lunedì, Novembre 29

Biden, il Papa, Renzi: le oscenità della realpolitik e del cinismo Il 'perdono' a Biden viene dato proprio nei giorni del supplizio del condannato a morte dell'Oklahoma, il Papa gli concede il 'perdono', ma non fa parola dell’orrore . E ciò a poche ore dal fallimento della proposta di legge Zan grazie al cinismo inimitabile di Renzi

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Una coincidenza infelice, mi obbliga a cominciare questo articolo parlando d’altro, rispetto a ciò di cui l’articolo stesso si occupa.
Mi riferisco al fatto che, in margine al G20, a Roma (detto fra di noi: mi pare un successo del nostro Paese, non solo della Conferenza), il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden è andato in visita dal Papa. Cosa in sé non rara, ma in questo caso significativa, un po’ ‘strana’ se ci pensate: Biden, infatti, voleva con questa visitaaggirarel’episcopato statunitense, o meglio (o forse peggio), cercare di indurlo a cambiare opinione su un tema a lui piuttosto caro. A Biden, infatti, cattolico, non viene concessa la comunione perché la sua posizione in materia di interruzione della gravidanza non è contraria alla legislazione statunitense tutela la donna che voglia abortire.


Come dico è un po’ strano, o forse moltoitaliano‘, cercare di aggirare chi non vuole dargli quel permesso. Tanto più che l’aggiramento ha successo. Il Papa concede quel permesso. E il 30 Ottobre, in margine alle riunioni del G20, Biden ha ricevuto la comunione.
Al di là del modo un po’ insolito con il quale il Presidente degli Stati Uniti ottiene la cosa cui tiene, colpisce, violentemente, una coincidenza.
Ottimamente fa il Papa a concedere il via libera a Biden, perché, io credo, la vita civile di una persona va tenuta distinta da quella ‘pubblica’, nella quale si deve necessariamente tenere conto di altre esigenze, e specialmente del fatto che se qualcosa appare necessario a chi cattolico non è, non ha senso impedirla solo in nome della propria religione. Ma, in questo caso, c’è una contraddizione stridente, che non può essere sottaciuta.
Biden chiede quelfavoreal Papa proprio nei giorni in cui tutto il mondo civile ha assistito a qualcosa che rivolta lo stomaco di qualunque persona civile o dotata di un minimo di umanità. Nello Stato di Oklahoma, un detenuto, guarda caso nero, viene ammazzato mediante una iniezione letale, che, forse per errore del medico di turno, prima della morte ne determina convulsioni, vomito e quant’altro. Sorvolo sul fatto che non riesco a comprendere come un medico possa partecipare ad una porcata simile, ammazzando la gente … lo faccia il Governatore dell’Oklahoma o il Presidente degli Stati Uniti, non un medico!
Sia chiaro: disgustosa è la pena di morte, un retaggio atavico e selvaggio di un tempo che oggi si dovrebbe considerare superato. Ma purtroppo non è così: la pena di morte viene ancora praticata ampiamente (per lo più senza l’aiuto di medici), qualche volta, per rendere la cosa più orrenda, erroneamente: a persone che non erano colpevoli, o che pagano per motivi politici più che sociali, come nel caso di Sacco e Vanzetti. Poi, e questo è anche peggio perché spudorato e cinico, poi qualche volta ci si scusa perché il condannato era innocente o non doveva essere nemmeno processato.
Però, ciò che mi colpisce è che ilperdonoa Biden (perché di questo si tratta, non prendiamoci in giro!) viene dato nei giorni in cui quel povero disgraziato veniva torturato e ammazzato a casa proprio di Biden.
, pare di capire che Biden sia contrario alla pena di morte, ma intanto quella pena viene praticata proprio quando Biden è Presidente e quando viene a Roma, a chiedere perdono al Papa, perché i preti statunitensi non vogliono ‘perdonarlo’ per l’aborto, e il Papa gli concede ilperdono‘, ma non fa parola dell’orrore dell’uomo in Okhlahoma.
La realpolitik, certo, ma almeno dal Papa, confesso, mi sarei aspettato menorealismo‘, almeno in questo caso. Ma appunto, ciò che conta, a quanto pare, perfino per il Papa, perfino per questo Papa, è la realpolitik. Sostenerla, io credo sommessamente, è un errore, se non altro perché permette di usare simili metodi, e di giustificarli, di fronte a fatti infinitamente meno importanti e infinitamente più rozzi.


E qui vengo alla oscena -non saprei usare altro termine- ‘lezioncinadi Matteo Renzi a Enrico Letta, e in generale agli italiani, a proposito del fallimento della proposta di legge Zan, di cui ho già parlato.
La tesi di Renzi è ben nota: bisognava trattare con i contrari alla legge, rinunciando cioè a taluni punti ritenuti centrali della proposta di legge stessa. Anzi, Renzi va oltre perché afferma, con un cinismo davvero inimitabile: «resta il fatto che la legge è fallita per colpa di chi ha fatto male i conti e ha giocato una battaglia di consenso sulla pelle di ragazze e ragazzi».
Ora, noi sappiamo benissimo, che la legge è caduta perché delle persone hanno votato, coperte dal segreto, a favore della cosiddetta tagliola, determinando così la caduta della legge. Ma ciò che ne consegue è che la politica, secondo Renzi, è una questione di numeri e di accordi e di trucchi procedurali. Già, trucchi procedurali, come il voto segreto, che ha permesso a molti di silurare la legge, pur dicendo di sostenerla o affermando di non essere tra i votanti, e impartire lezioni di ritorno dall’Arabia Saudita e da quel gentiluomo di Mohammad bin Salman Al Sa’ud. E il cinismo di cui ho parlato, dipende proprio da questo non dire ciò che tutti sanno, e cioè che il suo partitino ha usato questa vicenda al solo scopo di apparire centrale pur essendo un partitino da nulla, e quindi di potere ‘apparire’, e magari, domani, di poter dire che la legge si farà, grazie alla sua azione. E, inoltre, per trovare il modo di incidere o tentare di danneggiare l’alleanza in corso tra PD e stellini, dei quali ultimi Renzi ha il massimo disprezzo, e dice: «Speriamo che prima o poi anche il Pd abbandoni i modi di fare dei populisti grillini e torni a fare Politica. Quella che scrive le leggi, non quella che cerca i ‘mi piacè». Tanto più che in nessun momento Renzi dice quale legge vorrebbe, e non lo ha detto quando avrebbe potuto. Tanto che è lecito pensare che a Renzi di questa o altra legge non importasse nulla, piuttosto quello che gli interessa è solo apparire in ogni modo come un referente del quale non si può fare a meno.


Orbene, al di là del disgusto che questo modo di concepire la politica mi provoca, si potrebbe andare più a fondo con pochissime righe. Che io avessi serie perplessità sulla proposta di legge Zan non l’ho mai nascosto, specie perché quel testo si proponeva più e oltre (badate bene: oltre) che difendere gli omosessuali da possibili (e ahimè frequenti) violenze, si proponeva anche di dare dell’omosessualità una immagine positiva, positiva e non solo libera rispetto ad altre scelte sessuali. Una legge, cioè, tesa a considerare di fatto un merito l’omosessualità. Il che contraddice la logica, che vuole che tutte le scelte sessuali siano sul medesimo piano e che non vi sia nessun ‘merito’ nell’essere omosessuale o eterosessuale, eccetera.
Ciò premesso, però, proprio come ho cercato di dire in altre occasioni, pur di fronte a queste obiezioni, si era creata una situazione per la quale per poter giungere ad un accordo si doveva nella sostanza rinunciare ad alcuni principi. E, credo, sui principi non si tratta, questo è certo. E quindi accettare una trattativa a tutti i costi, avrebbe prodotto alla fine una legge oscura e ambigua, che avrebbe lasciato il problema intatto. Trattare -credo sia stata la convinzione di chi ha tenuto fermo il punto- significava rinunciare a questioni di principio, attinenti alla libertà della persona.
Capisco, quindi, che si sia rinunciato ad una trattativa che avrebbe depotenziato la legge e difeso molto malamente le persone che avevano bisogno di quella legge per essere difesi e protetti, ma ora si dovrà ricominciare da capo, e l’augurio è che, a principi fermi e chiari così come sono oggi, si rinunci al trionfalismo, tanto inutile quanto sciocco e quanto anche estraneo alla legislazione di un Paese civile e moderno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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