mercoledì, Ottobre 27

Berlusconi smonta i gazebo

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Le Amministrative sono ancora lontane ma Silvio Berlusconi ha le idee chiare: niente primarie per le nomination del centrodestra. «In troppe occasioni si sono rivelate strumento di consultazione assai manipolabile e non in grado di scegliere il candidato migliore», stronca sul nascere la discussione, frenando gli entusiasmi di due big azzurri come Renato Brunetta e Giovanni Toti, che pure avevano mostrato più di un’apertura: «Un altro gravissimo errore. Sbagliare è umano, perseverare…», gli rimbrotta a muso duro Raffaele Fitto, riaprendo ferite ancora dolorose, «Purtroppo, a volte, essere buoni profeti è facile: è sufficiente prevedere la soluzione peggiore, e difficilmente si viene smentiti. Da mesi e per mesi, ho e abbiamo proposto a Forza Italia le primarie, o comunque meccanismi aperti e di consultazione, con una serie di obiettivi: aprire le porte ai cittadini, privilegiare meccanismi democratici e aperti, creare una mobilitazione indispensabile a una coalizione di opposizione che voglia tornare alla guida del Paese. Anche per questo sono e siamo stati ostracizzati», affonda il colpo il leader dei Conservatori e Riformisti.

Non più di qualche ora fa, è stato il neo Governatore della Liguria a riaccendere la contesa con gli ex compagni di partito, pur chiudendo di fioretto con un appello all’unità «sempre che questa volta i Conservatori e Riformisti decidano di mettersi in gioco davvero. E non come l’ultima volta». Ovvero alle Regionali, quando il Consigliere politico dell’ex Premier fu in prima linea nel vano pressing all’indirizzo dell’ex Ministro salentino, perché prendesse in prima persona i galloni di candidato Presidente nel Tacco: «Dissi anche che avrei fatto lo stesso in Liguria, luogo certamente più ostico al centro-destra. Ricordo anche bene il suo rifiuto, mentre io scelsi di candidarmi. Risultato: Liguria vinta, Puglia persa e centro-destra spaccato. Quale dirigenza ha fatto le scelte giuste e quale ha fatto quelle sbagliate?». La domanda è sibillina e, se è vero che in soccorso del giornalista viareggino andavano l’exploit della Lega e la frattura a sinistra, è vero anche che sull’asse Bari-Roma la tensione era troppo alta perché la proposta non sembrasse un ‘cul de sac’. Da una parte la probabilità di intestarsi una sconfitta in grado di azzopparne le ambizioni nazionali, dall’altra la certezza, in caso di vittoria, di essere relegato forzatamente al ruolo di numero uno della Giunta regionale. Il resto è storia recente: dalla Capitale viene ufficializzato il nome dell’oncologo Francesco Schittulli e commissariato il partito locale. Poi, il lunghissimo braccio di ferro sulle liste sfibra la coalizione fino a spaccarla fatalmente in due tronconi ad un mese dal voto, con l’ex Sindaco di Lecce Adriana Poli Bortone – in forza ai Fratelli d’Italia – nel ruolo dell’outsider, sotto le insegne di Forza Italia e di Noi con Salvini.

Due partite difficilmente paragonabili e, di mezzo, un redde rationem a lungo rinviato, i cui strascichi non sono affatto sopiti. Tutto archiviato dal colpo di spugna dell’ex Cavaliere? Per nulla, dal momento che la posta in gioco è troppo alta per permettersi una nuova guerra intestina: “Dalle prese di posizione contro il partito al sostegno ad un candidato avversario del nostro in Puglia, se ci sarà modo di sedersi di nuovo attorno ad un tavolo, sarà sulla scorta di progetti futuri concreti e con un chiarimento serio su quanto è avvenuto”, sgombra il campo Federica De Benedetto, imprenditrice, già rottamatrice del Pdl con il pavese Alessandro Cattaneo e vicesegretaria regionale dei forzisti. Al voto andrà anche la sua città d’origine: Lecce, storico feudo del Vicerè di Maglie, nella quale ad ambire al tricolore è il deputato Roberto Marti, fittiano doc.

E non che altrove la strada sia tutta in discesa, tanto più se si conta che dal Meeting CL di Rimini è l’ex titolare del Viminale Bobo Maroni a rilanciare la consultazione popolare sui territori. La strada per Palazzo Chigi si costruisce prima di tutto sul medio termine e da Via Bellerio lo sanno: a Bologna si dovrà scommettere sul ballottaggio dell’uscente dem Virginio Merola, a patto – appunto – di trovare la quadra con la Lega sul nome da schierare. E lo si dovrà fare anche a Napoli, senza più Caldoro a Palazzo Santa Lucia e, probabilmente, ripuntando le fiches sul già candidato Gianni Lettieri, con l’incognita del ritorno in campo del padre nobile del centrosinistra, Antonio Bassolino. A Torino, per sfidare Piero Fassino, circola il nome del patron di Grom – Guido Martinetti -, mentre ha declinato l’invito il telegiornalista Massimo Giletti, corteggiato di lusso, al pari di un altro suo blasonato collega.

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