domenica, Ottobre 17

Biden e Putin a Ginevra con in testa Yalta I due a Vienna non hanno risolto i problemi, da buoni politici hanno costruito un metodo, che consentirà di affrontare i problemi con spirito costruttivo e ridisegnare la carta geografica dei prossimi cento anni, addivenire a una nuova Yalta

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Come dicevo ieri, valutare i risultati, ma specialmente le prospettive dell’incontro Joe Biden – Vladimir Putin oggi ha poco senso. Non solo o non tanto perché i due non ci hanno detto dove vanno e come ci vanno, quanto perché, credo, non lo sanno precisamente nemmeno loro. Ed è un bene perché, come vediamo subito, vuol dire che è iniziata una discussione.

Nei vari commenti che si leggono, l’idea di fondo è sempre quella di un Vladimir Putin alla ricerca di una sorta di riconoscimento, di un Putin in difficoltà, di un Putin con le spalle al muro sui diritti dell’uomo e infine di un Putin costretto a riconoscere le ‘linee rosse’. Questo in particolare, si legge molto spesso, più o meno sempre uguale: ‘Biden ha fissato le linee rosse oltre le quali Putin non può andare’. Se non sbaglio nella conferenza stampa, Putin sulla questione è stato interpellato e ha risposto in maniera un po’ ironica, per dire di linee rosse ce ne sono dappertutto. Tradotto: anche io segno le mie linee rosse.
In termini concreti, l’unico vero risultato visibile è il ritorno degli ambasciatori in sede, cioè, la ripresa di relazioni diplomatiche serie. Sulle quali, il molto più spregiudicato Putin di Biden ha spiegato che ha grande stima di Biden, politico esperto e consumato. Insomma, ha detto che con Biden si può trattare seriamente, nonostante lo abbia chiamatokiller’. Ma sui temi seri.
Joe Biden mi sembra arroccato su posizioni da guerra fredda, ha però dovuto lasciarsi sfuggire che non si intende portare Kiev nella NATO. E non è affatto poco. Perché, primo punto nevralgico, quel tema va discusso e risolto, possibilmente non in termini conflittuali. Pensare ad una soluzione della situazione del Dombass si può. Immaginare di parlare ancora di Crimea no. Che qualcuno ci possa perdere la faccia, meno che mai. Ma tutto il resto è fluido, molto fluido.
La Russia ha realizzato il vecchio sogno di un accesso al Mediterraneo, ormai non più eludibile, ma potrebbe creare non pochi problemi la politica sempre più altalenante di Recep Tayyip Erdogan, che si accinge a costruire un nuovo Bosforo. Credo che sul punto la Russia abbia una sensibilità notevole.

Si è parlato molto, sembrerebbe, di diritti dell’uomo, di Aleksej Navalny e quant’altro. Molti giornalisti non sanno dire di meglio che la politica di Putin si riduce alla somministrazione di polonio ai dissidenti. Ma è solo propaganda. E ancora di più lo è il tema Navalny.
Sul punto, anzi, Putin ha risposto in maniera sprezzante, dicendo (ne avevo immaginato anch’io, se ricordate, qualcosa del genere) in sostanza che chi è senza peccato lanci la prima pietra. Poi non ha aggiunto molto altro, ma basta pensare che il primo atto di politica estera di Biden è stato il bombardamento di una presunta base terroristica in Siria, e il secondo il plumbeo silenzio sui bombardamenti israeliani su Gaza.
Eppure, a leggere i giornali, sembra che si sia parlato solo di Navalny e in genere della opposizione in Russia, dei diritti umani. Sul tema la risposta di Putin è stata secca che più secca non si può, quando ha detto: «Tutto quello che accade nei nostri Paesi, in un modo o nell’altro, è responsabilità dei leader»; «Guardate le strade americane: ci sono uccisioni ogni giorno e non dite niente». Ha richiamato l’Afghanistan, chiaramente sono stati uccisi dei civili anche lì nel contesto di operazioni militari. «Guantanamo non l’hanno ancora chiusa. Nelle carceri anche europee si pratica la tortura: questo è rispetto dei diritti umani?». Mutatis mutandis, con altre parole, ma è quanto sto ripetendo da tempo.
Perché lo dico?
Ma perché è venuto il momento di uscire dal giardino di infanzia nel quale cerca di relegarci la stampa, italiana in particolare ma non solo, quando tratta di questi temi. Ma voi credete davvero che due uomini come quelli, maturi, in politica da sempre, rotti a tutti gli inganni e i trucchi, che hanno sulle spalle la vita di centinaia di milioni di cittadini dei rispettivi Stati, stiano a discutere di Navalny o dei Black lives matter?
Non vorrei apparire un cinico che non sono, ma dal loro punto di vista il tema è semplicemente ‘chi se ne frega di Navalny ecc.’, ‘mi dai una mano a fermare l’aggressività della Cina?’, ‘mi lasci cercare petrolio in Artico?’, ‘che facciamo in Siria?’, ‘la fermi tu la Turchia?’ E così via.
Svegliamoci, usciamo dall’asilo. La politica estera è una cosa seria, dura. Non è roba da educande e meno che mai da incompetenti, non di ‘strategie digitalizzate geopolitiche’, ma di politica, politica pura, cioè di prospettiva.

Abbiamo visto due potenze che si confrontano e si misurano, sulla base dei propri interessi, che sono prevalentemente economici. Con una differenza tra i due, secondo me non da poco. Putin agisce da solo, non ha ‘alleatida convincere, ha le mani libere. Biden ha deglialleaticon i quali deve trattare, non decide da solo.
Se mi permettete un azzardo: Trump almeno questo lo aveva capito e cercava di mollare l’Europa, per occuparsi direttamente e solo della Cina. Biden non può farlo, deve trattare anche con l’Europa. Ecco perché vado ripetendo che ora l’Europa ha un ruolo importante: può essere il ponte per la creazione di un rapporto maturo e nuovo di stampo geopolitico davvero tra Russia e USA, non per parlare dei diritti dell’uomo (dei quali non importa nulla a nessuno dei due e, quanto a questo, nemmeno all’Europa), ma per ridisegnare la carta geografica dei prossimi cento anni. Dove, dunque, l’Europa può essere uno dei disegnatori, o nulla.
Ma è un fatto ovvio, credo, che solo se i due grandi trovano una nuova Yalta (e anche in fretta), la Russia può avere interesse ad allentare i rapporti con la Cina. E l’Europa, di nuovo, può essere una via di accesso della Cina, ma a condizioni molto più stringenti. Sarà un caso che al Ministero degli Esteri è allo studio una sorta di riscrittura dell’accordo con la Cina? Una volta di più, non credo. È un modo per dire agli USA, con cortesia, che anche con la Cina si deve trattare per non venirne travolti, e l’Europa può essere una porta aperta, ma non troppo, nella mediazione tra USA e Russia.

Situazione fumosa, vaga? Sì. I due non hanno risolto i problemi, hanno fatto una cosa diversa e da buoni politici: hanno costruito un metodo, che, al di là delle rispettive facciate, consentirà di affrontare i problemi con spirito costruttivo. Sarà un caso, ma sia Putin che Biden hanno una età ‘avanzata’ e se sono dei politici veri (come credo, o forse spero, che siano) si preoccupano di lasciare a chi verrà dopo un mondo non sull’orlo di un tracollo e indirizzato su una strada certa.
Oddio, speriamolo almeno.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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