giovedì, Ottobre 21

Bitcoin, ovvero come sganciarsi dalle banche field_506ffbaa4a8d4

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I segnali di vitalità che arrivano dall’ambiente delle monete matematiche sono ancora timidi in Italia, ma l’incremento delle piattaforme che si occupano di Bitcoin fa pensare che sia soltanto una questione di tempo. Intanto, in uno studio notarile di Arezzo, è nata nel marzo scorso la prima società italiana a responsabilità limitata con un capitale sociale interamente versato in bitcoin. Si tratta della Oraclize di Thomas Bertani (24 anni), costituita con 45 bitcoin, stimati in circa 10 mila euro e mezzo. Il settore è quello degli smart contracts, i contratti intelligenti che si concludono automaticamente, attraverso un software, al verificarsi di condizioni fissate a monte.
Guido Baroncini Turricchia (37 anni), ingegnere ambientale, ha invece fondato due anni fa a Roma con altri partner Coin Capital con l’obiettivo di fornire consulenza e corsi di formazione alle aziende che intendano inserire queste nuove tecnologie open source nei propri sistemi di business.
Una tavola rotonda su Bitcoin ha impegnato Baroncini Turricchia anche a Montecitorio, per mostrare a deputati e rappresentanti delle istituzioni le opportunità rappresentate da questa moneta digitale.
Il cofondatore di Coin Capital, intervistato per L’Indro, ha in cantiere però anche un impiego della moneta matematica che potrebbe rivoluzionare il mondo delle donazioni per scopi umanitari. Attraverso Helperbit, nelle intenzioni di Baroncini Turricchia si concretizzerebbe un rapporto da pari a pari (peer to peer) fra la vittima di un disastro naturale, come ad esempio un terremoto, e i donatori. L’invio di un aiuto economico, in poche parole, non sarebbe soggetto a una transazione bancaria. Se un sistema del genere prendesse piede per l’economia del sociale sarebbe veramente una bella boccata d’ossigeno contro sprechi e corruzione.

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