giovedì, Aprile 15

Bernabei e Lepri, i Testimoni

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Ieri mi son capitate un po’ di cose che meritano un’ ‘AMBRacadabra‘, o, almeno, una citazione faceta; e un evento che, invece, aveva rango di delizia intellettuale.

Cominciamo dalle prime, così le spicciamo. Tornando a casa  -abito nella capitale dalle parti di via Pier della Francesca-  mi è passato vicino un giulivo funzionario di PS  -l’ho dedotto da quello che diceva – che, al telefono, parlando con qualche amico/a, raccontava: “Sono a Roma, alla Scuola di Polizia per cinque giorni. Sì, stiamo facendo un corso sul femminicidio. Uffà, ormai è di moda“.
Il mio primo istinto è stato sgominato miracolosamente dal mio agitatissimo angelo custode, un poveraccio sempre col batticuore perché una volta o l’altra si aspetta che io, malgrado i suoi buoni uffici, finisca in guardina.  Se, infatti, avessi seguito l’impulso, un’imputazione di ingiuria a pubblico ufficiale non me l’avrebbe tolta nessuno. Affidare le indagini su un femminicidio ad uno così, che considera una noia il corso che gli dà i fondamentali in materia, mi fa pensare che, in cuor suo, sia convinto che queste povere donne, alla fin fine, se la tirano la coltellata o il colpo di pistola: hanno alzato troppo la testa dal giogo maschile!

Giustiziato l’incauto, passo avanti. Il nome del prossimo reo è di moda, quello sì: Matteo.
Stavolta lascio in pace il Premier, che la camicia bianca è il suo moderno ‘Biancofiore’, e anche Artini… (ma queste madri avevano fatto un patto di sangue a chiamarli tutti così?) e parlo di Matteo Salvini che della camicia s’è addirittura sbarazzato.
Con un fare ammiccante, degno di un componente del Centocelle Nightmare, si è fatto fotografare a torso nudo dal settimanale ‘Oggi’. A dissimulare il petto possente che ha affascinato anche Madame Le Pen, c’è una vistosa cravatta verde, segno di continuità leghista.
Ma è possibile che ci siamo ridotti così? Che i leader della storia siano stati sostituiti da questi zimbelli (e non zibellini, pelliccia tipicamente reale) che campano sulle nostre spalle facendo i modelli un po’ hard?

Avevo bisogno di respirare… avevo bisogno di immergermi in cose serie, confrontarmi con persone di spessore.
E l’occasione è venuta, ieri mattina al Salone degli Arazzi di Viale Mazzini, sede della RAI, quella che esibisce il celebre ‘Cavallo morente’ di Francesco Messina (1966) all’ingresso. Ho scoperto, facendo un po’ di conti che, essendo allora Ettore Bernabei Direttore Generale, fiorentino Doc, mai gli sarebbe venuto in mente che questa fosse una statua vagamente iettatoria.
Son certa che, quando Totò andava in RAI  -ci sarà andato a firmare un contratto, visto che a quei tempi faceva trasmissioni TV- forse, accorgendosene, avrebbe fatto gli scongiuri.
Divago. Mi bacchetto da sola. Dunque, eravamo al Salone degli Arazzi, ove son giunta con un’ora buona d’anticipo. Capirete che i personaggi di cui si sarebbe presentato un libro a quattro mani, un’intervista scambievole, stile ping pong, sono famosi e amati, oltre che con grandi famiglie di figli e nipoti alle spalle: Ettore Bernabei e Sergio Lepri.
Il primo, ex Direttore Generale della RAI (la RAI di Bernabei, basta la parola…), il secondo, trentennale direttore dell’ ‘ANSA‘ (l’ANSA di Lepri, quella de’ ‘L’ha detto l’ANSA’ o… ‘Aspettiamo l’ANSA… – per dare certificazione alle notizie -) hanno scritto, avendo 188 anni in due, il libro ‘Permesso, scusi, grazie – Dialogo fra un cattolico fervente e un laico impenitente’ (RAI – ERI) e l’hanno presentato con un eccezionale afflusso di pubblico, in una giornata di pioggia che Dio la menava giù (miracolo! All’uscita c’era il sole: era forse l’effetto di questi due maghi dell’ottimismo?).
Oltre al folto pubblico, quello delle grandi occasioni, un mix di RAI, in servizio o in quiescenza; ANSA, giovani e anziani e tanti amici, il panel di presentazione era davvero eccezionale.
Il regista-moderatore era Massimo Gramellini, il mio adorato Massimo Gramellini (che potrei dirvi una cosa di lui, che se la dico… Massimo, hai una spada di Damocle sospesa sulla testa… vedi un po’ tu!); al tavolo con lui c’era Bruno Vespa (sempre tracimante, ad un certo punto ha sgomitato, sostituendosi al povero Massimo; per fortuna giusto un momento, cosicché se ne sono accorti in pochi… forse era l’effetto della vaccinazione antinfluenzale, fatta in diretta la sera prima); Stefano Folli (transfuga da ‘Il Sole 24 ore‘, adesso a ‘La Repubblica‘… ma poi, chissà?); il direttore de ‘L’Osservatore Romano‘, Gian Maria Vian e Marcello Sorgi (ex direttore del ‘TG 1‘ e de’ ‘La Stampa‘).
Insomma, ero in un brodo di giuggiole, visto che si tratta di personaggi di esperienza e spessore.
Al tavolo, per il saluto introduttivo, c’era anche il dg RAI Luigi Gubitosi. In prima fila, la Presidente, Anna Maria Tarantola. Volti noti: Giancarlo Leone, Maurizio Caprara (c’è stato il messaggio del Presidente della Repubblica), Roberto Sergio, Duilio di Giammaria, Marino Sinibaldi, Andrea Vianello, e poi… mi pare di fare le cronache rosa, tipo Mosconi e mi fermo qui, nel ‘c’era questo, c’era quello’… Mica sono Dagospia, io!
Se, al tavolo, c’era  -dal mio punto di vista-  un’assenza clamorosa, era quella di una relatrice. Roba da Monte Athos. Mi dispiace molto tale superficialità, soprattutto in presenza di una Presidente donna che ha impresso una così importante sterzata positiva alla poco consona rappresentazione della donna nelle trasmissioni RAI.
Ma torniamo alla cronaca. Introdotto da Gramellini, Luigi Gubitosi si è davvero limitato ad un saluto e ad alcune battute piacione, tipo: «Tutti i direttori generali della RAI hanno sperato anche solo per un secondo di essere Bernabei… nessuno c’è riuscito; è lui il direttore generale per antonomasia, anche a distanza di tanti anni». Faccio un rapido conto… 40 anni son passati da che Ettore Bernabei lasciò il posto di DG!  «Tant’è», ha detto Gubitosi, «che quando si fa riferimento a questa carica della RAI il suo è l’unico nome che viene facilmente in mente, altri non se li ricorda nessuno».  Io sì… soprattutto Pier Luigi Celli e Biagio Agnes; ma anche, Flavio Cattaneo, Claudio Cappon e Mauro Masi; altri son durati meno di un Governo balneare…
Dopo Gubitosi, è toccato a Bruno Vespa, sempre imaginifico, tant’è che s’è detto in soggezione come un parroco di campagna che si trova improvvisamente di fronte il Papa e il Segretario di Stato vaticano. Ha detto che il libro rappresentava la storia d’Italia più bella che avesse mai letto. Io gli ho scrutato nel retropensiero e, secondo me, dentro di sé ha aggiunto: ‘Tranne i miei libri’, che ormai ne ha scritti una sfracello.
Inoltre, Vespa ha rimarcato che, malgrado la sua confessa confessionalità, Bernabei assunse molte intelligenze laiche e da ciò ne nacque ancheTV7‘, che lui chiamava il TG per i grandi’.
Dal successivo dialogo fra Vespa e Bernabei è emerso che molte di queste ‘intelligenze laiche’ erano state indicate a Bernabei da Sergio Lepri, già capo ufficio stampa di Amintore Fanfani, poi all’ ‘ANSA‘, un repubblicano ‘travestito’.
La finestra internazionale della presentazione è stata condotta da Stefano Folli e introdotta da un toccante filmato riguardante l’assassinio del Presidente USA, John Kennedy. Vi posso assicurare che mi sono fortemente commossa (così come mi ha toccata nel profondo il contributo filmato riguardante la vicenda Moro). In questo caso, è intervenuto Marcello Sorgi, che ha approfondito con i due Autori certi momenti drammatici e l’epilogo tragico di qui maledetti 55 giorni del 1978.
Poiché, però, mi riservo d’intervistare entrambi i protagonisti… penso che quanto hanno detto riguardo a questi due momenti particolari andrebbe annegato in questo mio oceano di parole odierno.
Un elemento che, al di là dell’amicizia, ha finalmente messo d’accordo i due Autori è stato il comune pensiero su Papa Francesco, come ha notato Gian Maria Vian… e Bernabei ha rimarcato quanto sia sbagliato seguire il principio barbaro del ‘Mors tua, vita mea’, piuttosto che quello scaturente dal Vangelo e dall’insegnamento di Cristo: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’.
Di grande profondità è stato altresì l’intervento finale di Lepri: «Trovo oggi confortata una mia antica convinzione  cioè che la vecchiaia può essere un privilegio, quando ci si arriva… viventi, parlanti, deambulanti, scriventi… da sopravvissuti. Apparteniamo entrambi a una generazione che ha visto un numero eccezionale di eventi che hanno convulsamente cambiato la società. Fra nascita e morte di nazismo e fascismo; il ritorno alla libertà dell’Italia e la sua ricostruzione; il miracolo economico; si è assistito a due fatti importanti: la morte del comunismo e la cattivissima salute del capitalismo. Il titolo dell’opera richiama una affermazione di Papa Francesco, che ha definito: ‘Permesso, scusi, grazie’ parole simbolo della stessa convivenza civile. Nonostante anche le prove che abbiamo personalmente affrontato e le perdite familiari che ci hanno colpito, possiamo definirci due vecchi felici e abbiamo il privilegio di poter dire a chi incontriamo: ‘Son felice di vederti’… e di sentirci rispondere ‘Son felice di averti visto’».
La spontaneità gioiosa con cui Sergio Lepri ha concluso l’incontro è stata come un balsamo sul cuore. E’ così che ha funzionato per me. Ho voluto raccontarvelo per trasmettere tale carisma anche a voi.

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