giovedì, Dicembre 9

Bolivia: il mare è sempre più vicino

0
1 2


La Paz – Il 24 settembre la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja si è dichiarata competente per riconoscere la domanda che obbliga il Cile a negoziare con la Bolivia una soluzione per la secolare questione dell’accesso al mare per il paese andino. Già a maggio di quest’anno abbiamo affrontato la questione in un nostro articolo.

 

Il Presidente Evo Morales, in vista della 3 rielezione, e il suo Governo stanno cavalcando l’onda mediatica che si è generata nel Paese e nell’opinione pubblica, dopo aver aspettato due lunghi anni la decisione della corte. Le dichiarazioni del Presidente boliviano hanno fatto credere ai non addetti ai lavori che il Cile aveva già perso la contesa. Il principale negoziatore boliviano, Eduardo Rodriguez Veltzè, ha invece cercato di riportare l’euforia iniziale nei ranghi, dato che è solo l’inizio di una lungo cammino. Basta pensare che la controversia internazionale tra Colombia e Nicaragua, sulla delimitazione dei confini nel Mar dei Caraibi occidentali, durò ben 13 anni. E proprio questo ultimo caso chiarisce quanto questi procedimenti d’arbitrato internazionale possono essere inefficaci. La Colombia, infatti, non accettò la risoluzione della Corte dell’Aja, secondo la quale avrebbe dovuto perdere tre isole caraibiche, sostenendo che un membro della corte, di nazionalità cinese, era simpatizzante della politica nicaraguense. Una situazione simile potrebbe nascere anche nel caso della controversia tra Cile e Bolivia; anche se la corte desse ragione a quest’ultlima, ci sarebbe il problema del Trattato Complemetare del 1922 tra Perù e Cile. Il trattato obbligherebbe il Cile a chiedere autorizzazione al Perù per negoziare i confini territoriali che furono, prima della Guerra del Pacifico, peruviani. E la soluzione di dichiarare Arica come porto franco trinazionale -come se fosse cioè di Cile, Perù e Bolivia- non sarebbe affatto una soluzione accettabile, meno che mai per i cileni.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->