martedì, ottobre 23

Berlusconi, Salvini, Di Maio: viva la Rai, viva la democrazia, chi se ne frega del popolo Berlusconi e i suoi non voteranno più contro Foa, Salvini convertirà la Meloni e bloccherà le norme contro la ‘pacchia’ di Berlusconi, Di Maio voterà Foa, ora candidato anche di Berlusconi e annacquerà le norme contro la ‘pacchia’

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Tal Vito Crimi, autorevole (dice) membro del Movimento grillino e influente (dice ancora) Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in altre parole Sottosegretario al nulla, con aplomb governativo impeccabile, barbetta inclusa, e con quel senso dello Stato che caratterizza lui e i suoi compagni di partito, affermava qualche giorno fa che per Silvio Berlusconi è finita la pacchia, d’ora in poi tetto alla pubblicità e così impara. Gli faceva eco il suo capo Luigi Di Maio, sparando a palle incatenate contro glieditori impuri’ (leggi: Carlo De Benedetti, gli altri non contano, anzi vanno bene) che avrebbero imparato a loro spese come si campa, mentre, con la solita, a mio giudizio disgustosa, doppiezza e ricerca del consenso (in altri ambienti si sarebbe detto ‘leccata di …’) vantava la bellezza degli editori puritipo Urbano Cairo, l’unico citato.
È così, diciamoci la verità, che si esprime un uomo di Governo serio e responsabile, attento ai dritti e alle aspettative di tutti: morte agli avversari (anzi, ai nemici) e viva, finché dura, agli amici. Poi si vede.

Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in una lettera a Pasquale Morgante, Amministratore Delegato della ‘Gazzetta del Sud‘ e del ‘Giornale di Sicilia‘, scriveva tra l’altro: «L’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della democrazia e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo». Gli interventi di Mattarella, si sa, sono rari, ma penetranti. Interviene quando vede dei pericoli per la democrazia e per lo Stato, in una ottica particolare ma fondamentale: l’ottica della Costituzione della Repubblica. A beneficio dei nostri governanti, la parola importante èincondizionata’, per dire puri o impuri, vergini o navigati, purché parlino tutti va bene. Tutti e quindi anche, cum grano salis, quelli che non hanno soldi a sufficienza per parlare, anzi specialmente questi ultimi, per i quali isocialnon bastano.
Il senso dell’intervento di Mattarella era ed è chiarissimo: non si fa politica, specie politica sulla stampa e cioè sulla libertà, in odio a questo o quello, per impedire a questo o quello di esistere di fare conoscere le proprie idee, eccetera.
I grillini per primi, per non parlare dei leghisti, ne dovrebbero essere testimoni colmi di gratitudine. Se sono giunti dove sono, lo devono al fatto di essersi potuti esprimere liberamente e sempre, criticati magari, ma liberamente. Ora, invece, sparano contro chi ha osato essere (e a quanto pare aveva ragioni per esserlo) loro avversario.
Questa è la vera democrazia. Lo dico con ironia, ma, lo confesso, con qualche crescente timore: non dico che vado a rinnovare il passaporto, anche se la tentazione è forte, però, visto che lo ho appena rinnovato …

Democrazia, però, un po’ a senso unico, se ben capisco talune recenti evoluzioni.

Ricordate tutti certamente l’episodio Foa (Marcello Foa), quel tale che, ‘elettoPresidente della Rai è stato bocciato a furor di popolo dal Parlamento. Spiego: ‘eletto’, perché eletto, sì, ma da un Consiglio di Amministrazionesceltodal Governo e, dunque, nella pratica, dalla maggioranza (non si sa come e su quali basi, non risultano concorsi pubblici in materia e meno che mai sono stati diffusi curriculum), quindi si tratta di una elezione alquanto fasulla. ‘A furor di popolo’, potrebbe apparire esagerato, e invece no. La legge (non a caso voluta da Matteo Renzi e Berlusconi e, a suo tempo, osteggiatissima dai grillini -come cambia la vita nel passaggio da opposizione a Governo!), prevede che la Commissione di vigilanza del Parlamento decida il proprio consenso o meno al Presidente. La maggioranza nella Commissione corrisponde, formalmente e nella sostanza, alla maggioranza del popolo -quella roba di cui Di Maio e Matteo Salvini si riempiono la bocca ogni minuto. Quindi, per usare le terminologie abituali di quei due, il popolo ha deciso che Foa non va bene.
Che si fa in un Paese normale, da gente che rispetta la legge, la Costituzione e … il popolo? Foa si dimette, torna al suo campicello e si passa appresso. Stai fresco! Foa non si dimette -posso perfino capirlo difende la pagnotta. Né lo ‘si fa’ dimettere, perché non conviene, meglio aspettare, non si sa mai, tanto, nelle more, Foa, rifiutato dal popolo ma attento alla pagnotta, fa di fatto il Presidente in quantoconsigliere anziano’ … tutte le pensano!
È una plateale violazione della volontà del popolo? Certo, ma -direbbe Di Maio che si esprime sempre in ‘italiano correggiuto’-, ‘chi se ne frega’, tanto nessuno se ne accorge.
Evviva la democrazia, evviva il popolo, chi se ne frega … direbbe anche Travaglio, che se ne intende, ‘ma perché quelli di prima non facevano lo stesso o anche peggio’? E dunque evviva la democrazia.

Ma poi, al solito, laquadrasi trova. Come? Semplice, semplicissimo.
Si comincia dalle gambe della signora Barbara D’Urso, che intervistano Salvini, scompisciandosi nella ammirazione del personaggio, nella celebrazione della sua grandezza, ecc. Dove? Ma sulla rete 5 (solo per coincidenza lo stesso numero delle stelle), dell’editore impuro Berlusconi, la cui pacchia è in fine.
Il giorno dopo, un ringalluzzito Salvini e il Presidente del Consiglio (vero, non presunto, come pensa il ‘povero’ Mattarella) Giancarlo Giorgetti vanno ad Arcore, a casa di Berlusconi (Giorgetti pare sia di casa lì, guarda tu!) dove il primo e il terzo si riuniscono in una stanza a guardare il secondo tempo della partita del Milan contro non so chi (perché il primo tempo no? … resterà un grande mistero della politica italiana di questi anni, agli storici l’ardua sentenza) mentre il secondo si riunisce da solo (sono forme di onanismo politico ben note!) in un’altra stanza, con altra TV a vedere altra partita ma di palla a volo o di palla a canestro, non so bene, comunque di palla.
Perfetto, direte voi, embè, ché due non si possono incontrare quando vogliono e dove vogliono, benché non entrambi al Governo? ‘Non entrambi’, notate la finezza: entrambi fanno parte della ‘coalizione’ di ccentro-destra, che però è dis-coalizzata per permettere a Salvini di fare parte del Governo con i 5S, mentre è ri-coalizzata per partecipare alle prossime elezioni.
Chiaro e semplice no?
E allora? Semplice: Berlusconi e i suoi non voteranno più contro Foa e Salvini parlerà con la adamantina Giorgia Meloni perché cambi il proprio voto contrario a Foa in vista delle elezioni in coalizione, mentre Salvini si incarica di bloccare le norme contro la pacchia di Berlusconi, che Salvini afferma essere solo una ‘buffonata’, dato che non fa parte del contratto di Governo.
E Di Maio voterà Foa, ora candidato anche di Berlusconi e annacquerà le norme contro la pacchia.
E gli italiani, il Parlamento, il voto, il popolo? Chi se ne frega.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.