lunedì, Aprile 19

Biden vs Putin è la grande occasione per l’Europa Il significato dell’attacco a freddo di Biden? Riprende la guerra fredda con la Russia, mentre gli Stati Uniti stanno contemporaneamente cercando di 'trattare' con la Cina. Così Biden dà all’Europa la possibilità della scelta giusta: darsi una propria politica e una propria identità

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Dovrei mostrarmi contento, soddisfatto. Non sono il tipo per farlo, però … però, dovete darmene atto, nemmeno tre giorni fa ho scritto qui di non farsi illusioni: la politica americana, almeno quella estera, è quella che è, da sempre e tendenzialmente resta sempre uguale a sé stessa. Cambiano i Presidenti, cambiano i toni, cambiano gli accenti, ma la ‘linea’, più o meno è quella.
Dai tempi della cosiddetta dottrina Monroe, poco, relativamente poco è cambiato. Parlo di mentalità, non di scelte concrete, anche se quelle sono abbastanza coerenti. Cambia forse ilcortile di casadi Monroe, non il fatto che uno ce ne voglia per gli americani.
Gli Stati Uniti hanno sempre avuto bisogno di un nemico. Donald Trump, con il suo apparente isolazionismo, aveva cercato nella Cina il suo nemico, intuendo però, nella sua rozzezza estrema, che unguerra‘ (commerciale, economica, strategica, specie quest’ultima) con la Cina, richiedeva lapacecol nemico di sempre, la Russia. È stato fermato (per fortuna, sia chiaro) con le dita nella marmellata, però la strada non era sbagliata, salvo che con la Cina non ci si spartisce la marmellata (queste sono cose che solo Giggino … ), si combatte a muso duro per farne una migliore!

Ora, se ben capisco, Joe Biden rovescia questa politica, non facendo però ciò che ci si sarebbe aspettati, e cioè stringendosi alla Russia e cercandola come alleato contro l’invadenza cinese, che comincia a disturbare anche la Russia, mi pare. Invece di dividere gli avversari, temo, finisce per unirli per un riflesso automatico.

Prima di vedere le possibili conseguenze di questo voltafaccia, due rapide notazioni ‘di costume’.
L’attacco di Biden avviene mediante una intervistasapientemente‘, come dicono i raffinati, fatta uscire nonin diretta‘. Il che implica in qualche modo un accordo con la testata e con il giornalista. Ma questo è il meno: non tanto, se è così, ma tutto sommato, il meno. La cosa meno chiara è che il balbettio e poi l’assenso di Biden alla domanda se Vladimir Putin sia un assassino o no, difficilmente può immaginarsi che sia casuale. In altre parole: è stata una piccola sceneggiata, Biden voleva quella domanda, l’aveva concordata, il giornalista l’ha fatta, Biden si è preparato il mugugno di assenso, per poi poterci tornare su dicendo che lo aveva avvisato Putin che avrebbe reagito se avesse avuto le prove delle interferenze.
Quanto all’assassino, non è molto chiaro, ma tant’è. Non so quanto sia apprezzabile questo tipo di ‘giornalismo’, che fa tornare alla mente una brutta prassi non solo statunitense ma principalmente tale, dei giornalisti così detti ‘embedded’ … così facciamo contenti gli anglofili. Insomma, ci sono dei giornalisti che sono ‘ammessi’ alle segrete cose, evidentemente perché dicono cose accettabili per il potere.

Non mi sorprende (sì, avete letto bene, non è un errore di stampa e quindi ripeto) NON mi sorprende (ma mi preoccupa moltissimo) che non vi sia stato un brivido, un singulto, una esitazione, un dubbio, un sussurro sullastampa che conta‘, stampa agnellide in testa. E ciò, letto oggi quando l’occupazione agnellide della stampa con cacciata di direttori e cambiamenti radicali di ‘linea’ si è completata (nel silenzio assordante della stampa residua … direte, quale?) con la chiusura di una rivista storica, e oggettivamente bella, come ‘MicroMega‘, certo, stupidamente, non simpatica agli Agnelli: ma essere agenllide non implica intelligenza. E sono felice che da ieri sia tornata in edicola, rinata, e finalmente davvero indipendente. Ma, va bene, mi fermo qui, queste sono le lamentele interne nostre, ma certo è che il clima di ‘libertà’ in questo Paese è ogni giorno più annebbiato.

Però, tornando al tema, diciamo le cose come stanno: non so perché Putin sia considerato un assassino, ma certo Biden nemmeno due settimane fa ha colpito una presunta base terroristica pericolosa per una (illegittima, sia chiaro, illegittima) base americana in Iraq, con l’uccisione (e Biden se ne è vantato) di 17 uomini. Non è esattamente una azione meritoria, o no? In fatto di assassinii, io francamente sarei un po’ più cauto di Biden, ne parli con i suoi amici israeliani, intanto!
Interferenze nelle elezioni americane? Ma scusate -mi rivolgo ai miei Lettori- e le interferenze americane, europee perfino di un microbo come l’Italia sulla Russia e le sue elezioni dove le mettiamo? La propaganda destabilizzantecontro il regime russo è una pratica ormai addirittura vecchia, nel cosiddettoOccidente‘.
Suvvia, ragazzi, non facciamo le verginelle: lo facciamo noi, come lo fanno loro, oggi e ieri e do-mani e chiudiamola lì. Se poi ogni tanto qualcuno si ricordasse di parlare di Gladio e della P2 e del generale Di Lorenzo, ecc. non è che farebbe male, no?

Ma ora passiamo all’altro aspetto della questione. Il significato dell’attacco a freddo di Biden può essere solo uno: riprende la guerra fredda, freddissima con la Russia, mentre gli Stati Uniti stanno contemporaneamente cercando ditrattarecon la Cina.
È una
scelta strategica, non so fondata su quale logica, ma certo ha delle implicazioni piuttosto significative per noi.

Intanto, sul piano militare il problema non sarà di poco conto, perché sarà importantissimo vedere come reagirà la Turchia a questa mossa. La Turchia è un membro fortissimo della NATO, che da qualche anno vive un rapporto ambiguo ma di sostanziale cooperazione con la Russia, che le ha consentito di occupare una parte della Siria e di fare altri movimenti, ma che a questo punto potrebbe trovarsi di fronte ad un aut aut da parte statunitense. Non so fino a che punto la Turchia possa essere veramente interessata amollarela Russia (che le fornisce il gas), ma specialmente a ridisegnare la sua politica mediterranea: con l’Egitto, con la Libia e con Israele. Ma, tant’è, tutto ciò lo vedremo, certo la Turchia avrà dei bei problemi.
Ma potrebbe essere, da parte statunitense, usata contro l’Europa. Infatti, il tema ora diventa questo: gli Stati Uniti cercheranno sicuramente di imporre all’Europa una intensificazione della guerra fredda con la Russia. Ma in questo momento l’Europa è un po’ allo sbando (per non dire che lo è mol-tissimo): la signora Angela Merkel è in disarmo e, certo, la sua è una reazione condizionata anti-Russia, e non è detto che la destra tedesca la faciliti. La Francia è al solito ballerina, ma dubito che abbia in questo momento alcun interesse a un approfondimento del confronto con la Russia, ma specialmente le difficoltà interne di Emmanuel Macron sono almeno paragonabili a quelle italiane, se non peggio.

E l’Italia? Lo dico perché lo ho detto tante volte, ma ora lo dico perché abbiamo a Roma una persona che, se volesse, potrebbe indurre davvero l’Europa a fare l’unica cosa che ora deve fare per la salvezza, non solo economica, sua e del nostro futuro: tirarsi finalmente fuori da questa lotta tra giganti arrabbiati e ottusi, e avere finalmente una propria politica e una propria identità.

Lo ripeto, questo, secondo me, è un momento davvero storico per l’Europa, per l’Europa come istituzione.
L’uscita della Gran Bretagna che ho spesso detto essere provvidenziale, dà oggi all’Europa una libertà di manovra sconosciuta fino a ieri. Noi in Europa non abbiamo interesse ad un confronto con la Russia, che non vuol dire desiderare un asservimento ad essa.
L’Europa, se vuole, ha un potenziale enorme, non solo e non tanto forse produttivo ed economico, ma di idee, di capacità tecniche e culturali. E ne ha di più proprio in questo momento in cui la pandemia ha costretto l’Europa a uscire dal vicolo cieco dell’economicismo miope degli ultimi decenni e della ormai mitica Merkel. La quale, e lo ho scritto varie volte, a mio parere ha capito l’errore, e ha capito oggi e ora l’importanza dell’Europa. E ora che lascia il potere in Germania, potrebbe essere davvero, magari (io ne sono convinto) insieme a Draghi, capace e intenzionata a prendere per mano l’Europa per condurla alla piena e orgogliosa autonomia.

Mi sbaglierò, ma il discorso di Biden, che mette l’Europa di fronte a questo bivio, dà all’Europa (e insisto, Europa, non singoli Stati e meno che mai Germania, proprio per la debolezza delle strutture statali europee) la possibilità di scegliere una strada coraggiosa di autonomia, una strada politica in senso pieno. L’alternativa è la riduzione, in pochissimi anni ormai, dell’intera Europa a una provincia povera e istupidita del mondo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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