martedì, Ottobre 19

Bobo, tra satira e sogni 40

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Staino tre

Vive a Firenze,  per la  precisione a Scandicci da una vita, ma le sue radici hanno origine nella parte amiatina della provincia senese  e il fatto che la città del Palio gli dedichi la prima grande Mostra antologica  dal titolo “Satira e Sogni” è per Sergio Staino, il celebre autore di “Bobo”, motivo di “grande emozione e commozione. E’ un ritorno a casa,  vengo infatti da una terra  di profeti  – dice alludendo a figure come Davide Lazzeretti e  padre Ernesto Balducci – e di folli, ed un po’ folle lo sono, una  terra nella quale  sono nato ed ho vissuto i primi anni della mia vita, incominciando a disegnare, seguito dall’occhio amorevole della  mamma, fin dall’età di 3 anni, preso dalla passione per le matite, i colori, la materia. E ora sono  felice  di trovarmi qui, trattandosi di un luogo carico di storia e di cultura,  come il Santa Maria della Scala”. Quell’infantile passione lo ha accompagnato per tutta la vita, al di là degli studi di Architettura negli anni della contestazione e l’insegnamento  nelle scuole ( da precario), consentendogli di vivere criticamente, con il gusto della satira, dell’ironia pungente e del graffio leggero, alcune stagioni della nostra  storia sociale, politica, culturale e del costume. Una vita vissuta con gli entusiasmi  le sofferenze e le delusioni del  ” popolo di sinistra”  al quale appartiene narrata attraverso il fumetto, le strisce, le vignette, le storie di vita  ed anche il cinema. Una storia che  si dispiega nel suggestivo allestimento all’interno di un complesso che fu antico ospedale  e luogo di accoglienza lungo il percorso della Francigena. 

La Mostra  presenta 300  opere, tra disegni, acquarelli e opere digitali, che vanno dalle prime strisce di Bobo per Linus ( iniziate nel ’79), fino alle più recenti creazioni in digitale. Il perché di questo titolo ce lo spiega Maurizio Boldrini, che è l’ideatore ed il curatore con Claudio Caprara, della Mostra: “Satira e sogni sono le due attitudini principali che da sempre hanno caratterizzato il lavoro dell’artista. Erano due anni che mi frullava quest’idea in testa che, finalmente, si è potuta concretizzare grazie all’entusiasmo con cui il Sindaco  e la nuova amministrazione di Siena ed il Civita Group hanno aderito all’idea. Essa è un tuffo nella contemporaneità, una ininterrotta riflessione, attraverso le creazioni di Bobo, sulle stagioni complesse e tormentate della  nostra storia”. Il fumetto, infatti,  ricordava il semiologo, purtroppo scomparso, Omar Calabrese, è da considerarsi una “pratica comunicativa”  da indagare storicamente al pari delle altre. Non  dunque una pratica “bassa” da ghettizzare in un universo di subcultura. E, in virtù di questa concezione il Santa Maria della Scala aveva già ospitato in passato le antologiche di Altan e di Manara. E da questa forma di comunicazione  anche Staino, come molti intellettuali della sua generazione, fu irresistibilmente attratto. Negli Anni Sessanta erano sbarcati in Italia dagli States  i fumetti di Feiffer, Schulz , Hart ed altri. 

“Tutta la parte intellettuale della mia generazione – ricorda Staino – si riconobbe in Linus, nei grandi autori americani e nei primi italiani ( Crepax e Linari)”. E, dunque,  sull’onda di questa moda, il trentacinquenne Staino inviò un plico postale con alcune sue vignette a Linus, senza molte speranze. E invece, Oreste Del Buono e Fulvia Serra  colsero subito il carattere inedito, originale e riconoscibile di queste prime strisce.  “Che rivelavano – sottolinea Boldrini – il carattere dubbioso d’intellettuale del personaggio Bobo, un  autoritratto senza la minima indulgenza vittimistica, un intellettuale amletico in grado di accumulare esitazioni ed errori di valutazione continui, ma anche di ritrovarsi sempre orientato verso la via giustaLinus – aggiunge Staino – è stata la fatina che mi ha risolto i problemi. Tanti drammi che mi attraversavano li ho scaricati sul mio alter ego, la mia caricatura, Bobo. Lui seguitava a vivere questi terribili problemi attraverso le sue avventure, io superavo i miei”.

A lui si sono  aggiunte la moglie Bruna e successivamente la figlia Ilaria.  E dopo le apparizioni su Linus arrivò anche la lunga stagione su L’Unità, non priva di tensioni  di momenti felici e di delusioni, vissuti sempre  in piena autonomia. E poi l’esperienza cinematografica,  quella scenografica con il Premio Tenco fino all’ultima grande stagione, quella della scoperta del digitale, necessitata dal crescente stato di riduzione della vista. Staino, barba e capelli bianchi, occhi azzurri afflitti appunto da una grave miopia degenerativa che  lo costrinse già dal Duemila ad abbandonare il disegno a matita, ne parla con serenità e quasi con gioia. “Sono arrivato al computer come ripiego, poi mi sono reso conto che il pc reagiva  e con pezzettini di retina riesco a vedere i particolari  dei miei segni e come la penna reagisce  alle tensioni della mia manoHo scoperto una parte di mondo meravigliosa, le mille occasioni di raccordo, confronto e di cambiamento che il touch screen mi offre.  Nel virtuale ho fatto incontrare il mio segno  con i segni e i colori di artisti di  ogni luogo e ogni epoca”.

L’iniziale diffidenza si è tramutata dunque in adesione convinta al nuovo mezzo che Staino utilizza con maestria, contando sull’aiuto del figlio Michele (musicista precario, dice ) e di Francesca, stretta collaboratrice. A queste grandi opere, nate dal digitale, la Mostra dedica le ultime, suggestive sale. La rassegna si apre invece  con un grande arco, ispirato al “pensatore” di Rodin, nel quale il pensatore è lui, Bobo, un Bobo nudo,  dubbioso e pensieroso  sul presente e forse anche sul futuro. La prima sala è costellata da una sorta di Pantheon con undici busti raffiguranti i politici che hanno segnato gli anni recenti della vita politica italiana,  ove si leggono sarcastiche frasi a mo’ di beffardi epitaffi… “Datemi un giaguaro e smacchierò il mondo”, così secondo l’autore, Napolitano e D’Alema posero nella lapide dedicata a Bersani,  “Chi troppo in alto sal cade sovente….precipeto…preticepo…precipote…vaffanculo!”, la rete pietosa pose su quella di Grillo, “Dio, Patria, Famiglia e Meno Tasse per tutti”, Angela Merkel e il Coro delle Olgettine posero su quella del  “piazzista”  Berlusconi, “O icchè ci vole?” pose Renzi il rottamatore,  a sé medesimo. 

La  Mostra va dai primi disegni a china e pennarelli per Linus agli interventi quotidiani su L’Unità, poi gli acquarelli,  il cinema, cioè i  film che lui diresse come regista, il primo è  Cavalli si nasce: (1988),e qui si vede uno Staino che, sulle orme di Fellini, disegna tutti i personaggi come li immagina e le scene da girare, a cui segue  Non chiamarmi Omar (1992): “Un’ esperienza straordinaria quella  cinematografica che ha cambiato anche il mio approccio  con il modo di vedere e raccontare la realtà che mi circonda”. Infine, largo spazio al digitale, alle  grandi tavole scenografiche per il Premio Tenco, quelle dedicate al ciclo Sogni e incubi (di grande suggestione quella dedicata a Guantanamo),  infine Furti e omaggi e le vignette di satira politica Giorno dopo giorno.

Ripercorrere insieme all’autore questo percorso è anche l’occasione  per alcune riflessioni a più voci. Il Sindaco Bruno Valentini che ha voluto questa Mostra ( il Comune, ha  detto, ci ha messo le idee e la sede  ed il Civita Group  le risorse per realizzarla, operando un esemplare rapporto tra pubblico e privato),  considera Staino un “critico  spietato della società e non indulgente neanche con sé stesso “e  si dice colpito  dal lungo racconto a fumetti   dedicato al barbaro eccidio dei repubblichini del 28 marzo del ’44 a Montemaggio, un paese delle colline tra Colle Val d’Elsa e Volterra. Un racconto  basato sulla testimonianza dell’ unico superstite, il partigiano Vittorio Meoni. “Non è solo una storia di partigiani quella che ho raccontato, ma una storia di contadini della campagna senese, di vita dura, di veglie… di violenza subita”.

A Sergio chiediamo invece quale striscia è quella a cui si sente più legato: “I funerali di Berlinguer –  risponde – descritti per l’Unità. E’ un racconto nazional popolare, nel senso gramsciano. Si tratta di una cronaca di quell’evento che descrive la commozione popolare, anche del popolo non di sinistra, per una figura che ha segnato un periodo alto della politica che i giovani d’oggi  non conoscono e dovrebbero studiare”.

Già, un personaggio e una storia che i giovani non conoscono, come dichiarano quelli  intervistati all’inizio del film Quando c’era Berlinguer, di Valter  Veltroni, attualmente nelle sale. E, in mezzo a quel popolo  c’era anche  lui, Bobo, con la consapevolezza che le cose dopo, sarebbero  cambiate. In peggio.  “Cambiamo strada – dice  Bobo, in mezzo alla folla – o tra pochi anni il partito non conterà più nulla”. Ma anche in quel frangente non mancava l’autoironia. All’intervistatore  infatti dichiarava: Abbiamo perso un grande grande dirigente…Perché grande?  “Soprattutto per una cosa….non ha seguito i miei consigli”.

Che periodo è stato per te quello della rivista Tango? “Un periodo gioioso, allegro, che anticipava la caduta del muro di Berlino. Ma non lo sapevamo. E oggi come  vedi la situazione? Ho l’impressione che vi sia un diffuso cinismo, che si sia smarrito il senso della comunità”. 

Staino rivendica il suo “populismo” che è ben diverso da quello oggi dilagante, a destra e non solo,  di un Grillo e di  altri: il   che significa essere in sintonia con le aspirazioni profonde del popolo, coglierne il disagio di vivere, discutere, porre domande, cercare insieme le risposte, fuori da ogni demagogia o chiusura intellettualistica. Ma spesso le risposte non ci sono. Ormai siamo all’ultima sala, quella del Giorno dopo  giorno. “Una mela al giorno toglie il medico di torno”, dice.  “E una vignetta al giorno funziona ancora meglio. Pensate che fortuna è la mia, ogni volta che qualcosa ci indigna, ci fa soffrire, invece che rosicare bocconi amari posso prendere il computer, disegnare una battuta, sfogarmi e dire la mia”.

Tra i tuoi bocconi amari c’è anche Renzi ? “Penso che non può essere lui solo a dare le risposte che ci attendiamo, questo è il punto. Va bene il ricambio della classe dirigente, eliminare  certe incrostazioni, dare un impulso alle riforme, ma ciò che manca mi pare la visione prospettica,  che invece mi sembra più presente in Barca”. Poi, tornando al senso di questa Mostra, esprime un desiderio: “Vorrei tanto che l’aspetto di questa esposizione non fosse il retrospettivo, ma esprimesse alcuni piccoli germi di futuro, germi messi a disposizione dalle  attuali tecnologie”.

E da questi germi di futuro il  Sindaco, il “renziano”  Valentini,  trae l’auspicio che la candidatura di  Siena, quale Capitale della Cultura Europea nel 2019, possa trovare il più ampio sostegno, nel segno della bellezza, dell’arte, della cultura e della salute. “Il fatto che anche Firenze sia nel Comitato dei Sostenitori è un segno che messi da parte secolari campanilismi la Regione fa squadra. Un grande segno positivo sarebbe dire all’Europa che una città messa in ginocchio dalla cattiva finanza  può rinascere attraverso una visione della cultura, innovativa, inclusiva, aperta alla grande ricchezza della diversità culturale europea”. La Mostra di Staino,  che si racconta anche attraverso i gadget realizzati dall’artista e il bel catalogo ( a cura di Maurizio Boldrini, con testi di Sabrina Benenati, Tomaso Montanari e lo stesso Boldrini, edizioni Effegi), è infatti parte integrante dei sette percorsi museali del Santa Maria della Scala, dedicati ai luoghi dell’accoglienza e della cura, a Jacopo della Quercia, al Museo Archeologico, alle bandiere delle Contrade, al racconto della città dalle origini al Medioevo, alle reliquie e al Museo d’arte per  bambini. Satira e Sogni resterà aperta fino al 3 novembre.

 

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