giovedì, Dicembre 2

Biodiversità da valorizzare image

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La biodiversità rivoluziona il tessuto sociale ed economico dell’agricoltura italiana. E’ piacevole assaggiare quei prodotti genuini dell’agricoltura biologica, il 6 e il 7 settembre 2014, sulle colline di Parma, tra Langhirano e Traversetolo, durante il primo Rural Festival completamente dedicato alla biodiversità agricola.

Agricoltori e allevatori, sparsi qua e là tra Parma e Reggio, coinvolgono le persone con la degustazione dei propri prodotti. I custodi delle antiche razze animali e delle varietà ortofrutticole sono una ventina di aziende, pronte a far gustare alle persone la biodiversità. Si comincia dalle rarità culinarie come i salumi di maiale nero, i formaggi e le uova di antiche razze, per concludere con la frutta e la verdura, i cereali antichi, il vino e le confetture.

La passerella dei prodotti della biodiversità è allestita negli spazi di una grande stalla nel parco Barboj, tra frutti e filari di viti antiche con varietà di mela rosa, seriana, musona e pòm salàm, senza dimenticare il fico brogiotto nero e dottato verde.

Al Rural Festival c’è un parco animale con il cavallo bardigiano, la pecora cornigliese, il tacchino di Parma e Piacenza, le vacche della montagna e la mostra di trebbie e trattori d’epoca. E’ un’opportunità per scoprire e riscoprire modi e sapori antichi da troppo tempo scomparsi dalle nostre abitudini, compresi gli alimenti che rischiano di andare perduti. Rural Festival debutta proprio nel 2014, proclamato dall’Onu Anno Internazionale dell’agricoltura familiare, poiché intende porre l’accento sull’enorme potenziale offerta dall’agricoltura di comunità e di piccola scala.  

Più biodiversità ci sono e più probabilità di reincroci adattabili possiamo avere. Quando sentiamo la parola biodiversità“, afferma Angela Canale, agronomo e capo panel Assoprol Umbria, “pensiamo immediatamente alle piante che coltiviamo o a quelle che non coltiviamo più, ma potrebbero estinguersi. La disseminazione naturale di semi formati dalla casualità degli incroci hanno messo a disposizione degli uomini nuove varietà da usare per la coltivazione agricola finalizzata all’alimentazione, da qui il nome di cultivar (cultivated varieties). La prima regola dell’agricoltura, anche quando si fa monocoltura, è quella di usare varietà diverse, sempre per il principio di garantire produzione. Se le condizioni avverse annuali limitano una varietà non è detto che penalizzino tutte. La seconda regola è quella di conservare le biodiversità locali, perché se sono state selezionate per avere pregi soprattutto di adattabilità ambientale, possono continuare a dare quella base genetica su cui la natura e l’uomo possono attingere per la costruzione di nuovi incroci.”

La biodiversità è la possibilità di esistere accettando l’evoluzione, senza la presunzione di scattare la fotografia del mondo vivente, pensando di proteggerlo con l’impedimento dei cambiamenti. La vera biodiversità“, continua Angela Canale, “riguarda animali e piante non controllate dall’agricoltura (scienza applicata che l’uomo usa per la produzione di cibo), che vivono in quella parte di mondo dove purtroppo l’uomo sta operando la vera distruzione attraverso l’alterazione dell’ambiente, impedendo ad alcune specie, animali e piante, di continuare ad esserci. Se avvenisse l’estinzione delle api (la cui presenza è il primo segnale per stabilire il livello d’inquinamento di un territorio) il mondo finirebbe? Sembra assurdo ma la maggior parte delle piante sono impollinate dalle api. Le stesse piante che fanno parte della catena alimentare che tiene in vita il mondo e che in mancanza di queste si spezzerebbe proclamandone la fine. Tutto è un equilibrio perfetto il quale può rimanere così soltanto se la diversità verrà rispettata, dando a tutti la possibilità di adattarsi ai diversi cambiamenti“.

 

Con Mauro Ziveri, organizzatore del Rural Festival, abbiamo esaminato le opportunità da sfruttare nel settore economico della biodiversità, per favorire produttori e consumatori. 

 

Quali sono i vantaggi della biodiversità per produttori e consumatori?

Per i consumatori si tratta di una grande opportunità: la biodiversità aumenta la varietà dei prodotti che possono essere reperiti sul mercato, variano le caratteristiche nutrizionali e organolettiche e cresce la possibilità di soddisfare bisogni diversificati. Spesso biodiversità significa anche riscoperta di diversi prodotti trasformati, diverse modalità di consumo e antiche ricette o usi gastronomici. E’ un mondo nuovo che si apre e si svela, ma su un mondo antico tutto da riscoprire. Per i produttori biodiversità può significare un aumento di opportunità produttive, anche in territori diversi, in condizioni pedologiche e ambientali meno favorevoli per le produzioni di massa. Significa riscoprire un ruolo come soggetti attivi di un progetto di conservazione non fine a se stesso. E’ anche un progetto di valorizzazione, di prodotti non massificati e possibilmente di alto valore aggiunto, una volta riscoperte le caratteristiche più importanti e originali dei diversi prodotti.

Nelle nuove frontiere dell’agricoltura italiana come si inserisce la biodiversità?

La conservazione della biodiversità, specialmente in Italia, si inserisce in un contesto che, già in molti casi, ha fatto della differenziazione dei prodotti il suo punto di forza. Si pensi alla continua riscoperta di varietà di uve da vino che sta portando al successo nuovi vini. Si pensi al Primitivo o al Grappello Ruberti, un vitigno autoctono di Lambrusco mantovano di recente identificazione. La biodiversità è un naturale complemento dello sviluppo di prodotti agroalimentari di qualità nel nostro Paese, la quale potrà contribuire a un’ulteriore crescita del loro potenziale di mercato.

Il nuovo settore agricolo come e quanto incide sull’economia italiana?

E’ un grande investimento per il futuro. Identificare, conservare, studiare e valorizzare la biodiversità, così strettamente legata alle diverse condizioni ambientali e territoriali del nostro Paese, è una forma importante di assicurazione da diversi punti di vista. Ci garantiamo la possibilità di sviluppare prodotti agroalimentari autenticamente differenti, rispetto alle produzioni di massa presenti sui mercati, con la possibilità di cogliere importanti sfide commerciali. Ma conserviamo la possibilità di rispondere ai cambiamenti ambientali e climatici, con un importante patrimonio di capacità produttive diversificate. Tutto ciò si trasforma in una capacità di crescere e di portare a risultati produttivi importanti, anche in un contesto diverso rispetto a quello attuale.

L’Italia dove si posiziona a livello europeo? Ci sono altri Paesi più avanzati?

L’attenzione alla conservazione della biodiversità è anche frutto di una attenzione dell’Unione europea a questo tema. Esiste da tempo la possibilità di sostenere queste produzioni anche per mere ragioni ambientali, con le risorse dei PSR. Purtroppo non sono ancora a disposizione molti dati che permettano di svolgere un’analisi comparata completa su questo tema a livello europeo. L’impressione è che, sia a livello nazionale sia a livello europeo, vi sia una situazione a macchia di leopardo, con aree e territori (o regioni) dove queste politiche sono state sviluppate con maggiore attenzione, mentre altri luoghi dove tutto è molto più fermo oppure addirittura arretrato.

Quali esigenze particolari intende favorire la biodiversità?

Conservare un patrimonio di differenze a livello di varietà e specie, animali o vegetali. Rappresenta una buona scelta dal punto di vista ambientale, perché permette di mantenere un ambiente, anche agricolo, ecologicamente più ricco. Può diventare un buon investimento per i singoli produttori, per l’intero tessuto produttivo dei territori interessati, senza dimenticare i consumatori, sempre alla ricerca di autenticità e varietà nei prodotti agroalimentari.

 

 

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