venerdì, Luglio 23

Biobanche, investire sulla salute Maggio: “Necessaria una rete nazionale, il sistema sanitario è un vettore di innovazione ”

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Le dinamiche organizzative della buona economia collaborativa si possono applicare anche all’ambito sanitario e della ricerca. Lo dimostrano le biobanche, presenti ormai in tutta Italia e in Europa. Le biobanche, come spiega Aurelio Maggio, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Ospedale “Villa Cervello” di Palermo, “sono strutture che raccolgono campioni di materiale biologico, come sangue, ma anche tessuti umani. Una sorta di banca vera e propria, dove tutto ciò che è conservato viene anonimizzato e a cui università, centri di ricerca e strutture ospedaliere possono far riferimento per avere campioni di materiale biologico per le loro ricerche, il tutto sotto l’egida di un codice etico ben preciso”.

Per funzionare al meglio, però, questi organismi non possono vivere e lavorare da soli, ma hanno bisogno di creare delle sinergie e delle vere e proprie reti. Il dottor Maggio, infatti, sottolinea che “affinché una biobanca si riveli davvero utile, è necessario che si metta in rete con altre biobanche in modo da creare un archivio comune per i ricercatori, molto più utile perché molto più ricco”.

Parte da questo ragionamento il progetto avviato pochi giorni fa in Sicilia per la creazione della prima rete regionale di biobanche. Si tratta di un vero e proprio network, che a breve sarà attivo anche online, destinato a mettere insieme tutte le biobanche presenti in Sicilia con finalità sia terapeutiche che di ricerca. Il progetto è stato presentato pochi giorni fa a Palermo presso l’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, struttura capofila del progetto, ed è finanziato con i fondi dell’Ue e dagli assessorati alle Attività Produttive e Salute della Regione Sicilia. Come ha spiegato Ignazio Tozzo, commissario straordinario dell’Azienda Villa Sofia-Cervello durante la presentazione, «questa rete nasce per mettere a sistema le sinergie esistenti in tutta la regione e che molto spesso non dialogano fra di loro. Villa Sofia si è fatta capofila per mettere insieme tutte le eccellenze della sanità siciliana, sia nel pubblico che nel privato, per avere lo stesso linguaggio, gli stessi requisiti e soprattutto mettere insieme le risorse umane perché se si deve fare ricerca di eccellenza bisogna unire le forze per raggiungere obiettivi ambiziosi».

La rete siciliana “Rimedri” coinvolge, infatti, strutture pubbliche e private, le quattro biobanche eistenti presso l’Azienda Villa Sofia-Cervello, la Banca della Casa di Cura Candela di Palermo, la Banca dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo di Catania e la Banca di acidi nucleici e amniociti di Avola, ma anche enti di ricerca come il Dibimis e lo Stebicef dell’Università di Palermo, la Fondazione Franco e Piera Cutino e il Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Asp di Ragusa e si avvale, inoltre, della collaborazione del Centro Nazionale per le Risorse Biologiche riconosciuto dal Miur.

Come spiega Aurelio Maggio, “l’iniziativa è nata nel 2011 a seguito della pubblicazione di un bando da parte dell’Assessorato alle attività produttive rivolto alle grandi imprese, tra cui compaiono anche le aziende sanitarie. Per partecipare al bando ci eravamo avvalsi del Centro Nazionale per le risorse biologiche, riconosciuto dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, e che ha alle spalle una pluriennale esperienza nel settore del biobanking. Abbiamo poi coinvolto enti pubblici e privati come il Dipartimento Biomedico di Medicina interna e specialistica, e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie biologiche, chimiche e farmaceutiche dell’Università di Palermo. Per quanto riguarda il nostro network, per il pubblico sono entrati a far parte la banca delle cellule staminali ematopoietiche, quella di cellule da leucemia acuta e cronica, la banca delle cellule mesenchimali fetali e quella della cornea ed atri tessuti. Per il privato, la banca di tessuti oncologici e del midollo osseo dell’Istituto oncologico del Mediterraneo, di Catania, la banca di gameti alla Casa di Cura Candela di Palermo e quella di Acidi Nucleici e Amniotici nei laboratori Campisi ad Avola”.

Una rete che mette in campo tutte le eccellenze sanitarie e di ricerca della regione siciliana, e dalla quale ci si aspettano grandi risultati, soprattutto, come ha sottolineato l’assessore alla sanità, Lucia Borsellino, «nel medio lungo termine, perché in primo luogo la rete dovrà definire un sistema omogeneo di requisiti strutturali tecnologici, organizzativi che in questo momento mancano all’interno di un sistema e che sono stati alla base della frammentarietà delle attività di ricerca in Sicilia».

I vantaggi di una rete regionale organizzata di biobanche costituiranno un patrimonio scientifico importantissimo sia a fini terapeutici che di ricerca. Il dottor Maggio, per spiegare i vantaggi di questo progetto, prende come esempio la leucemia mieloide cronica, spiegando che “oggi è possibile curare questa patologia attraverso dei farmaci che inibiscono una certa proteina, che si è scoperto essere responsabile della proliferazione delle cellule, rendendole tumorali. Ma come è prassi per quanto riguarda i tumori, non tutti i pazienti reagiscono allo stesso modo, e alcune volte le cellule leucemiche subiscono delle mutazioni genetiche, diventando così resistenti al farmaco inibitorio. Conservando il Dna di queste cellule è possibile, per esempio, studiare farmaci nuovi specifici per le singole variazioni, il che desta l’interesse anche e soprattutto delle case farmaceutiche per questo tipo di progetto. E ancora, la rete fornirà fra le altre cose, un archivio di cellule staminali ematopoietiche dalle quali potrebbe essere possibile ricavare cellule per terapie non ematologiche, come la ricostruzione del tessuto vascolare dopo l’infarto del miocardio, oppure cellule mesenchimali in grado di produrre cartilagine, adipociti e osteociti”.

La rete siciliana sarà disponibile a breve anche online. Come spiega il dottor Maggio “attualmente abbiamo quasi terminato la piattaforma informatica e stiamo procedendo con la messa a punto delle procedure di conservazione che devono essere uguali in tutta la regione. I dati non saranno rilasciati in open source, sebbene anonimizzati, ma potranno accedervi i centri di ricerca, gli ospedali e le fondazioni che fanno parte del network. Prevediamo la conclusione dei lavori per giugno 2015”.

Organizzare le biobanche presenti in una regione vasta come la Sicilia è un passo decisamente importante, ma occorre collocare questo network in un contesto organizzato a livello nazionale e internazionale o quanto meno europeo. È ciò che ha sottolineato anche l’assessore Lucia Borsellino, spiegando che «specie in questo campo, non si va da nessuna parte se non all’interno di un contesto nazionale ed europeo, dove peraltro la Sicilia è in una posizione strategica essendo al centro del bacino del Mediterraneo. Il sistema sanitario regionale non va visto solo come un ente erogatore di servizi essenziali, ma soprattutto come un vettore strategico di innovazione, ricerca e produttività. Va visto cioè come un componente del tessuto produttivo del Paese».

Progetti di costruzione di reti nazionali di biobanche sono già stati avviati nel nostro Paese. Telethon, ad esempio, ha finanziato un progetto per la creazione di una rete nazionale di biobanche genetiche, che attualmente comprende 7 centri di ricerca che raccolgono, conservano e rendono disponibili alla comunità scientifica campioni rilevanti per la ricerca sulle malattie genetiche. Allo stesso modo, Alleanza contro il cancro, l’associazione degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di indirizzo oncologico, ha in fase di costruzione la rete delle biobanche di cellule e tessuti tumorali. A questa associazione il Ministero della salute ha affidato il compito di sviluppare una rete nazionale solidale e collaborazioni internazionali. Altre iniziative per la messa in rete delle biobanche sono state intraprese dal Centro nazionale per le risorse biologiche, al fine di costituire una rete nell’ambito della Regione Liguria e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto per la realizzazione di una banca di tessuti e sangue umano. Significativa, inoltre, la presenza di biobanche italiane in reti europee e internazionali. Ma in Italia ci sono anche molti ricercatori che, nell’ambito di specifici protocolli di ricerca, collezionano materiale biologico all’interno di enti pubblici di ricerca e ospedali. Si tratta in genere di gruppi piccoli e con un basso livello di organizzazione che lavorano in strutture con carenza di personale specializzato e con fondi insufficienti per adeguare gli impianti a normative rigorose, in modo da garantire la qualità e lo stoccaggio dei campioni in sicurezza, la loro distribuzione e la gestione informatizzata dei dati secondo quanto previsto dalle leggi per la tutela della riservatezza. L’utilizzo dei campioni, inoltre, risulta limitato al gruppo di ricerca che li ha rilevati.

Ecco perché una rete nazionale e internazionale di biobanche si rende necessaria per poter portare avanti la ricerca in un ambito importante come la sanità. La consapevolezza che le banche biologiche costituiscono risorse fondamentali per l’avanzamento delle conoscenze scientifiche in campo biomedico è sottolineata dal fatto che, in molti contesti, l’avvio di grandi collezioni biologiche non è legato all’iniziativa di singoli ricercatori, ma è programmato dai governi. È auspicabile, nell’ottica della costruzione di una rete nazionale di biobanche, anche un’attività di sensibilizzazione e di educazione dell’opinione pubblica. Il materiale o il dato genetico conservato dalle biobanche ha, infatti, una duplice rilevanza. Come spiega Maggio, “esso può essere utilizzato sia per un interesse diretto del donatore/paziente, sia a scopo più generale di ricerca, in quanto non solo può predire la suscettibilità individuale o una manifestazione normale o patologica, ma può avere un impatto significativo sul gruppo familiare fino ad estendersi alle generazioni future, agendo oltre il gruppo ristretto cui la persona appartiene ed assumendo così un valore culturale. La doppia valenza pubblica e privata del dato genetico, quindi, sostiene e rafforza l’idea di costruire banche biologiche, opportunamente disciplinate da chiare norme di legge per studi futuri e di predisporre provvedimenti per far conoscere il valore scientifico della raccolta dei campioni, nell’ottica di una libera disposizione educata alla civica solidarietà”.

Insomma, come in una banca in cui si depositano soldi che poi entrano in un circuito pubblico e privato, anche le biobanche rappresentano un organismo importante per fare un investimento sulla nostra salute e su quella dell’intero Paese, nell’ottica anche di una collaborazione oltre frontiera.   

 

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