sabato, Settembre 25

Carceri, Bernardini e Cianfanelli: ‘Ministro, mantenga la parola data’ Donne in carcere, gli 'inferni' dimenticati. Risarcimenti per ingiusta detenzione: aspetta e spera

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Signor Ministro, e i decreti attuativi? Scrive nella sua pagina Facebook la leader radicale Rita Bernardini: «Sciopero della fame sulle carceri: sia chiaro, io e Deborah Cianfanelli insieme ad oltre 10.000 detenuti e cittadini liberi, non chiediamo qualcosa che il Ministro Andrea Orlando abbia detto di non voler fare. Gli chiediamo, al contrario, di RISPETTARE LA PAROLA DATA sulla Riforma dell’Ordinamento Penitenziario esercitando la delega conferitagli dal Parlamento in giugno. Ci sono le registrazioni di “Radio Radicale”: dalla prima, in cui il Ministro diceva che i decreti sarebbero stati pronti a metà agosto, alle successive in cui posticipava sempre la data di presentazione al Consiglio dei Ministri. La situazione drammatica delle carceri esige serietà e il rischio è che la legislatura si concluda con un nulla di fatto. Oggi è il sesto giorno di sciopero della fame».

Il post di Bernardini è delle 14,27 del 21 ottobre.

Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, nel corso di un incontro con i giornalisti a Strasburgo, nell’ambito dei lavori al Consiglio Europeo in occasione della firma sulla conversione dei reati legati ai beni culturali, dichiara: «Per i decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario è questione delle prossime ore. Sono in fase di invio. Siamo al drafting, poi verranno inviati a Palazzo Chigi. Il ritardo è stato determinato dalla decisione di attenderli per dare precedenza al decreto sulle intercettazioni perché la delega aveva una scadenza di tre mesi. Una volta mandato quello o l’invio è in corso o è già stato fatto».

La dichiarazione del ministro è contenuto in un dispaccio dell’agenzia Italia, del 24 ottobre, le 13 circa.

Sempre nella sua pagina Facebook Bernardini risponde: «Forza Andrea Orlando! Con Deborah Cianfanelli, giunta con me al nono giorno di Satyagraha e con tutti i detenuti, i loro familiari e l’intera comunità penitenziaria, TI INCORAGGIAMO».

Il post è del 24 ottobre, ore 15 circa. Non ci vorrà molto per capire se, finalmente, dalle parole si sarà passati ai fatti…

Il risarcimento che non arriva mai. Decreti a parte, che costituiscono comunque un innegabile e importante passo in avanti verso la giusta direzione, i problemi in attesa di soluzione sono ancora tanti.

Per esempio, la questione che riguarda molti cittadini arrestati e, dopo tempi più o meno lunghi rilasciati perché risultano innocenti. I danni psicologici e di ‘immagine’ sono irrisarcibili. Nessuna cifra potrà restituire mai la serenità perduta, e cancellare quello che si patisce. L’oltraggio e la beffa, oltre al danno, è che spesso perfino l’indennizzo viene negato. Un caso esemplare è costituito dal signor Giulio Petrilli: era ventenne, quando lo accusano di ‘partecipazione a banda armata’ (nella fattispecie, Prima Linea) con funzioni organizzativa. Trascorre qualcosa come sei anni in carcere, per essere poi definitivamente assolto: prima in Appello, poi in Cassazione. Risarcimento? Zero. Non un centesimo.

Certo: gli si possono imputare ‘cattive compagnie’. Conosceva alcuni di ‘Prima Linea’; le cattive compagnie traggono in inganno gli inquirenti. Poi la sentenza di assoluzione arriva in anticipo, quando la riforma del codice di procedura penale che nel 1989 introduce la riparazione per ingiusta detenzione, ancora in vigore. E dunque, volete che si sia così indelicati da prevedere la retroattività?

Sfortunato davvero, il signor Petrilli. Ma non è un caso isolato. Pensate: su circa quattro milioni di persone vittime di ingiusta detenzione o errori giudiziari, solo 25.000 hanno ottenuto una forma di risarcimento.

Nel caso sia riconosciuta l’ingiusta detenzione, l’indennizzo consiste nel pagamento di una somma di denaro che non può superare l’importo di 516.456 euro. La riparazione non ha carattere risarcitorio ma di indennizzo. Nel caso di errore giudiziario, si può parlare di vero e proprio risarcimento. Il caso più clamoroso con il più alto risarcimento per errore giudiziario, riguarda il signor Giuseppe Gullotta: sei milioni e mezzo per ripagare 22 anni di carcere da innocente e altri 40 anni vissuti tra galera e attesa delle decisioni dei giudici. Gulotta era stato accusato, quando aveva 18 anni, dell’omicidio di due carabinieri, Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta, uccisi nel gennaio 1976 ad Alcamo Marina, vicino Trapani. Arrestato, aveva confessato un delitto mai commesso perché sottoposto a vera e propria tortura.

Donne in carcere. Se ne parla molto poco. La condizione delle donne in carcere. Sono 2.448, circa il 4 per cento dei detenuti. Il 25 per cento di loro è concentrato in quattro carceri, unicamente femminili: Trani, Roma-Rebibbia, Empoli, Venezia-Giudecca, Pozzuoli. Il resto è malamente distribuito in carceri maschili; e anche per loro spazi recuperati in luoghi obsoleti e semplicemente indecenti.

Valga, a mò d’esempio, il carcere di Pozzuoli (Napoli): suddiviso in tre piani e altrettante sezioni, a seconda della pena da scontare e dei reati commessi. La situazione all’interno della struttura era semi-sconosciuta, fino al 2015. Nel maggio di quell’anno, la svolta: una lettera anonima viene recapitata al comitato “Parenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli”. Il carcere viene definito come “un inferno”, sovraffollato, assistenza medica precaria, prezzi esorbitanti anche per i beni di prima necessità; e ancora: violenze verbali, minacce, perfino casi di prostituzione.

Per questa settimana può bastare…

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