giovedì, Aprile 22

Bihanga, il fallimento militare della NATO field_506ffb1d3dbe2

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Damiano foto

Kampala – Il 4 dicembre 2013 è terminata la fase di addestramento dell’esercito somalo presso il campo militare di Bihanga, 350 km da Kampala (Uganda) condotto dalla NATO, finanziato dall’Unione Europea con la copertura legale della risoluzione n. 1872 del 2009 del Consiglio di Sicurezza ONU. Il programma della Missione di Addestramento per la Somalia dell’Unione Europea (ASUE), iniziato nel aprile 2010, ha addestrato 3.600 soldati delle Forze di Sicurezza Nazionale della Somalia. L’addestramento condotto da istruttori di vari Paesi europei membri della NATO, dall’esercito ugandese, UPDF con collaborazione logistica della US Force, si è concentrato su tecniche di combattimento classiche, guerriglia urbana, misure antiterroristiche e intelligence. L’obiettivo era quello di dotare l’esercito somalo di reparti d’élite per fronteggiare la minaccia del gruppo islamico Al-Shabaab. Il programma continuerà nei campi militari in Somalia. A richiederlo è stato lo stesso Governo somalo. «Abbiamo ricevuto dal Governo somalo l’esplicita richiesta di trasferire l’addestramento in Mogadiscio. Questo ci permetterà di addestrare maggior reclute, riducendo i costi», spiega il responsabile AUSE, il Generale Gerald Aherne.

Il programma, inizialmente previsto per due anni, fu rinnovato dall’Unione Europea nel dicembre 2012. Un terzo rinnovo, corrispondente all’addestramento in Somalia, è stato concesso fino al 2015. Fino ad ora l’Unione Europea ha speso 11,6 milioni di Euro garantendo ottimi risultati secondo le versioni ufficiali fornite. Il Generale Gerald Aherne, che ha sostituito nel febbraio scorso il Colonnello Michael Beary, sostiene che i risultati ottenuti sono andati oltre alle aspettative, permettendo all’esercito somalo di avere delle truppe d’élite in grado di pacificare il Paese. «I soldati addestrati nel campo Bihanga hanno partecipato alla liberazione di Mogadiscio e delle principali città somale, combattendo al fianco dei contingenti africani della forza di pace dell’Unione Africana, AMISOM», informa il Generale Aherne.

Il suo collega ugandese, il Generale Maggiore David Muhoozi, sembra preferire dichiarazioni più caute. «Vi è ancora molto lavoro da fare per mettere l’esercito somalo in grado di adempiere al suo compito di sicurezza nazionale in un paese devastato da 22 anni di guerra civile. Occorre che l’addestramento ricevuto da queste forze d’élite sia standardizzato alle altre unità somale. Il trasferimento dell’addestramento a Mogadiscio faciliterà il raggiungimento di questo obiettivo».

Fonti della diaspora somala in Uganda offrono una diversa versione sui risultati del programma di addestramento. Gli esperti militari europei iniziarono il programma nel 2010 reclutando soldati provenienti da Mogadiscio, non ancora del tutto liberata dal controllo di Al-Shabaab. Dopo la completa liberazione della capitale, avvenuta nell’ottobre 2011, si è continuato a reclutare soldati di Mogadiscio, cascando nella trappola clanica.

“Senza rendersi conto hanno addestrato uomini appartenenti al clan Abergadir. Nella ancora incerta situazione della Somalia, questo rappresenta un errore fatale, che va ad alterare gli equilibri tra i vari clan. Ora gli Abergadir si ritrovano dei soldati addestrati alle moderne tattiche di combattimento, un inaspettato vantaggio sulle milizie appartenenti ad altri clan che può essere utilizzato in un qualsiasi momento per ottenere maggior rappresentanza politica, innescando una situazione Libica dove le milizie tengono in ostaggio il Governo“, ci spiega un immigrato somalo in Uganda.

L’attuale esercito somalo, forte di 12.000 uomini, è composto essenzialmente da milizie offerte dai clan alleati al Governo. Il precario equilibrio tra il Presidente e i vari clan dovrebbe indurre a maggior prudenza nell’addestrare solo soldati Abergadir. Sembra che i responsabili militari europei non abbiano nemmeno compreso l’errore commesso a causa della loro mancata familiarità con le complicate dinamiche sociali somale.

La richiesta del Governo di Mogadiscio di trasferire l’addestramento in Somalia sarebbe stata avanzata per interrompere l’addestramento mono clanico con l’obiettivo di riequilibrare la situazione, permettendo ai soldati provenienti da diversi clan di ricevere lo stesso addestramento, secondo informazioni ricevute. Una versione categoricamente smentita dai responsabili europei che giustificano la chiusura del programma in Uganda e il suo trasferimento in Somalia come una esigenza di addestramento fatto sui luoghi del conflitto, che permette di aumentare l’efficacia e comprimere i costi.

Oltre al rafforzamento di un clan che fu uno tra i principali attori del lungo conflitto somalo prima dell’avvento delle Corti Islamiche e successivamente di Al-Shabaab, il programma ha subito un fallimento non dichiarato. Almeno la metà dei soldati addestrati, dopo pochi mesi dal rientro in Somalia, hanno disertato per formare proprie milizie o per unirsi ad Al-Shabaab, portandosi con se l’equipaggiamento militare ricevuto dall’esercito regolare. Indirettamente gli esperti militari NATO hanno addestrato uomini per conto di Al-Shabaab. Le cause di queste diserzioni sono riconducibili all’incapacità del Governo Somalo di sostenere le spese per l’esercito nazionale, creando condizioni non adeguate di vitto ed alloggio, bassi salari e ritardi sul loro pagamento.

Dinnanzi a queste difficoltà finanziarie i soldati addestrati in Uganda hanno optato per la soluzione più pratica aderendo al principio imperante nel Paese da oltre vent’anni che solo un’arma può facilitare il successo socio economico personale. Le diserzioni di massa sono conosciute dai responsabili europei del programma di addestramento ma volutamente ignorate per non creare problemi alle loro carriere e ai loro compensi mensili, superiori ai 5.000 euro. La terza ed ultima fase del programma di addestramento condotta a Mogadiscio sarà una buona opportunità per l’esercito ugandese, che comanda la missione AMISOM, di equilibrare la presenza clanica nelle reclute e di assicurare una maggior sicurezza a condizione che gli istruttori europei diano più fiducia e autonomia ai loro colleghi ugandesi.

Per l’esercito ugandese questa è una necessità vitale poiché in Somalia sono i primi a subire le conseguenze degli errori del programma di addestramento europeo. «Quando incontriamo una resistenza ben organizzata da parte di Al-Shabaab in grado di procurarci perdite subito pensiamo che abbiamo di fronte i soldati somali addestrati a Bihanga», commenta un soldato ugandese ritornato recentemente dal servizio militare in Somalia.

Al contrario dell’Unione Europea, gli Stati Uniti preferiscono rafforzare le capacità militari e di addestramento dei soldati e ufficiali ugandesi, che a loro volta offriranno un valido addestramento ai soldati somali direttamente eseguito in Somalia. Questo permette di poter addestrare maggior reclute con un costo ridotto e di evitare errori tattici grazie all’ottima conoscenza del paese che i soldati ugandesi hanno acquisito durante questi sei anni di combattimento contro Al-Shabaab.

(Foto di Damiano Rossi, fotoreport East Africa)

 

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