domenica, Maggio 9

Bitcoin? Criptovalute nel mondo post-sovietico field_506ffb1d3dbe2

0

Utah Software Engineer Mints Physical Bitcoins

Almaty – All’inizio di febbraio, il governatore della banca centrale kazaka, Kairat Kelimbetov ha espresso i propri dubbi rispetto al fenomeno bitcoin, la moneta virtuale che sta guadagnando legittimità grazie all’uso sempre più frequente che se ne fa. Kelimbetov guarda alla Cina, che ha bandito l’uso della moneta virtuale alle proprie banche, per paura di favorire il riciclaggio del denaro sporco. La risposta ufficiale della Russia al nuovo metodo di pagamento è molto simile: «facilita il riciclaggio e può essere utilizzata per finanziare gruppi terroristici». A Mosca, il rublo è l’unica moneta riconosciuta in Russia e l’organismo che regola le interazioni finanziare non ha intenzione di mollare la presa e lasciare il campo ai bitcoin.

Nei Baltici, le Banche Centrali di Lettonia ed Estonia hanno entrambe messo in guardia sui sistemi di criptovalute, in quanto potrebbero rivelarsi una truffa «simile allo Schema Ponzi». L’Unione Europea e i suoi Stati membri non riconoscono le criptomonete sul proprio territorio. Il corso legale è garantito solamente per monete sovrane. Più a est, in Azerbaigian, una recente dichiarazione della Banca Centrale ha proibito l’uso di bitcoin e simili criptovalute: «nel nostro Paese è proibito utilizzare metodi di pagamento che non siano denominati nella valuta nazionale, il manat azero».

Per capire meglio i particolari che stanno dietro alle criptomonete, per quali motivi esse abbiano scatenato tali reazioni e cosa si prospetta nel futuro dei pagamenti abbiamo chiesto un parere a Giuseppe Masala, esperto di finanza e blogger su ZeroConsensus, dove scrive di economia politica.

Quanto contano le ‘attitudini conservatrici’ in termini monetari (e anche sociali) in alcuni Paesi nella diffidenza verso le criptomonete?

Secondo me il problema delle ‘attitudine conservatrice’ è un falso problema. In realtà i bitcoin, o altra criptovaluta, come tutte le altre ‘monete segno’ – cito un espressione dell’economista Augusto Graziani – vedono nella fiducia che riscuotono nell’utilizzatore la misura del loro valore. Qui sta la differenza fondamentale tra le ‘monete segno’ come sono le criptovalute o le monete fiat e le antiche ‘moneta merce’ come per esempio le monete d’oro che hanno nell’essere agganciata al valore di una merce il loro valore intrinseco. Ecco, le criptomonete non soffrono di un problema a causa dell’attitudine conservatrice dell’utenza potenziale, ma sono viste con diffidenza a causa del fatto che esse sono un fenomeno nuovo e devono crearsi quel patrimonio di fiducia che è la base imprescindibile affinché una moneta sia una vera moneta. Solo il tempo ci dirà se riusciranno a costruire questo patrimonio intangibile chiamato ‘fiducia’ che è il vero valore delle monete.

L’argomento principe contro i bitcoin è che servirebbe alle cause terroriste e al riciclaggio (anche la Cina ha giustificato così il suo rifiuto). Ho letto che grazie alla tracciabilità, questo potrebbe essere più difficile. Chi ha ragione?
Dal mio punto di vista anche questo è un falso problema. L’utilizzo per finalità illecite o immorali della moneta esiste da prima della nascita delle criptovalute. Questa mi pare una verità lapalissiana ma taciuta: il terrorismo e il crimine esistono da prima che nascessero le criptomonete e prosperavano anche con le monete statali. Tra l’altro è tutto da dimostrare che il bitcoin o altra criptovaluta vengano usate con finalità illecite, certamente questo è potenzialmente possibile, esattamente come per le valute statali. Temo che qualunque procedura si possa utilizzare per limitare l’utilizzo a fini illeciti della moneta possa essere aggirato, siano esse valute statali o valute virtuali. Naturalmente ciò non toglie che gli stati hanno il diritto/dovere di studiare tutti gli accorgimenti possibili al fine di rendere la vita difficile a chi ha intenzioni illecite.

Una società ucraina (non trasparente) ha di recente comprato il 45% del ‘processing power’ del sistema bitcoin. Se arrivasse a possedere la maggioranza, potrebbe ‘confermare’ transazioni ‘sporche’ e farle passare per legittime, secondo alcuni giornali finanziari. Chi supporta il sistema bitcoin ribatte che se ciò accadesse, gli operatori non si fiderebbero più dello stesso sistema, perciò finché è affidabile, è affidabile. Una giustificazione un po’ tautologica e naive, simile alla ‘mano invisibile’… una fiducia invisibile per una moneta invisibile. Crede che la concentrazione del ‘processing power’ in mano di pochi sia un problema?

Chi si fiderebbe di investire i propri risparmi in una moneta che viene usata con finalità illecite e con il rischio di finire involontariamente nei guai con la giustizia o di perdere tutto perché il sistema viene bloccato da uno o più stati? Si, io credo che solo la trasparenza possa essere la base per trasformare queste valute in stato embrionale in una realtà affidabile. Io non so quanto volontariamente, ma gli Stati con i continui allarmi e con il loro potere coercitivo rafforzano queste monete e spingono gli operatori a comportamenti trasparenti. Questo è un bene.

Come possono i governi e le banche centrali regolamentarne l’uso? Quali sono i maggiori rischi per le monete sovrane?


Questa è la domanda più importante! Innanzitutto io temo che l’unico modo con il quale gli stati possano regolarne l’utilizzo sia la ‘moral suasion‘ e la minaccia di sanzioni per chi ne fa un uso improprio ed illecito. Questa azione degli stati, ripeto, può essere un azione che porta al rafforzamento di queste valute. Temo però che gli stati con la loro battaglia contro le criptomonete e con i loro continui allarmi non intendano in nessun modo rafforzarle e renderle trasparenti ma vogliano ucciderle mentre sono in uno stato ancora embrionale. Dunque in realtà rischiamo di assistere ad un paradosso: con gli allarmi gli stati vorrebbero uccidere le criptomonete ma potrebbero ottenere l’effetto contrario di rafforzarle spingendo gli operatori a tenere comportamenti improntati alla massima trasparenza. Il motivo per il quale si può sospettare che gli stati vogliano soffocare il fenomeno è facilmente intuibile: le monete virtuali erodono quello che è un potere peculiare di tutti gli stati sovrani: il potere di battere moneta. È chiaro che vi sia un allarme forte negli organi dello stato. Solo che i loro allarmi (sul possibile uso criminale) potrebbero spingere gli operatori ad una maggior trasparenza nell’utilizzo delle criptovalute e quindi si otterrebbe l’effetto di rafforzarle.

La fluttuazione così del valore dei bitcoin contro il dollaro ne denota lo spirito anche speculativo di questi primi anni. Nel futuro c’è ‘stabilizzazione o morte’? Oppure c’è una terza via?

Secondo me è corretta l’ipotesi che nel futuro vi sia la stabilizzazione o la morte. La moneta ha nella funzione dell’intermediazione degli scambi una delle sue funzioni peculiari. Ma questa funzione può decollare solo se vi è una stabilizzazione. Se non vi è stabilizzazione se ne farebbe un utilizzo esclusivamente speculativo legato alla possibilità di lucrare dalle sue forti variazioni di valore rispetto alle monete statali. Ma allora non saremmo di fronte ad una vera moneta: saremmo di fronte ad un qualcosa che sarebbe una via di mezzo tra uno strumento finanziario altamente speculativo ed un gioco d’azzardo vero e proprio.

Infine, se lo scopo dei governi è ricercare tracciabilità e mantenere il controllo sulla moneta, perché non accelerare l’eliminazione del contante in favore delle transazioni elettroniche? Già anni fa ‘The Economist‘ titolava: «The end of the cash era». È solo una battaglia tra vecchio e nuovo o anche un evento rivoluzionario nelle relazioni tra stato e cittadino?

La tracciabilità è senza dubbio uno degli obbiettivi degli Stati e l’eliminazione del contante è senza dubbio un mezzo per ottenere questo obbiettivo. Io penso che l’obbiettivo possa essere corretto e moralmente giusto se ha come finalità quella di contrastare il crimine ma senza dubbio l’eliminazione del contante rappresenta un notevole restringimento delle libertà personali dell’individuo. Alla fine gli stati conoscerebbero tutto dei cittadini: i loro consumi, le loro preferenze e anche i luoghi fisici dove spendono i soldi. Mi pare veramente troppo. Per fortuna è difficile da ottenere perché una simile operazione a mio modo di vedere, dovrebbe essere coordinata a livello mondiale. Se un solo stato decidesse di eliminare i contanti i cittadini potrebbero difendersi o facendo circolare in una sorta di ‘mercato nero’ delle monete di altri stati, oppure i cittadini potrebbero riversarsi proprio sulle criptovalute. Il rischio dunque sarebbe che lo stato che unilateralmente abolisce il contante rischierebbe di perdere in definitiva il potere sovrano di battere moneta. Che moneta sarebbe una valuta non usata dai cittadini dello stato perché preferiscono in tutto o in parte quella non tracciabile di una nazione confinante o perché preferiscono una criptovaluta?

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->