sabato, Aprile 17

Bhutan: l'India ha bisogno di una politica proattiva 40

0

Narendra Damodardras Modi

I due giorni della visita del primo ministro indiano Narendra Modi nel Bhutan sono stati visti come un importante sviluppo nella politica del continente asiatico, specie per quanto riguarda la crescita del ruolo dell’India. Ancora più importante il fatto che la visita sia «giunta prima di una serie di colloqui bilaterali programmati tra Cina e Bhutan», o così ne parla una parte dei media.

È stata la prima visita di Modi a un Paese straniero, dopo essere diventato Primo Ministro. Ma già invitando i capi dei i Paesi membri del SAARC (South Asian Association for Regional Cooperation) alla sua cerimonia di giuramento Modi aveva dato un primo “assaggio” di quali siano le sue priorità in politica estera.

Politicamente e strategicamente parlando, i rapporti dell’India con il Bhutan, la nazione buddista, hanno enorme importanza, perché la nazione himalayana è incuneata tra India e Cina ed è tuttora filo-indiana, nonostante i tentativi diplomatici della Cina, che si vuole aprire spazio. India e Bhutan sono però accomunati dalle dispute di confine che entrambi intrattengono con la Cina.

Per alcuni media, l’iniziativa di Modi scoraggerà la Cina dal tentativo di aumentare la sua influenza nel Bhutan. Le iniziative diplomatiche dell’India «assumono un particolare significato, ora che la Cina intensifica gli sforzi per corteggiare e stabilire rapporti diplomatici a pieno titolo con Thimphu», ha detto l’’Hindustan Times’. Difficile, però, credere che le preoccupazioni della Cina in questo senso siano davvero speculari all’entusiasmo dell’India. «È bello vedere New Delhi e Thimphu sviluppare le loro relazioni», dice un comunicato del ministero degli Esteri cinese riferendosi alla visita di Modi in Bhutan. «Per quanto riguarda le relazioni della Cina con il Bhutan, non abbiamo stabilito relazioni diplomatiche, ma i nostri due Paesi intrattengono dialoghi amichevoli e scambiano visite», ha dichiarato ai media il portavoce del ministero degli esteri cinese, Hua Chunying, il 16 giugno.

L’India, in questi giorni, ha intensificato i suoi programmi di aiuto economico per rafforzare il rapporto con il Bhutan. Dato che il Paese è una fonte importante di energia idroelettrica, l’India spera di importare 10.000 MW di energia idroelettrica dal Bhutan entro il 2020.

L’India è un Paese con poche fonti energetiche rispetto al suo fabbisogno e questo in parte riguarda anche la capitale di Delhi, che subisce la scarsità dell’approvvigionamento energetico in tutto l’anno; le prospettive energetiche del Bhutan sono certamente una speranza per l’India che, quindi, finanzia progetti di fonti idroelettriche nel paese e prodiga aiuti economici a Thimpu. Tuttavia, «non si tratta solo di sfruttare le risorse e soddisfare le esigenze energetiche dell’India, ma di un processo di sviluppo sostenibile, per affrontare il problema del riscaldamento globale», ha detto il Primo Ministro indiano Modi, notando che le due nazioni vogliono combattere insieme il cambiamento climatico globale.

Come parte dei suoi pacchetti di assistenza finanziaria, l’India ha dedicato 4.500 crore di Rupie (ogni crore vale 10 milioni di unità) all’11° piano quinquennale 2013-18 del Bhutan, per lo sviluppo nei settori delle infrastrutture, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, della salute, dell’agricoltura, dello sviluppo delle risorse umane e del turismo. L’istruzione, i media e il turismo sono settori che mostrano anche buone possibilità di cooperazione futura.

Nel 2012, il commercio bilaterale tra i due Paesi ammontava a Rs. 6.830 crore. «Ma il problema è più grande della sola assistenza economica», dice Harsh V Pant, professore di Relazioni Internazionali presso il King’s College di Londra. Pant, in un suo recente pezzo di opinione, ha detto che il confine lungo 470 km che si estende tra Cina e Bhutan è da tempo controverso. Il Bhutan cerca una rapida soluzione per evitare che il confine passi allo stato vicino. Gli strateghi della difesa sono informati di azioni di occupazione che i cinesi starebbero intraprendendo, e del fatto che accedono alle zone contese della Valle del Chumbi, al confine con Bhutan, Tibet e Sikkim; questo porrebbe sotto grave minaccia il corridoio Siliguri, che collega l’India al suo nord-est e, quindi, ostacolerebbe gli interessi dell’India circa la  sicurezza dei suoi confini nazionali.

Anche dopo le tensioni generate dalle dispute di confine, le crescenti aspirazioni del Bhutan di assumere un ruolo autorevole nella politica internazionale hanno indotto lo stato all’impegno diplomatico con la Cina. Con il passaggio da una monarchia assoluta a una democrazia parlamentare, nel 2008, i leader del Bhutan puntano ad ottenere un seggio – non permanente – nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Spinto da questa aspirazione, il precedente primo ministro del Bhutan, Jigme Thinley, ha insistito per la candidatura del Bhutan a divenire membro del Consiglio di Sicurezza, e nel contempo ha incontrato il suo omologo cinese a margine della conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, nel 2012, a Rio de Janeiro.

Senza dimenticare nulla di tutto questo, «L’India ha bisogno di giocare le sue carte con grande finezza, se vuole mantenere un rapporto speciale con il Bhutan», dice il prof Pant, suggerendo che la politica bhutanese in India non deve essere condizionata dal rapporto con la Cina. «L’India non può e non deve ostacolare il rafforzamento dei legami sino-bhutanesi. Il Bhutan, già regno isolato dell’Asia meridionale, si sta aprendo al mondo. Non solo la Cina, ma anche altre potenze stanno cercando di entrare in relazione con Thimpu. Un Bhutan pienamente integrato nella comunità mondiale non può che essere una cosa buona per l’India» ha aggiunto il Prof. Pant.

L’India ha bisogno di guardare oltre il suo rapporto con la Cina, e di perseguire una politica proattiva verso il Bhutan, politica capace di aprire la strada a un dialogo tripartito. Tale politica potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella soluzione dei problemi alla frontiera e migliorare le relazioni diplomatico-economiche dei tre Paesi.

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->