sabato, Settembre 18

Blackout e buio pesto

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Bangkok – Quello che si è visto – per modo di dire – sabato scorso è il blackout più lungo verificatosiin Bangladesh dal disastro dell’ottobre 2003. Ora tutti si interrogano su che cosa si possa fare, visto che la cosa è sì certo diffusa in gran parte d’Asia ma non nelle modalità e nella estensione temporale della quale qui si fa cenno, si tratta di danni di grande entità solo in parte piccola mitigati dal fatto che si trattasse di un fine settimana. Il concetto di pausa dal lavoro, infatti, riletto in chiave asiatica ha una percezione ed una accezione alquanto differente nel Continente asiatico rispetto a quello che generalmente si intende nei Paesi a sviluppo più avanzato, Unione Europea in primis.

Che lezione se ne trae quindi? Diciamo che si tratta di una illuminazione parziale su quel che si potrebbe fare per migliorare le cose in Bangladesh. Le Autorità e le istituzioni nazionali – in ogni caso – si può dire che si son date da fare per trovare una soluzione a questa evenienza ultima in ordine di tempo. Ma bisogna aggiungere anche una nota di lode pure alla popolazione per il modo maturo in cui ha vissuto questi frangenti, compartecipando lo stato di crisi con senso di responsabilità e infinita pazienza. Oltretutto, durante il buio pesto in cui la Nazione è letteralmente affondata, non vi sono stati crimini di particolare entità, il che viene considerato un fatto alquanto inusuale, date le circostanze.

La lezione più importante che si trae dal buio di Sabato scorso è che il Governo non ha ancora modernizzato il sistema di trasmissione e non ha accresciuto le capacità generative di energia elettrica, nonostante si sia evidentemente in presenza di condizioni nel campo dell’energia che non possono più essere accettate e che soprattutto hanno raggiunto un livello di complessità che necessità di ordine e tecnica amministrativa al passo coi tempi.

Nel 2007 il Bangladesh produceva 3.500 MW mentre oggi produce 7.400 MW. Questo accresciuto fabbisogno di energia avrebbe dovuto essere accompagnato da un contemporaneo miglioramento dei sistemi gestionali computerizzati che avrebbero – in casi simili a quelli dello scorso weekend – potuto intervenire automaticamente, ad esempio attraverso sistemi di riduzione o bloccaggio degli eccessi di afflusso energetico qualora si presentino condizioni di quel genere.

Il fatto che più di cento piccole, medie e grandi società energetiche stanno tutte compartecipando nella distribuzione di energia all’interno del sistema distributivo nazionale ha introdotto un qualche elemento di “complessificazione” nel settore della stabilizzazione del complesso energetico nazionale. Così, il punto della questione è che – data la situazione di empasse appena descritta – ci si chiede solo quando potrà accadere nuovamente un blackout nazionale delle proporzioni e della estensione territoriale ultima in ordine di tempo verificatasi in Bangladesh.

Mentre il Bangladesh cresce in campo economico e la richiesta, il fabbisogno energetico è cresciuto di pari passo negli ultimi anni presi in esame, il settore energetico e della sua distribuzione mostra sempre più i segni della sua fragilità e vulnerabilità. Poiché in Bangladesh si è capito che incidenti di tale portata possono verificarsi – così come accadono – anche in futuro, si sta cercando di non viversela più in termini di vittimismo e di trarre una qualche indicazione esperienziale utile per i tempi che verranno.

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