domenica, Settembre 19

BJP rinnega il suo manifesto elettorale per l'istruzione image

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India-universita

New Delhi – Cancellando il corso di laurea quadriennale dell’Università di Delhi, senza dubbio uno dei migliori dell’India, il Governo Modi ha reso un pessimo servizio alla causa della formazione. Basta dare uno sguardo alla promessa fatta dal partito di Governo (Bharatiya Janata Party BJP) in merito alla formazione, nel programma elettorale. E dopo averlo letto per bene, non riesco ancora a capire perché il Governo Modi, in particolare il Ministero delle Risorse Umane e dello Sviluppo (HRD), abbia dichiarato guerra all’amministrazione dell’Università sull’attuazione del programma di laurea in 4 anni.

Cito alcuni passaggi importanti del manifesto di BJP in materia di istruzione. «L’India deve diventare una società della conoscenza e deve dotarsi di manodopera qualificata e istruita fino agli standard necessari per affrontare le sfide del 21° secolo. Ciò richiede una leadership coraggiosa e visionaria, per introdurre politiche adeguate e cambiamenti strutturali”. I lettori possono annotarsi quest’ultima frase dove si parla di una leadership coraggiosa e visionaria. Sull’istruzione superiore, il manifesto dice che “il contenuto deve essere progettato per preparare gli studenti a comprendere le sfide attuali e ad essere in grado di orientarsi nello scenario globale in rapida evoluzione. Gli interventi politici dovrebbero includere:
– il rafforzamento del ruolo centrale degli insegnanti, con la rielaborazione – negli istituti di formazione degli insegnanti – della cultura del lavoro, allo scopo di preparare insegnanti responsabili e performanti;
– L’ottimale impiego delle risorse materiali e umane;
– Un meccanismo di stretta interazione tra industria (comprese le PMI), università e comunità;
– Valutazioni accurate per individuare le esigenze future in tutti i settori, e lo stesso vale per lo sviluppo di appositi corsi di istruzione superiore, al fine di garantire che il paese abbia sufficiente forza di lavoro per ogni settore, sia affermato, sia emergente, dell’economia;
– Misure di graduale autonomia per garantire la responsabilità negli istituti di istruzione superiore;
– Superiore livello di istruzione e di ricerca, in modo che le università indiane diventino paritetiche con le migliori università mondiali e trovino una loro collocazione sullo scenario globale;
– Ripristino della credibilità per gli organismi di regolamentazione. Le procedure per le nomine a posizioni di rilievo devono essere trasparenti e il merito e la capacità devono essere l’unico criterio;
– L’UGC sarà ristrutturata e trasformata in una Commissione di Istruzione Superiore, da agenzia di distribuzione delle sovvenzioni, qual è attualmente».

Mi piace sottolineare cinque punti della citazione. In primo luogo, il BJP desidera dotare gli studenti della conoscenza che li aiuterà a far fronte alle sfide di oggi. In secondo luogo, ci sarà una stretta interazione tra il mondo accademico e l’industria, e la comunità in generale. In terzo luogo, le università indiane assumeranno standard globali. In quarto luogo, gli istituti di istruzione superiore saranno resi autonomi. In quinto luogo, piuttosto che essere una agenzia che distribuisce sovvenzioni, l’UGC si trasformerà in Commissione di Istruzione Superiore e dovrà elaborare modalità per riformare e rivedere il settore fino a rendere rendere l’India un hub della conoscenza.

Per me, il manifesto generale ha molto senso. Perché, ogni volta che vado all’estero, mi sono sempre chiesto perché, con rare eccezioni, nessuna università indiana ha un nome di livello globale. Così com’è ora, nessuna delle 700 università indiane, o delle 35.539 scuole, rientra fra i primi 100 nomi nella lista delTimes‘ (Higher Education World Reputation Rankings), pubblicata nel mese di marzo. L’Indian Institute of Science, di Bangalore, è il più alto tra le istituzioni indiane, e si trova appena sotto la 200° posizione, dal 130° dello scorso anno. IIT-Bombay è tra 210-220, e IIT-Delhi e IIT-Kanpur sotto il 250° posto. Gli Stati Uniti sono rappresentati con più di 45 istituti della top 100, seguiti dal Regno Unito con 10 istituzioni, dalla Germania con sei e da Giappone e Australia con cinque ciascuno.
L’India è l’unico dei più importanti Paesi in via di sviluppo a non comparire nella top 100. La Cina ha due delle sue istituzioni in lista, mentre Brasile e Russia ne hanno uno ciascuno. E questo forse spiega perché un minor numero di studenti stranieri vengano in India per gli studi superiori. Secondo i dati messi insieme dall’Institute of International Education sulla mobilità internazionale degli studenti nel 2012, il numero di studenti stranieri iscritti negli istituti di istruzione superiore indiani nel 2012 è stato 27.000, molto più basso che in altri Paesi asiatici come la Cina (3,28 lakh) o in Giappone (1.37 lakh).

È su questo sfondo che il programma di laurea quadriennale dell’Università di Delhi sembra proporsi come idea innovativa. Nei primi anni di corso, gli studenti studiano un po’ di scienze, di commercio e arte, per poi andare a laurearsi in una disciplina particolare. Questa idea si inseriva perfettamente nel manifesto di BJP, che prevedeva l’acquisizione di una visione d’insieme per far fronte alle sfide di un mondo moderno e cambiare l’India. Esistono stage estivi dove gli studenti possono interagire con l’industria e le comunità; ancora una volta, coerente con il manifesto di BJP. In realtà una serie di ‘Corsi opzionali’ permettono agli studenti di ottenere una formazione adeguata e una conseguente specializzazione per fare emergere i loro veri talenti. Il nuovo programma offre una vasta gamma di scelte, diverse forme di apprendimento, progetti trans-disciplinari e spazi per riflettere e innovare.

È davvero sorprendente che il BJP si sia unito a tutti coloro che odiano l’innovazione e che hanno l’obiettivo specifico di cancellare il programma quadriennale. La mia esperienza suggerisce che, se si lascia che siano le corporazioni degli insegnanti a gestire le principali università dell’India come la Delhi University e JNU, nessuna idea innovativa sarà mai attuata per i prossimi 1000 anni. Ed è proprio perché questi corpi sono altamente politicizzati e dominati dalla sinistra che mettono l’accento sui propri diritti, ma non sui doveri e sulle responsabilità. Vogliono migliori stipendi ma non sono disposti a trascorrere ore di interazione di qualità con gli studenti, per non parlare delle loro ricerche. Ciò è particolarmente vero per le Scienze Sociali, anche se ci sono notevoli eccezioni.

L’unico sostanziale punto a sfavore del programma quadriennale è che ci vogliono quattro anni per conseguire una laurea, mentre nelle altre università ne bastano tre. Ma questo punto è vero solo in parte. Perché il programma offre opportunità di uscita. Si può lasciare dopo due anni, con un diploma. Dopo tre anni si può ottenere una laurea utile per lavorare e fare concorsi. Solo per avere una laurea con lode, uno studente ha bisogno di quattro anni; ma chi voglia ottenere un Master lo farà in un anno, dopo aver completato la laurea con lode, mentre il corso post laurea dura normalmente il doppio. Non c’è dunque alcuna perdita di anni, se ci si attiene alla Delhi University e la struttura del corso è sufficientemente flessibile per soddisfare le diverse esigenze degli studenti.

In realtà, la Delhi University non l’unica a offrire il programma di 4 anni. L’Indian Institute of Science, a Bangalore, offre una Laurea quadriennale. Quest’anno tutti i corsi della Bangalore University deve offrire in tutti i suoi corsi di laurea in tre anni +1. L’Ambedkar University, a Delhi, offre anch’essa una laurea in 3 +1 anni. In realtà, JNU offre un programma di cinque anni, con un anno integrato per il master. Così è inutile ascoltare la UGC mentre dice che il programma quadriennale non aderisce al parametro nazionale di istruzione (in 10-2-3 anni). È assurdo che l’UGC trovi difetti nel programma, anche se l’anno scorso non solo l’ha approvato, ma anche sostenuto.

Questo mi porta a parlare del punto del manifesto di BJP dove si parla di autonomia istituzionale. Come altre università centrali, quella di Delhi è autonoma. Ed ecco un programma debitamente approvato dai Consigli Accademici e esecutivi dell’Università (con la maggioranza di 86 dei 92 membri presenti nel Consiglio Accademico e di 24 dei 27 membri presenti nel Consiglio Direttivo). Se effettivamente il programma deve essere cancellato, allora questo dovrebbe essere fatto dai due consigli dell’Università, non dalla UGC. È questo il modo in cui il BJP vuole cambiare l’UGC per onorare il suo manifesto? La Commissione per l’istruzione superiore di BJP deve essere un Leviatano della Pubblica Istruzione e affrontare anche il funzionamento interno delle nostre istituzioni educative?

Si può notare che l’attuale Presidente UGC, che fino al cambio del regime nazionale è stato un grande sostenitore del programma di quattro anni, ha già creato una storia. E’ andato in pensione all’età di 62 anni assicurandosi una serie di benefit. Continuerà a fare il Presidente fino al 3 aprile 2017 (è stato nominato formalmente nel 2013 per un periodo di 5 anni o fino ai 65 anni di età). Secondo le regole UGC, l’età pensionabile è di 60 anni. Ma nel suo caso, il Presidente sostiene che devono essere applicate le regole del NCERT dove l’età pensionabile è 62 anni. In ogni caso, come ha riferito il ‘Times of India‘, il Ministero è non a conoscenza di tutto questo. Ecco il principio di responsabilità nella UGC, quello di cui si vanta il BJP!

Tutto questo non significa che io sostengo le parti dell’amministrazione dell’Università di Delhi, in questa controversia. Ci deve essere qualcosa di sbagliato nel Vice Cancelliere, se è diventato così impopolare tra gli insegnanti e gli studenti. Forse le sue capacità di comunicazione non sono abbastanza buone. Ma se la polemica viene osservata nella sua totalità, ne esce male il governo Modi. Avendo vinto di un solo punto contro il Congresso, durante il cui regime è stato avviato il programma di 4 anni, il BJP sembra aver rinnegato il proprio manifesto elettorale per l’istruzione.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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