domenica, Ottobre 17

Bielorussia: i ruoli si invertono. O no? Riusciranno gli attori in campo a realizzare un passaggio pacifico e indolore ad un qualcosa che possa assomigliare a una democrazia?

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Svetlana Tikhanovskaya ha gettato il guanto di sfida nell’arena venerdì in risposta all’annuncio del governo del presidente uscente bielorusso Alexander Lukashenko di voler aprire un’inchiesta sui suoi tentativi di ‘impossessarsi del potere’ nel Paese.

Tikhanovskaya era fuggita in Lituania mentre erano in corso leelezioni presidenziali del 9 agosto in cui aveva osato sfidare Lukashenko per evitare le ire del presidente ‘inamovibile’ da 26 anni e ‘per non volere accettare il permanere al governo dell’attuale leadership’, rispondendo con questo suo gesto al volere della maggioranza degli abitanti della Bielorussia.

«Il presidente dovrebbe aver capito» ha poi dichiarato la sfidante alla presidenza parlando con i giornalisti dalla Lituania, come riferisce la AFP, «che è necessario un cambiamento. Spero prevalga il buon senso, che si dia ascolto ai cittadini e che vengano indette nuove elezioni». Certo «c’è paura» ammette «ma anche desiderio di superarla e di andare avanti».

E’ la sesta volta che Lukashenko indice nuove elezioni che questa volta lo avrebbero portato, in caso di vittoria, a un suo più che trentennale ‘regno’ senza interruzioni, coronandolo campione nel continente europeo. Ma le reazioni alla sua ‘vittoria’ hanno scatenato la furia dei bielorussi che hanno protestato contro gli arresti indiscriminati e arbitrari e le violenze, specialmente nei confronti dei giovani, dando la stura a una spirale di reazioni che non accennano a placarsi, mentre comincia a salire il numero dei ‘dispersi’ i cui cadaveri ricompaiono a poco a poco dal folto delle boscaglie dove avevano cercato rifugio.

Il Consiglio Europeo, su iniziativa del presidente Charles Michel, ha indetto per il 19 agosto un vertice ‘online’ per consultare ii capi di stato e di governo europei e ha posto chiari paletti con la richiesta di indire nuove elezioni ‘eque e democratiche’ per cancellare l’immagine del pasticcio elettorale che ha visto Lukashenko trionfare con oltre l’80% dei suffragi mentre Tikhanovskaya (unica altra candidata e sfidante) si piazzava al secondo posto con meno di un decimo dei suffragi del presidente uscente.

Chiaramente non era questa la volontà del popolo che ha reagito con una massiccia manifestazione di protesta. La reazione delle forze dell’ordine e degli OMON è stata da manuale: moltissimi gli arresti, molti i ferimenti tra coloro che venivano fatti prigionieri, solo due decessi ufficiali ma tanti ‘scomparsi’. A poco a poco gli scomparsi stanno emergendo, cadaveri, uccisi da percosse e sevizie da parte della polizia. Tutti giovani. Il bilancio ufficiale forse si conoscerà in seguito. Al momento è impossibile fare stime.

«Ci ammazzeranno tutti» ha commentato una giornalista bielorussa in risposta al saluto di addio di una collega straniera che spiegava che, come lei, molti giornalisti stranieri giunti a Minsk per le elezioni stavano lasciando il Paese.

Un commento amaro che non stupisce in Bielorussia, l’unico Paese del continente europeo dove è ancora in vigore la pena di morte, che viene praticata regolarmente senza nemmeno preoccuparsi di informare i parenti del condannato a morte dell’avvenuta esecuzione. Lettere continuano a essere scambiate tra familiari e ‘condannati’ con artifizi burocratici per evitare di creare reazioni di panico. Una pratica, quella del ricorso alla pena di morte, che ha costretto il Consiglio d’Europa, di cui la Bielorussia fa geograficamente parte, a non gradire la presenza dei suoi dirigenti tra i suoi 47 membri proprio per il suo mancato abolizionismo.

«Vi siamo vicini» ha esordito nel suo discorso al popolo della Bielorussia il presidente del Consiglio dei Ministri europei Charles Michel al termine dell’incontro ‘virtuale’ con i rappresentanti dei 27 paesi dell’Ue il 19 agosto. E ha chiesto ‘l’immediata liberazione dei prigionieri’, in maggioranza giovani che speravano in un futuro migliore.

L’Ue, ha proseguito Michel, non riconosce come valido il risultato delle elezioni che non sono state né libere né eque e non rispondono agli standard internazionali.

«Il popolo della Bielorussia chiede un cambiamento» – gli ha fatto eco la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nella stessa occasione – «e lo dimostra il numero senza precedenti di persone che hanno manifestato in strada per chiedere libertà di parola, democrazia ed elezioni libere». Ed ha aggiunto: «La Commissione europea è pronta a sostenere un pacifico ripristino dei diritti in Bielorussia mobilitando un finanziamento di 53 milioni di euro di cui 3 milioni per sostenere i cittadini e 50 milioni per aiutare coloro che sono stati colpiti dal COVID19».

«Dobbiamo essere irremovibili sulla tenuta di nuove elezioni» ha poi dichiarato von del Leyen alla stampa indicando che il ricorso alle sanzioni per chi non sostiene la democrazia è «unanimemente appoggiato dai cittadini in Europa» che chiedono l’apertura di un dialogo tra l’Europa e la Bielorussia.

Le proteste in Bielorussia, hanno osservato i leader europei, ‘non sono contro qualcuno’ ma sono ‘a favore dei diritti del popolo bielorusso, l’unico che può decidere del proprio futuro’.

Il presidente Michel ha ribadito che l’Europa «non tollera la violenza» e ha promesso il rinnovo delle sanzioni contro Lukashenko mentre Ursula ha garantito che la Commissione farà tutto il possibile per creare un elenco di sanzioni specifiche per alcuni individui al potere nel Paese.

«Quale sarà il ruolo del governo russo in questa vicenda?» hanno chiesto i giornalisti. «Come vedete il ruolo di Putin?».

«Abbiamo sottolineato che il futuro della Bielorussia deve essere deciso dal suo popolo che ha il diritto di eleggere liberamente i suoi rappresentanti. Su questo punto tutti i 27 Paesi dell’Ue sono stati d’accordo» è stata la risposta del presidente del consiglio Ue.

«Si faranno nuove elezioni?» è stato anche chiesto. La risposta di Michel: «Siamo convinti che spetti alle autorità nazionali trovare la soluzione alla situazione attuale». «C’è una sola strada da percorrere che passa attraverso il dialogo politico e un processo pacifico e democratico».

E ha informato che in un suo precedente colloquio telefonico con Vladimir Putin quest’ultimo gli ha detto che non intende intervenire in Bielorussia.

Durante le manifestazioni di questi giorni Svetlana Tikhanovskaya ha continuato a chiedere a tutto il mondo il rispetto della sovranità della Bielorussia invitando i manifestanti, che ancora continuano a scendere in strada nonostante le dure reazioni della polizia, a «collegarsi con il Consiglio di Coordinamento, l’organismo da lei creato per gestire le proteste a favore della democrazia». Il consiglio, ha chiarito la candidata alla presidenza bielorussa «mira a negoziare un passaggio pacifico dei poteri».

Ma le autorità bielorusse hanno aperto un’inchiesta giudiziaria sull’attività del Consiglio di Coordinamento. «Si tratta di un atto di intimidazione in risposta a una richiesta di dialogo» ha commentato una portavoce del servizio esterno dell’Ue.

Anche le Nazioni Unite hanno espresso grave preoccupazione per le centinaia di persone ancora in stato di fermo dopo la marcia di protesta di giovedì scorso quando sono state arrestate migliaia di persone. Molti di coloro che sono stati rilasciati hanno postato le foto dei lividi e ferite anche gravi su tutto il loro corpo frutto delle percosse cui sono stati sottoposti durante la detenzione.

Un funzionario del Consiglio dell’Ue a Bruxelles ha fornito particolari del colloquio tra il presidente Michel e il leader russo Vladimir Putin per esaminare l’evolversi della situazione in Bielorussia dopo il voto e per sottolineare che l’Ue “non riconosce la validità dei risultati elettorali” insistendo sul fatto che “il popolo bielorusso ha il diritto di scegliere i propri governanti”.

Il particolare, ha riferito la fonte, il Presidente dell’Ue ha chiesto la liberazione dei manifestanti ancora in stato di detenzione confermando le violenze nei loro confronti e informando della decisione dell’Ue di imporre sanzioni contro i responsabili di tali violenze.

Il portavoce dell’Ue ha precisato che “oggetto di sanzioni europee saranno anche i responsabili delle frodi elettorali” aggiungendo che “un dialogo tra le forze nazionali e la comunità internazionale dovrà aprire la strada a una a una collaborazione internazionale anche con il supporto dell’OSCE”.

Purtroppo la portavoce dell’Ufficio dell’Onu per la difesa dei Diritti Umani Elizabeth Throssel ha confermato che “in Bielorussia non si ha più notizia di varie decine di persone” e si teme per la loro sorte.

Il danno all’immagine del dittatore più longevo in Europa c’è stato anche se Lukashenko non lo ammette. Quando il 17 agosto ha fatto visita a una fabbrica di trattori a Minsk e ha annunciato agli operai riuniti per riceverlo che avrebbe preparato un referendum per cambiare la costituzione ma ‘senza la pressione della strada’, gli operai gli hanno chiesto a brutto muso di dimettersi. «Le elezioni ci sono state» – è stata la sua risposta – «e finché non mi ucciderete non ce ne saranno altre». Per tutta risposta il collegamento TV dalla fabbrica à stato interrotto ma solo dopo aver inquadrato la poltrona vuota del presentatore che avrebbe dovuto commentare la visita del presidente alla fabbrica. E mentre Lukashenko ‘perdeva’ la voce, alla TV è echeggiata invece la voce dell’altra candidata non riconosciuta SvetlanaTikhonovskaya che dalla Lituania via Youtube diceva di essere «pronta a guidare la Bielorussa per un periodo di transizione perspezzare questo circolo vizioso in cui ci siamo trovati 26 anni fa».

La Lituania ha difeso l’opposizione in Bielorussia e si è offerta di mediare con Polonia e Lettonia tra governo e opposizione mentre a Berlino la Cancelliera Angela Merkel ha chiamato il leader russo Vladimir Putin al telefono il 18 agosto per sondare le sue reazioni e ha chiesto la liberazione dei prigionieri politici sollecitando un dialogo. Il 19 agosto c’è stato l’incontro virtuale del Consiglio europeo voluto da Charles Michel e la sua telefonata a Putin in cui ha ribadito che l’Ue non riconosce il risultato delle elezioni in Bielorussia.

Resta ora da vedere quali saranno le mosse successive. Molte sono le incognite. Soprattutto insondabile al momento appare la reazione della Russia. L’ipotesi di un intervento militare russo pare impraticabile soprattutto perché i russi considerano Lukashenko oramai ‘decotto’ e Putin dovrà calcolare bene se valga la pena ricorrere alla forza.

Se Tikhanovskaya che annuncia di essere pronta al dialogo rientra a Minsk per avviare il periodo di transizione come ha promesso insieme al Consiglio di Coordinamento da lei creato bisognerà vedere se la Russia resterà a guardare. E se Lukashenko mollerà la presa lasciando il potere nelle mani di coloro che chiedono la transizione. E se dovesse mollare la presa, come reagiranno i duri del regime? E come reagirà Putin? Dovrà fare molta attenzione a ricorrere alla forza per difendere un presidente bielorusso che in effetti ha fatto il suo tempo. Estrometterlo dal potere è solo una questione di tempo. La Lituania potrebbe intervenire insieme alla Polonia e alla Lettonia a difendere i diritti dell’opposizione bielorussa mentre Merkel opta per il dialogo. Si dovrà attendere il rientro di Tikhanovskaya a Minsk per capire se il Paese potrà avviare una fase di transizione per rispondere alla pressione della folla che chiede una nuova leadership.

Riusciranno gli attori in campo a realizzare un passaggio pacifico e indolore ad un qualcosa che possa assomigliare a una democrazia?

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