martedì, Settembre 21

Berlusconi smonta i gazebo

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Quel Paolo Del Debbio che in molti vorrebbero lanciare a Milano (contro Pisapia?), per ora recidivo al punto di escludere del tutto l’eventualità. Con buona pace di Matteo Salvini, il quale lo lusinga non poco e potrebbe trovare in lui un avversario moderato di peso, quando si dovrà parlare di leadership destrorsa alle Politiche. Le reazioni alla sua proposta di serrata sono piuttosto fredde: “Non credo che Salvini sia il candidato premier ideale per il nostro elettorato, almeno per le posizioni che sostiene in questo momento. Non ci serve un nuovo Nazareno ma nemmeno una opposizione alla Salvini. Il Blocca Italia della Lega? È un ottimo alleato, sta facendo enormi passi avanti e va bene la protesta ma poi dobbiamo portare soluzioni plausibili per il Paese. Bloccare tutto è fin troppo facile. Renzi, invece, ha già dimostrato di non essere coerente e di non mantenere la parola né con gli elettori né con i partiti, quindi va costruita una linea liberale di opposizione, guardando alla luna e non al dito su tutte le questioni”, spiega Federica De Benedetto, “Si vuole parlare di immigrazione? Allora facciamolo guardando da qui a dieci anni alle scuole che dovranno accogliere i bambini che arrivano oggi in Italia, ad esempio”.

Per parlare di nomi e coalizioni ci sarà tempo, anche perché molto dipenderà dalla variabile della modifica alla legge elettorale, sul premio di maggioranza al partito. Fino ad allora, però, l’inquilino di Palazzo Grazioli lavorerebbe ad una fondazione in grado di fare da incubatore di forze nuove da far crescere. Difficile che si utilizzi il brand ‘Altra Italia’, pare già brevettato sotto testata giornalistica, ma il progetto resta in piedi e nulla avrebbe a che fare con la rottamazione del contenitore azzurro. Stando all’ultimo ufficio di presidenza, invece, ambirebbe ad essere una sorta di controLeopolda permanente, la cui entità si conoscerà meglio nelle prossime settimane. Si starebbero rastrellando venti campioni dell’imprenditoria e non, distintisi nelle rispettive professioni e ancora politicamente vergini. E non è un caso che, anche i leghisti dell’altro Matteo stiano organizzando una scuola di politica per l’autunno, pronta a formare i quadri dei verdi e dei cugini meridionali di ‘Noi con Salvini’.

Scenari nazionali e locali lontani solo in apparenza. FI ha retto all’ultima tornata ma sul voto locale pesano equilibri e mediazioni in grado di incidere sulla distanza. A partire dal rapporto con gli alfaniani, avversari al Governo ma alleati su molti fronti. Per Raffaele Fitto è la sfida della maturità, il leone azzurro del nuovo simbolo ha qualche mese per affilare gli artigli e cercare di assestare, a tempo debito, un colpo importante nei territori. Tanto in termini di strategia, quanto in termini strettamente numerici, giocando di sponda con ex aennini, tosiani & Co. La bandiera ammainata dei gazebo è solo la punta dell’iceberg: «Ieri il sergente Garcia, alias Giovanni Toti, aveva inneggiato alle primarie, oggi il capo lo contraddice e dice di no. E Toti si adegua», stiletta Maurizio Bianconi, ex tesoriere e forzista di rango, «Il fatto è che quando Mammasantissima chiama, picciotto risponde. In Forza Italia infatti non c’e’ uno straccio di coerenza di progetto politico se non l’obbedienza pronta, cieca e assoluta al capo e ai suoi interessi. La destra ha già vissuto un dramma simile: fini’ a testa in giù e gambe in su. Noi Conservatori e Riformisti vorremmo un centrodestra coerente e un governo saldo nei suoi principi e non fedele ai capetti di turno siano essi Berlusconi, Salvini, Meloni o chiunque altro». Per capire che aria tira, basta e avanza.

 

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