giovedì, Dicembre 2

Biden preoccupa l’America Latina dei ‘falchi’ Cooperazione, diplomazia e multilateralismo saranno le parole d’ordine di Biden nella sua politica verso il subcontinente. I lobbiti dei falchi latinoamericani al lavoro con i loro lobbisti perché la linea dura di Trump non cambi

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La velocità con cui si sta muovendo Joe Biden sta sorprendendo molti e preoccupando altrettanti. Tra iprimi atti del Presidente, lo stop ai fondi per il muro con il Messico, l’iniziativa sul Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals) in favore dei minori entrati illegalmente negli Stati Uniti, la proposta di legge per rimuovere la parola ‘straniero’ dalle leggi statunitensi sull’immigrazione, sostituendola con il termine ‘non cittadino’. Interventi, insieme alla nomina di Juan Sebastian Gonzalez, un colombiano nativo, come suo consigliere per la sicurezza nazionale per l’emisfero occidentale, che ci si poteva attendere e che però indicano abbastanza chiaramente la linea che intenderà seguire per quanto attiene la sua politica in America Latina.

Tanto chiara si delinea all’orizzonte la politica di Biden in fatto di America Latina, che i falchidelsubcontinente hanno iniziato a fare pressioni sui loro alleati al Congresso affinché spingano il team di Joe Biden a non abbandonare la linea dura dell’Amministrazione Donald Trump in particolare su Cuba e Venezuela. A riferirlo è ‘Foreign Lobby Report.

Una dichiarazione di lobbyingappena divulgata da The Cormac Grouprivela che il lobbista Jose Cardenas ha inviato una e-mail a un membro dello staff del repubblicano Marco Rubio (membro della commissione per le relazioni estere del Senato), allavigilia dell’udienza di nomina di Antony Blinken,martedì scorso, a Segretario di Stato. Cardenas ha inviato una e-mail al consigliere senior di Rubio per gli affari dell’emisfero occidentale, Viviana Bovo, con domande mirate da porre a Blinken sulle preoccupazioni degli Stati Uniti in fatto di diplomazia medica di Cuba e sulle presunte minacce venezuelane alla Guyana.

Non è insolito che lobbisti e gruppi di difesa raccomandino ai legislatori domande da porre durante le udienze.

Cormac è un agente straniero del Governo della Guyana registrato ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA). Il governo della Guyana ha assuntoCormac per 25.000 dollari al mese all’inizio di questo mese, dopo che la società avevagià lavorato, lo scorso anno,per conto della campagna elettorale dell’attuale Presidente Mohamed Irfaan Ali.

Le ‘domande’ di Cardenas la dicono lunga circa lepreoccupazioni della Guyana, un Paese piccolo e impoverito che sta per ottenere enormi guadagnidalle recenti scoperte petrolifere al largo delle sue coste.

«Negli ultimi giorni, il dittatore venezuelano Nicolas Maduro ha lanciatoosservazioni minacciose nei confronti della vicina Guyana per una disputa territoriale risalente al XIX secolo», ha rilevato Cardenas. «L’Amministrazione Trump è stata al fianco della Guyana difronte alle minacce di Maduro e crede che la disputa territoriale dovrebbe essere risolta alla Corte internazionale di giustizia, che Maduro ha respinto.L’Amministrazione Biden continuerà a sostenere la Guyana in questa materia, compreso il suo diritto di sviluppare le sue risorse energetiche senza intimidazioni, e avvertirà Maduro che la sua pressione sulla Guyana avrà conseguenze regionali se continuerà?» ha domandato il lobbista.

Nella sua e-mail a Bovo, Cardenas ha cercato di far esporre Blinken sui suoi piani per affrontare le accuse delDipartimento di Stato secondo le quali Cuba usa il lavoro forzato e costringe i suoi professionisti medici a partecipare a programmi di missione medica all’estero. Il lobbista ha chiesto cosa avrebbe fatto il Dipartimento di Stato a guida Blinken per «richiedere trasparenza e trattamento legale, equo e umano per il personale medico cubano in servizio all’estero».

Altre domande sulla futura politica USA-cubana hanno seguito un andamento simile. Due domande sono state relative all’accusa secondo cui l’Organizzazione panamericana della sanità (PAHO) ha svolto un ruolonell’assumere medici cubani all’estero. Un gruppo di medici cubani ha intentato una causa federale contro l’organizzazione con sede a Washington per presunta organizzazione e profitto dalle missioni mediche cubane in Brasile.

Un’altra domanda posta è stata se Blinken volesse reintegrare il Cuban Medical Professional Parole Program del Dipartimento per la sicurezza interna, che consentiva ai medici in missione di migrare negli Stati Uniti prima della finedell’Amministrazione Barack Obama.

La corrispondenza esprime bene lepreoccupazioni dei falchi dell’America Latina per la spinta per relazioni più strette tra Stati Uniti e Cuba sotto Biden.

Il nuovo Presidente ha criticato le politiche del suo predecessore nei confronti di Cuba, contrassegnate da restrizioni commerciali e di viaggio.

Rubio non ha sollevato le domande specifiche di Cardenas durante l’udienza per le nomine di martedì, ma ha discusso sia di Cuba che del Venezuela con Blinken.

Alla domanda se l’Amministrazione Biden avesse pianificato di mantenere le restrizioni di Trump sulle transazioni finanziarie degli Stati Uniti con l’isola, dato il controllo esercitato dall’Esercito cubano sulle iniziative per fare soldi, Blinken ha detto che alcune restrizioni per lui eranomoltomolto sensate’.

Per quanto riguarda il Venezuela, Blinken ha affermato che l’Amministrazione Biden continuerà a riconoscereJuan Guaido come legittimo Presidente del Venezuela, anche se ha chiesto di ricalibrare le sanzioni statunitensi e di coordinarsi meglio con gli alleati per raggiungere l’obiettivo sfuggente di ripristinare la democrazia nel Paese.

JoeBiden conosce molto bene l’America Latina, è considerato un ‘amico’ della regione, e ne comprende l’importanza strategica, per tanto,cercherà di riparare i danni nelle relazioni tra Stati Uniti e America Latina che si sono venuti a creare negli ultimi quattro anni. L’uso frequente di minacce e punizioni lascerà il posto a una rinnovata enfasi sulla cooperazione, la diplomazia e il multilateralismo, monitorando il ruolo crescente della Cina nella regione -ruolo sempre più importante, pure grazie a Trump, anche in settori con notevoli implicazioni strategiche e legate alla sicurezza. Biden, in alcuni casi, nella regione, si troverà a dover competere con la Cina, e lo farà ricostruendo la posizione degli Stati Uniti nella regione, attraverso, sostengono gli economisti esperti dell’area, lo sviluppo di un’agenda emisferica che stimola la crescita regionale e rappresenta una alternativa fondamentale attività economica cinese. La Cina infatti, sta diventando sempre più ‘pesante’ in America Latina perché è il principale partner commerciale, con molti Paesi che dipendono completamente da Pechino dal lato economico. L’Ecuador, ad esempio, esporta quasi il 100% del suo petrolio in Cina, sottolineano gli osservatori. Biden dovrà per forza implementare le relazioni commerciali.

Tra i Paesi che richiederanno il maggior impegno politico da parte di Biden, il Messico, per la questione migratoria, e poi i Paesi del cosiddetto ‘Triangolo del Nord’ della regione, che comprende Guatemala, El Salvador e Honduras. Ciò comporta diverse sfide politiche, secondo Harold Trinkunas della Stanford Universit:. «Il Governo del Guatemala ha zittito la commissione anticorruzione CICIG sostenuta dalle Nazioni Unite, il Governo di El Salvador si sta comportando in modo sempre più autoritario e il Presidente dell’Honduras è presumibilmente collegato al traffico internazionale di droga». Venezuela e Cuba saranno altre sfide delicatissime. Per quanto riguarda Cuba -e nel caso di Cuba la politica estera è quasi domestica- è prevedibile che Biden lavori perché gli sforzi compiuti durante l’Amministrazione Obama per migliorare le relazioni con Cuba e affossati da Trump, possano iniziare per davvero a dare buoni frutti, anche economici.

Secondo alcuni tra i più autorevoli osservatori americani, alla base delle azioni politiche che nei diversi Paesi l’Amministrazione Biden adotterà,ci deve essere una postura di fondo che richiama al problema della democrazia e della suaricostruzione’.

Ovvio che l’America Latina non è certo una priorità per Biden, e però la stabilità continentale è per forza essenziale per gli Stati Uniti. Il subcontinente sta attraversando una fase problematica, afflitto da coronavirus, crisi economica, crisi democratica. Coronavirus e crisi economica possono implementare la crisi di democrazia, essere terreno fertile per l’emergere di leader populisti e proteste che implementerebbero l’instabilità nel subcontinente.
Il
New York Times’, con Boris Muñoz, lo dice chiaramente: la sfida interna più grande di Biden, quella di ricostruire la democrazia in USA, ha molto a che fare con il lavoro che dovrà fare in America Latina, e quel lavoro sarà il substrato sul quale andare a costruire la sua azione politica nei diversi Paesi.

«Il suo tentativo di sanare le divisioni americane deve essere parte di un progetto internazionale per ripristinare la democrazia. E da nessuna parte è così importante come in America Latina». Biden dovrà riparare il danno arrecato da Trump nel far entrare il populismo nelle vene delle istituzioni democratiche e allontanare ideologi e promotori.

«Promuovere la democrazia in America Latina richiede di scartare i vecchi paradigmi imperialidegli Stati Uniti, che violavano i principi fondamentali del diritto internazionale e lasciavano la nostra regione crivellata di cicatrici. Ripetere le minacce interventiste del passato in America Latina sarebbe un dono per i demagoghi moderni», afferma Muñoz.

«Una nuova era delle relazioni tra Stati Uniti e America Latina deve rendere la protezione della democrazia nell’emisfero una priorità assoluta. E i latinoamericani dovrebbero accoglierla con favore. Una democrazia debole è una minaccia per tutte le Nazioni del nostro emisfero».

L’ombra del populismo sulla democrazia negli Stati Uniti è un segnale, afferma Muñoz, un«avvertimento per i Paesi con istituzioni più deboli e congressi più ossequiosi, come Brasile,Messico ed El Salvador, dove la formula del populismo nazionalista mantiene fascino: un misto di disgusto per la corruzione delle classi politiche e imprenditoriali, stagnazione economica e sociale e sentimento anti-immigrati».

«Con il crollo della democrazia, le maggioranze deluse continuano a soccombere all’incantesimo populista, eleggendo leader che invariabilmente promettono di porre fine alla ‘leadership marcia e corrotta’, come ha promesso Chávez, o ‘sradicare il regime corrotto’, come López Obrador ha detto che avrebbe fatto, o, come nelle famose parole di Trump, ‘prosciugare la palude’. E non sono gli unici, ovviamente. Non mancano gli aspiranti caudillos in America Latina».

Biden «per promuovere la democrazia a sud del Rio Grande, Biden deve prima dare l’esempio ristabilendo una democrazia funzionale a casa. Colmare il divario di opportunità è un passo importante per affrontare i crescenti divari sociali e razziali negli Stati Uniti. A parte la necessità critica di rafforzare le istituzioni, un altro passo importante per dare l’esempio in una regione lacerata dalla polarizzazione, sarebbe il ripristino dei valori civici, incoraggiando la responsabilità sociale, dall’alto verso il basso, nel discorso pubblico.

Questo è ciò che il signor Biden ha detto di voler fare, il che è positivo, perché il mondo sta guardando. Ha presentato una proposta di riforma sull’immigrazione che legalizzerebbe milioni di migranti, in gran parte latinoamericani, molti dei quali lavorano in alcuni dei settori più esigenti ed essenziali dell’economia. Ha anche detto che stanzierà ingenti aiuti economici a El Salvador, Guatemala e Honduras per evitare che i più vulnerabili debbano migrare dai loro Paesi; concedere lo status di protezione temporanea ai venezuelani fuggiti dalla dittatura di Nicolás Maduro; e promuovere un’ampia collaborazione sul cambiamento climatico.

Tutte queste misure miglioreranno le relazioni con l’America Latina. Ma saranno sprecate se gli Stati Uniti non si impegnano attivamente con i Paesi dell’America Latina per proteggere i diritti umani, aiutare a combattere la corruzione e rafforzare lo stato di diritto nella regione. Gli Stati Uniti, la più grande e antica democrazia continua dell’emisfero, possono dimostrare ai loro vicini che la scelta tra populismo nazionalista e democrazia è una scelta tra diritto e ragione, non disperazione e fanatismo».

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