le righe’ dei documenti ufficiali, della causa boliviana. Studio che ha contribuito alla pubblicazione del famoso Libro del Mare, dove si spiegano dettagliatamente le ragioni boliviane. Il Consiglio Nazionale di Revendicazione Marittima in Bolivia ha fatto un buon lavoro a livello di arbitrato internazionale; ma basterà la risoluzione di una corte per mettere fine a secoli di scaramucce e forti dichiarazioni politiche, che molte volte sono più un cavallo di battaglia per il partito al Governo che non un’effettiva soluzione ai problemi?

E dove andranno le persone che attualmente vivono nella fascia costiera e interna contesa tra Cile e Bolivia? Saranno deportate? Sarà una nuova Istria? O sarà soltanto una perdita di tempo e di risorse?

 

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