lunedì, Settembre 27

Biden al G7: il multilateralismo è tornato Con ogni probabilità, il focus dell’incontro sarà il rilancio di un ‘metodo multilaterale’ che negli scorsi anni è stato spesso sotto attacco

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Il G7 che si terrà il prossimo 11-13 giugno in Gran Bretagna rappresenterà, per Joe Biden, il primo vero appuntamento sulla scena internazionale e la prima vera prova di fronte agli alleati europei, che, all’epoca della sua elezione, tanta fiducia hanno espresso verso la nuova amministrazione statunitense. Il fatto che il vertice dei ‘sette grandi’ sarà seguito, il 14 giugno, dal vertice NATO di Bruxelles e, lo stesso giorno, dal vertice USA-UE, sempre nella capitale belga, aggiunge ulteriore interesse per questa trasferta europea del Presidente. Gli obiettivi del viaggio di Biden sono ambiziosi. Secondo quanto è stato diffuso, i leader presenti in Cornovaglia discuteranno unagenda comune per garantire la sicurezza sanitaria globale, stimolare la ripresa economica globale, affrontare il cambiamento climatico, migliorare la cooperazione digitale e commerciale, rafforzare la democrazia e affronteranno una lunga serie di altri temi, primo fra tutti il coordinamento delle politiche economiche dei Paesi partecipanti, per il quale il Segretario al tesoro, Janet Yellen, ha espresso da tempo il suo interesse.

Alla viglia di questo appuntamento, Biden ha dichiarato in varie occasioni che il tempo dell’‘America first’ sarebbe terminato. Sono parole che – dal punto di vista europeo suonano rassicuranti soprattutto dopo le tensioni che hanno caratterizzato i quattro anni dell’amministrazione Trump. È quindi probabile che – al di là delle decisioni che saranno concretamente prese i leader europei siano disposti a garantire al Presidente una nuova apertura di credito. La ricomposizione della frattura fra le due sponde dell’Atlantico e la ricerca di una nuova unità occidentale sono, infatti i veri obiettivi dell’incontro; obiettivi per molti aspetti condivisi dal governo britannico, oggi nei panni del padrone di casa. Nonostante le offerte degli scorsi anni, Boris Johnson non è riuscito a trarre, dal presunto ‘rapporto privilegiato’ con Donald Trump, i benefici che si attendeva per la Gran Bretagna del dopo-Brexit, mentre la maggiore vicinanza all’Europa dell’amministrazione Biden potrebbe avere ricadute positive sulla posizione di Londra, offrendole la possibilità di giocare la propria partita su due tavoli.

In effetti, in vista del vertice, proprio la Gran Bretagna si è segnalata per il suo dinamismo. Nelle scorse settimane, Londra ha concorso – fra l’altro – a sviluppare molti dei punti in agenda, primo fra tutti il progetto di un’azione comune a contrasto della strategia di disinformazione portata avanti dalla Russia. Si tratta di un tema che all’amministrazione statunitense sta particolarmente a cuore, insieme a quello (anch’esso in agenda) del contenimento dell’influenza cinese, sia a livello globale, sia nel teatro dell’Asia-Pacifico. Anche per questo, il vertice vedrà la partecipazione come ospiti – dei Capi di Stato o di governo di Australia, India, Corea del Sud e Sudafrica, oltre che dei Presidenti della Commissione e del Consiglio europeo, invitati regolarmente al vertice, rispettivamente dal 1981 e dal 2010. È un parterre ampio e differenziato che – secondo alcuni osservatori – dovrebbe offrire a Biden la possibilità di avere una serie di confronti bilaterali non solo con le sue controparti del G7 ma anche con una serie di partner importanti in un’area in cui Pechino appare particolarmente attiva.

Con ogni probabilità, il focus dell’incontro sarà, comunque, il rilancio di un ‘metodo multilaterale’ che negli scorsi anni è stato spesso sotto attacco. Anche per questo è significativa la coincidenza del G7 con gli impegni che attendono Biden a Bruxelles. A differenza del suo predecessore, l’attuale Presidente vede nella capacità di Washington di agire nei fori di cui gli Stati Uniti fanno parte il modo più efficace di perseguire i loro interessi e di consolidare la loro posizione internazionale. È una visione su cui i suoi interlocutori possono agevolmente convergere. Tuttavia, sul lungo periodo, l’interrogativo riguarda soprattutto la capacità di definire per questa via– una serie di obiettivi veramente condivisi. Difficilmente il vertice di Carbis Bay potrà offrire indicazioni precise in proposito. In ogni caso, esso permetterà di capire, al di là delle dichiarazioni ufficiali, se e quanto fra Washington e l’Europa esista davvero un dialogo e se gli Stati Uniti siano davvero disposti a tornare a svolgere quella azione equilibrante delle dinamiche occidentali cui sembrano avere da tempo rinunciato.

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