mercoledì, Aprile 21

Berlusconi: nuova presa per la 'coda' L' "animalismo forzista"

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Tutti ci stavamo chiedendo quale sarebbe stata la prossima mossa politica dal non più Cavaliere Silvio Berlusconi (sollevato dalla carica, lo ricordiamo, in seguito alla sentenza di condanna della Corte di cassazione l’1 agosto 2013 per frode fiscale) in vista delle elezioni europee del 25 maggio. Cosa aspettarsi, l’ennesima pagliacciata che avrebbe provocato scandali a livello globale – alla “Obama è un bel giovane abbronzato”, per intenderci -, o forse un’ulteriore promessa del tipo “basta tasse per gli italiani”, o, meglio ancora, una patetica messinscena che l’avrebbe dipinto come un uomo innocente, magnanimo e generoso?
No, questa volta ad essere al centro del mirino è un altro tipo di vittime: «Abbiamo deciso – annuncia il leader di Forza Italia – di prepararci anche a un grande piano per il mondo che ruota attorno agli amici dell’uomo, ai loro papà e alle loro mamme». Queste le parole con cui, il 10 maggio, si rivolge alla folla animalista radunata da Michela Brambilla, anche lei membro del Comitato di Presidenza di Forza Italia, a Milano.
Durante il discorso di apertura della campagna elettorale, Berlusconi aggiunge di “voler trovare una casa ai 150mila prigionieri nei canili”, e illustra alcuni punti del nuovo programma tra cui l’istituzione “di un garante per i diritti degli animali”, la creazione “di un quadro di prestazioni medico-veterinarie a carico del Sistema sanitario nazionale” e l’incentivazione all’ “adozione di animali rispetto all’acquisto, l’assicurazione sanitaria, la cancellazione assoluta dell’Iva sui cibi degli animali e la raccolta di quello che sapete voi” (alludendo ai bisogni dei cani nelle strade).
Strano zelo verso una categoria che, prima dell’arrivo del famosissimo Dudù (il cane del padrone di Mediaset e della compagna 30enne ex velina napoletana), non sembrava aver mai destato alcun interesse.
E non è tutto: qualche giorno prima Berlusconi aveva aggiornato il proprio profilo facebook con una citazione di Madre Teresa di Calcutta, che esordiva con “Si devono amare gli animali per essere più vicini a Dio”. Curiosa selezione di parole da parte di un politico indagato per molteplici crimini tra i quali corruzione dei testimoni, sfruttamento della prostituzione minorile, traffico di droga, concorso esterno in associazione mafiosa, ecc… Ma per trovare una spiegazione non serve scavare particolarmente a fondo: basti pensare che, secondo le stime, sono 10 milioni le famiglie di italiani a convivere con animali domestici. Un potenziale di 10 milioni di voti farebbe schizzare alle stelle le previsioni di qualsiasi partito. “La proposta era già nel pacchetto pensato dall’ex premier per conquistare gli Over 60: un modo per puntare ai «10 milioni» di italiani che hanno in famiglia un cagnolino o un gattino. Ci sono «150 mila cani» abbandonati nei canili, ha osservato Berlusconi. E i canili «costano alla collettività 260 milioni all’anno». L’obiettivo dell’ex premier è esplicito: i tanti amanti degli animali «non potranno che guardarci con una rinnovata simpatia e anche questo aiuterà il popolo dei moderati a diventare forza e maggioranza politica», riporta il quotidiano online ‘Lettera43’ .
Immediate le risposte delle associazioni: «Servono misure concrete» ha detto il presidente dell’Aidaa (Associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente) Lorenzo Croce «anche perché ai 150.000 cani rinchiusi nei canili vanno aggiunti i 750.000 randagi presenti in Italia. Trovare una casa a 150.000 cani sarebbe un’ottima cosa, ma è strano che questa proposta arrivi a un mese e mezzo dalle elezioni».
Nulla di nuovo, in fin dei conti. Strumentalizzare per ottenere voti sembra ormai essere una pratica all’ordine del giorno. Non solo si configura come una gigantesca presa per i fondelli degli italiani – che si spera abbiano ben chiara la biografia imputridita di un uomo che sembra dare certezza, in qualsiasi occasione, di aver venduto l’anima al diavolo -, ma ridicolizza un insieme di lotte e ideali che milioni di persone si impegnano a difendere ogni giorno, con le unghie e con i denti. Gli animalisti veri -ma del resto chiunque dotato di un minimo di spirito critico- concordano all’unanimità sul fatto che adottare 150mila cani sia una mossa vergognosamente superficiale, che non porterebbe alla risoluzione neppure parziale del problema. Bisogna investire nell’educazione, varare leggi che tutelino maggiormente i diritti dei cosiddetti pet, trovare dei metodi per limitare al minimo l’abbandono tramite, ad esempio, nuovi stanziamenti di quei fondi attualmente ridotti all’osso da destinare alle strutture operanti nel settore. Oltre che una tattica economica e profondamente subdola, sarebbe, pertanto, inutile. Come se l’idraulico invece di otturare la perdita sostituendo il tubo svuotasse semplicemente il secchiello pieno d’acqua al di sotto: il pavimento rimarrebbe asciutto per non più di qualche ora, dopodiché il secchiello ricomincerebbe a straripare, e ci si troverebbe con lo stesso problema di prima, la casa allagata, le tasche vuote e i pugni stretti dalla rabbia.
Basta fare leva sulla tenerezza degli anziani per strappare consensi, basta strumentalizzare meschinamente una categoria già abbondantemente bistrattata e calpestata come quella degli animalisti. “Il pericolo è che approcci alla realtà radicalmente rivoluzionari, come quelli che stabiliscono che l’umano non può in nessun modo abusare della vita animale, ridefinendo anche la stessa idea di umanità, vengano assorbiti come una qualsiasi altra moda” scrive Leonardo Caffo per l’ ‘Huffington Post’. Ancora una volta, una mancanza di rispetto verso i cittadini da parte di politici egoisti patologici e indegni. Un torto vero e proprio che vanifica il lavoro di chi si batte allo sfinimento per cambiare davvero le cose, senza fossilizzarsi sulle esigenze di un singolo individuo ma agendo per il bene della società umana e animale, quanto dell’ambiente. Non se ne può più di sentir parlare di Dudù, Fifì, Cocò e del feto della Brambilla per pubblicità, propaganda, per distogliere da quelli che sono i problemi reali.
Giù le mani dagli amati cagnolini e gattini, a meno che non si voglia dar loro un aiuto concreto – che passa, inevitabilmente, attraverso un approccio a tutto tondo di temi delicati e profondamente interconnessi come l’abbandono, lo specismo e il maltrattamento.

Allora, ecco la mia proposta a Berlusconi: perché, invece di parlare tanto, non vi rimboccate le maniche e andate voi a fare i dogsitter nei canili?

 

Giuditta Migiani

 

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