martedì, Ottobre 26

Blackrock conquista la Borsa Il fondo americano ha acquisito molte partecipazioni di rilievo nel silenzio generale

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Blackrock

La Borsa Italiana ha sempre avuto una rilevanza marginale nel contesto economico nazionale. L’economia italiana è sempre stata bancocentrica e ciò ha limitato l’importanza dei mercati finanziari. In prospettiva storica, inoltre, la presenza dell’IRI (Istituto per Riconversione Industriale) ha reso per molto tempo meno necessario lo sviluppo di un mercato azionario, visto che le società gestite dallo Stato potevano fare a meno di altri canali di finanziamento. A rendere poco appetibile la Borsa contribuiva anche la fitta rete di legami tra le società quotate, che bloccava il mercato perché limitava le possibilità di scalata.

Negli ultimi tempi, però, sembra che qualcosa stia cambiando. Abbiamo già trattato il tema dei patti di sindacato in un precedente articolo. Il venir meno di questa camicia di forza può aprire spazi a nuovi investitori interessati all’investimento nelle imprese italiane. Un ulteriore fattore di cambiamento deriva dalla difficile situazione economica. La necessità di aggredire i mercati esteri, visto che la domanda nazionale è asfittica, e di innalzare la qualità delle produzioni richiede nuovi capitali, che è più facile trovare oltre confine. Per tutte queste ragioni, era preventivabile un incremento della presenza straniera all’interno dei mercati finanziari nazionali. Questa ipotesi sta trovando conferma prima del previsto.

Ha avuto molta eco la notizia che la Banca Centrale Cinese (People’s Bank of China), secondo quanto riferito dalla Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa), ha acquistato una quota leggermente superiore al 2 per cento di due colossi energetici nazionali come ENI (l’ex Ente Nazionale Idrocarburi) ed ENEL (l’ex Ente Nazionale per l’energia Elettrica). La presenza di un investitore così importante nel capitale di due aziende italiane di grande importanza, non solo economica, ma anche strategica, ha acceso l’attenzione anche dei media generalisti.

Come si scriveva a fine 2013, il cambiamento in corso avrebbe potuto aprire la strada a dibattiti. E infatti, la notizia ha avuto risonanza perché cominciano a diffondersi preoccupazioni riguardo la possibilità di una eccessiva presenza straniera nel capitale delle società italiane. L’opinione pubblica nazionale si divide tra chi è contrario alla presenza straniera e chi è favorevole a questo nuovo scenario. Entrambe le posizioni sono legittime, ma è necessario che chi governa sia capace di prendere chiaramente una posizione e fornire una visione chiara di quale sarà il futuro finanziario delle imprese italiane: aperte al mercato, quindi anche a quote di maggioranza straniera, oppure chiuse all’interno del circuito nazionale. È interessante notare che i media, come accade di frequente, si sono interessati ad una notizia che è sostanzialmente marginale. Infatti, ENI ed ENEL sono ampiamente blindate grazie alla partecipazione, diretta e indiretta, dello Stato. Quindi, preoccuparsi della loro gestione, allo stato attuale, è sostanzialmente inutile.

Invece, poca attenzione, tranne che sui quotidiani finanziari, ha ricevuto un altro acquirente, che sta collezionando partecipazioni azionarie più pesanti e diffuse rispetto alle due della Banca Centrale Cinese. Si tratta di un fondo statunitense che gestisce 4,3 trilioni di Dollari, oltre 3.000 miliardi di Euro ai cambi attuali. Il suo nome, Blackrockdirà poco ai cittadini italiani, ma è bene tenerlo a mente perché in futuro potrebbe avere un ruolo determinante nell’evoluzione della finanza italiana.

Blackrock è un fondo di investimento avente sede in 30 Paesi e con ben 120 team specializzati nello scegliere i migliori investimenti per gestire i denari che il fondo ha in gestione. Blackrock è attualmente il più grande gestore di fondi al mondo e con le sue scelte di investimento può condizionare in breve tempo le sorti delle imprese in ogni angolo del mondo. Questo fondo si sta dimostrando il più attivo nell’investire in Italia. Per capire l’importanza dei suoi investimenti nella Borsa Italiana è sufficiente visitare il sito della CONSOB e analizzare la compagine azionaria delle società quotate. Infatti, vi è l’obbligo di comunicare alla CONSOB il superamento di determinate quote nel possesso azionario. In questo modo la CONSOB può informare il mercato di ogni cambiamento nella compagine azionaria delle società quotate. Le soglie più basse, superate le quali deve esserci la comunicazione, sono fissate nel 2 e 5 per cento.

Ma dallo scorso anno è possibile in alcuni casi non dichiarare le quote tra il 2 e il 5 per cento. Blackrock poteva sfruttare questa possibilità e lo ha fatto. Di conseguenza, ora sono note solo le sue partecipazioni superiori al 5 per cento. Questa possibilità rende però meno trasparente il mercato privandolo di una parte importante di informazioni.

Fatto sta che la presenza di questo investitore statunitense è molto ampia e, per capirne la portata,  nell’articolo si evidenzieranno sia le quote attualmente note (superiori al 5 per cento) sia le quote inferiori al 5 per cento che Blackrock aveva dichiarato prima che cambiasse la regola della comunicazione. È bene precisare che di queste quote dal 2013 non si hanno più dettagli e, quindi, potrebbero essere state completamente dimesse o potrebbero aver subito variazioni. Citarle, però, ci permette di rendere più chiara la forza finanziaria di questo investitore.

Il primo dato fondamentale è che Blackrock detiene attualmente una quota superiore al 5 per cento in ciascuna delle tre più grandi banche italiane: Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banca Monte dei Paschi di Siena. Nel caso di Unicredit, Blackrock è il secondo azionista, dopo Pamplona Capital Management, con una quota del 5,246 per cento. In Intesa Sanpaolo la quota di Blackrock è del 5,004 per cento e anche per Intesa Blackcorck è il secondo azionista, dopo la Compagnia di San Paolo. Stessa situazione per il Monte dei Paschi: Blackrock è il secondo azionista, con una quota del 5,748 per cento, dopo la Fondazione MPS che è recentemente scesa al 12 per cento.

Quindi, un fondo statunitense è il secondo azionista delle tre più grandi banche italiane e nessuno ha avuto nulla da rilevare, neanche la vigilanza (la Banca d’Italia) o il Governo. È una questione che, seppur con le dovute cautele e con il rispetto delle regole vigenti, dovrebbe essere attentamente seguita da chi governa, vista la particolarità del settore di cui si parla. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, perché la presenza di Blackrock non si limita a queste tre partecipazioni.

Sul finire del 2013 molta eco ebbe una comunicazione, poi rettificata, fatta da Blackrock alla SEC (Securities and Exchange Commission), la CONSOB statunitense, con la quale il fondo statunitense segnalò di aver superato la quota del 10 per cento in Telecom Italia. Tale comunicazione non fu fatta, stranamente, anche alla CONSOB e quest’ultima, di conseguenza, chiese a Blackrock immediatamente informazioni al riguardo. Dopo questa richiesta il fondo americano fece marcia indietro smentendo la sua comunicazione alla SEC e affermando che la quota era in realtà di poco inferiore al 10 per cento. Recentemente tale quota è nuovamente scesa al di sotto del 5 per cento. Una crescita e una discesa particolarmente strane, visto che questo fondo di investimento dovrebbe effettuare investimenti di medio-lungo termine e non speculare nel breve periodo. Inoltre, l’aumento della quota fu fatto proprio alla vigilia di una assemblea societaria particolarmente delicata per Telecom Italia e il superamento del 10 per cento avrebbe potuto sconvolgere completamente gli equilibri e gli accordi tra gli azionisti italiani di Telecom e Telefonica, l’azionista spagnolo in procinto di prendere il controllo.

Ma vi sono altre partecipazioni importanti. Limitandosi ai principali trenta titoli del listino milanese, si ha attualmente notizia di una ulteriore partecipazione superiore al 5 per cento in Azimut Holding (società di servizi finanziari). Blackrock ne detiene il 5 per cento del capitale ed è il primo azionista, se si esclude il 27,5 per cento appartenente a manager e dipendenti. In Atlantia (holding finanziaria controllata dalla famiglia Benetton che controlla Autostrade, Aeroporti di Roma e ha una quota in Alitalia) recentemente la partecipazione è scesa sotto la soglia del 5 per cento. Blackrock era diventato il terzo azionista della società, ma poi ha ridotto la sua partecipazione al di sotto della soglia che rende obbligatoria la comunicazione ai mercati e non ne conosciamo gli ulteriori sviluppi.

In altri casi, che elenchiamo di seguito, non si hanno ulteriori notizie perché le quote detenute fino alla fine del 2012 erano inferiori al 5 per cento e, quindi, non rendono più obbligatoria la comunicazione alla CONSOB. Osservandone la numerosità, si capirà quanto era, e forse è ancora, presente nella Borsa Italiana questo fondo statunitense.

Blackrock a fine 2012 dichiarava di detenere quote in:

Banco Popolare, pari al 3,5 per cento (altra banca di rilievo nel panorama nazionale);

ENEL, quota del 2,7 per cento;

ENI, Blackrock possedeva il 2,7 per cento del capitale;

FIAT, a fine 2012 Blackrock aveva una quota del 2,8 per cento;

FINMECCANICA, la quota era pari al 2,2 per cento a fine 2012;

GENERALI, Blackrock deteneva a fine 2012 il 2,8 per cento della maggiore compagnia assicurativa italiana e una delle maggiori a livello europeo;

MEDIASET, Blackrock aveva una quota del 2 per cento;

PIRELLI, la partecipazione era del 2 per cento;

PRYSMIAN, 4,7 per cento del capitale a fine 2012;

SAIPEM, partecipazione del 2,8 per cento;

TERNA, presenza pari al 2,2 per cento;

UBI, Blackrock a fine 2012 aveva una quota del 2,9 per cento (anche in questo caso si tratta di una delle prime cinque banche nazionali);

 

Data l’ampia presenza di questo investitore straniero sarebbe opportuna una più pervasiva vigilanza soprattutto per quel che riguarda le sue partecipazioni nel settore del credito. È mai possibile che un singolo investitore abbia quote rilevanti nel capitale di più banche quotate senza che ciò desti il sospetto dell’autorità di vigilanza? E che dire delle partecipazioni nelle società legate all’energia (ENI, ENEL, TERNA, SAIPEM)?

Fermo restando che la nostra è un’economia di mercato e che gli investimenti esteri possono dare risultati positivi ed essere uno stimolo alla crescita, non si capisce come mai nessuno abbia fino ad ora mostrato l’intenzione di vigilare più attentamente su questa situazione che per la sua rilevanza non può essere trascurata né dalla classe politica né dalle autorità di vigilanza.

 

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