giovedì, Settembre 23

Bitcoin, il parere della FABI field_506ffb1d3dbe2

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Bitcoin monete

Negli scorsi mesi il ‘fenomeno bitcoin’ è stato trattato da numerosi periodici e quotidiani. Dopo il ‘black friday’ il tema è balzato agli onori delle cronache, che hanno indagato e presentato al pubblico alcuni degli aspetti più eclatanti di questo sistema di pagamento. La sua notevole instabilità, la fortuna che sembra incontrare in ambienti politicamente orientati, il fenomeno ‘Cina’ che ha fatto salire le quotazioni oltre misura sono alcuni aspetti.

Il bitcoin è, in sintesi, la più famosa delle monete virtuali attualmente in circolazione. Si basa sull’idea un po’ latente che i sistemi nazionali possano aggravare la crisi in corso e si basano sull’auspicio che i complicati sistemi di cifratura che ne garantirebbero la sicurezza possono in futuro rendere la moneta virtuale sicura quanto una moneta tradizionale. Addirittura alcuni pensano che i sistemi di controllo dei processi di scambio via peer-to-peer possano sostituire in un futuro non troppo lontano perfino gli atti di trasferimento della proprietà, riducendo notevolmente i costi. 

Le monete virtuali, in ogni caso, continuano a rappresentare un rischio e una scommessa. Ripple (altra moneta virtuale) intende addirittura sfidare il sistema delle monete tradizionali, secondo un disegno ambizioso che non sembra preoccupare troppo le banche. La BCE si è occupata della questione nel 2012 con un report che apre a questioni relative al controllo che le banche dovrebbero esercitare nel mercato o all’eventuale disturbo che le monete virtuali potrebbero arrecare alla stabilità dei metodi di pagamento nazionali e usualmente accettati.

La conclusione del report è rassicurante, lo abbiamo già detto, e conferma che un sistema così ‘piccolo’ come quello dei bitcoin non sembrerebbe attualmente in grado di disturbare il sistema tradizionale.  Ma i bitcoin non sono soltanto metodi di pagamento: sono l’emblema di un complesso socio culturale che si esprime in forme di protesta sociale, in forme di condivisione e ‘sharing’ che stanno caratterizzando i nostri modelli sociali e a un insieme di fenomeni ben precisi, che trovate profilati nell’articolo Bitcoin, esperimento socio-culturale. Con Pace o guerra? Lanciamo una moneta virtuale abbiamo cercato di capire il punto di vista dei professionisti e degli imprenditori che accettano i bitcoin in pagamento (studio Ottonodi srl) e di chi lavora con i bitcoin (TheRockTrading, exchange che opera anche nel cambio tra monete virtuali).

Proponiamo qui e a conclusione il punto di vista delle banche. Per essere più esatti, si tratta del punto di vista di FABI – Federazione Autonoma Bancari ItalianiFABI è un sindacato bancario che conta quasi 100mila iscritti. Fondato nel 1948, si definisce «un’organizzazione aconfessionale e apartitica». FABI ha stipulato il primo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i bancari italiani nel 1949, siglato con Assicredito (Associazione Sindacale fra le Aziende del Credito) e si suddivide in 7 ‘categorie’: giovani, donne, pensionati ed esodati, quadri, settori delle Bcc, dell’Abi, e della Riscossione tributi. Al suo interno opera un Centro Studi che monitora i fenomeni più significativi, sotto il profilo sindacale ma anche culturale e scientifico.

Il segretario generale aggiunto di FABI, dott. Mauro Bossola (di Impresa San Paolo) ha accettato di rispondere alle nostre domande.

 

Secondo lei la moneta virtuale può veramente diventare un sistema alternativo a quelli cui siamo abituati?

La moneta elettronica, come tutte le monete, ha in sé un elemento immateriale, che è la fiducia che deve ispirare per essere usata. Da questo fatto dipenderà il suo utilizzo e la sua diffusione.

Il sistema peer-to-peer (certificazione delle transazione attraverso complesse cifrature e accreditamento in rete tramite un altissimo numero di terminali interconnessi) si può tecnicamente misurare alle capacità di controllo di una banca?

A mio avviso no, non tanto in termini di complessità quanto piuttosto in termini di sicurezza e di backup che la banca garantisce e questi sistemi no.

Quale dimensione economica deve assumere il fenomeno ‘moneta virtuale’ per destare l’attenzione del sistema bancario? (faccio riferimento al report della BCE che dice che il fenomeno non è allarmante perché ‘troppo piccolo’)

Essendo le dimensioni attuali del fenomeno infinitesimali rispetto alla massa di circolante ma soprattutto rispetto ai volumi intermediati dal sistema creditizio e non, il fenomeno non è rilevante.

Il report BCE dice che eventuali problemi possono derivare alle banche dal mancato esercizio di una funzione di controllo. Esiste un tema normativo in merito?

Assolutamente si. La questione dei controlli è strettamente correlata a quella della fiducia. Meno sono i controlli e le garanzie e minore la fiducia che si può riporre nel bitcoin.

La caratteristica cifratura del bitcoin rende molto tracciabili le operazioni, un ottimo modo per mettere sotto controllo tutti i movimenti di denaro e anche per monitorare la solvibilità dei correntisti. Integrare il sistema delle monete virtuali non sarebbe più saggio, secondo lei, da parte del sistema bancario?

Le questioni che abbiamo già trattato si intrecciano con la privacy dei correntisti e degli utilizzatori. Non dobbiamo confondere il controllo sull’origine dei flussi economici con la tracciabilità degli stessi. Non stiamo parlando di una partita di generi alimentari ma di spese e risparmi.

Che lei sappia esistono azioni di monitoraggio dell’andamento di questi fenomeni alternativi alla moneta tradizionale? 

Esiste un’attenzione crescente a questi fenomeni sia da parte della BCE che dalle istituzioni europee che vigilano sul sistema finanziario e sul trasparente funzionamento del mercato interno, soprattutto con riguardo alle tutele dei consumatori.

 

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