martedì, Aprile 13

Berlusconi, l'imbarazzo del PPE Sdegno di Merkel e Juncker per le parole del leader di FI. Kerry: Israele verso l’apartheid

0

Berlusconi_decadenza_voto_palese

Mentre i sondaggi locali danno la sinistra favorita nelle intenzioni di voto della Grecia per le elezioni europee, il Partito Popolare Europeo (PPE) si trova a dover affrontare le polemiche innescate dalle dichiarazioni di Silvio Berlusconi, secondo il quale «per i tedeschi i lager non sono mai esistiti». Parole fuori di ogni logica, pronunciate sabato durante un comizio elettorale per rievocare il celebre scontro al Parlamento Europeo con l’attuale Presidente dell’istituzione Martin Schulz. Com’era ovvio che fosse, la polemica è andata ben oltre il diretto interessato ed ha posto in imbarazzo tanto la Cancelliera Angela Merkel che il candidato popolare alla Presidenza della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Le reazioni di entrambi, in effetti, hanno tardato a giungere, probabilmente anche a causa del fatto che Forza Italia è tra i partiti membri del PPE. Così, nonostante le ripetute richieste da parte dei socialdemocratici, il Governo tedesco ha fatto sapere attraverso il proprio portavoce che si tratta di «affermazioni talmente assurde» da non poter essere commentate. Juncker ha invece sostenuto di essere «disgustato» ed ha chiesto all’ex Primo Ministro «di scusarsi con i sopravvissuti all’Olocausto e con i cittadini tedeschi per le sue dichiarazioni»: richieste che quest’ultimo ha respinto, sostenendo la tesi di una «speculazione» da parte della sinistra europea.

Sinistra europea che, a parte l’imbarazzo creato al PPE da Berlusconi, potrebbe comunque trarre vantaggio dagli scarsi risultati dell’attuale amministrazione comunitaria nella gestione della crisi economica. Questa, almeno, è l’impressione che danno i sondaggi in uno dei Paesi più colpiti, la Grecia, dove Syriza, il partito di sinistra guidato da Alexis Tsipras, sarebbe in vantaggio di 0,5 punti percentuali sul partito conservatore di Governo Nea Dimokratia: 22,3% contro 21,8% lo scarto più recente, indicato dalla società Alco.

Intanto, Bruxelles continua a guardare con attenzione gli eventi in Ucraina. I Governi dei Paesi dell’Unione, infatti, hanno raggiunto un accordo preliminare per estendere ad altre 15 persone le sanzioni già approvate in precedenza contro la Russia. I nomi degli interessati saranno resi noti solo nella Gazzetta Ufficiale del lunedì, mentre si sanno già quelli delle personalità colpite dalle sanzioni decise contemporaneamente dalla Casa BiancaGli Stati Uniti hanno infatti reso noto di aver sanzionato sette uomini russi, tra i quali il Vicepremier Dmitrij Kozak e Igor Sechin, capo della compagnia petrolifera Rosneft, oltre a 17 società vicine al Presidente Vladimir PutinMosca ha già risposto minacciando ritorsioni, ed intanto ha già ricevuto il sostegno di Pechino, il cui Ministero degli Esteri ha espresso la propria «ferma opposizione all’uso di minacce e sanzioni nelle relazioni internazionali».

Nel mentre, la regione orientale dell’Ucraina continua ad essere in fermento. Si susseguono infatti annunci di occupazioni di edifici istituzionali da parte di milizie filorusse, che talvolta giungono ad emulare l’esempio della Crimeaè il caso dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk, che ha annunciato per l’11 maggio un referendum per la federalizzazione del Paese ed invocato l’intervento delle forze russe in caso di aggressioni da parte di Kiev. È di oggi, in effetti, la notizia dell’attentato ai danni del Sindaco di KharkivGennady Kernes: filorusso e già in attrito col Governo centrale, Kernes ha ricevuto un colpo d’arma da fuoco alla schiena mentre si recava al lavoro in bicicletta. Le sue condizioni sono gravi.

Se l’Unione Europea si trova a dover commentare le dichiarazioni di Berlusconi, Israele celebra la Giornata dedicata alla Shoah riflettendo sulle affermazioni di tutt’altro tenore espresse dal Presidente palestinese Abū Māzen e dal Segretario di Stato statunitense John KerryStoriche, in particolare, le parole del primo, che ha definito il genocidio del popolo ebraico «il crimine più odioso contro l’umanità» durante un colloquio col rabbino statunitense Marc Shneier. Parole conciliatorie, che il recente accordo con Hamas impedisce però ad Israele di apprezzare. In senso opposto, invece, le esternazioni di Kerry, per cui la prosecuzione delle ostilità fra israeliani e palestinesi rischiano di trasformare quello ebraico in uno «Stato di apartheid».

Ma le preoccupazioni di Israele riguardano anche ciò che avviene al di là dei propri confini. Ad esempio in Siria, dove oggi il Presidente Baššar al-Asad ha sottoposto la propria candidatura alla Corte Costituzionali per le elezioni di giugno. Una mossa che, di certo, irriterà anche chi, all’estero, ne ha più volte chiesto le dimissioni per permettere una transizione pacifica a tre anni dall’inizio del conflitto interno. Le condizioni del Paese sono rappresentate da quelle di Aleppo, in cui è riuscita ad entrare una troupe della ‘BBC’, verificando come la città sia ormai un cumulo di macerie dove regna la paura di nuovi raid aerei. La guerra, infatti, prosegue e dagli Stati Uniti giunge la «prima fornitura di armi avanzate ai ribelli», come riporta il ‘Washington Post’ in merito alla consegna di missili anti-tank BGM-71 alle milizie antigovernative.

Gli Stati Uniti, ricordiamo, hanno di recente fornito armi anche al Governo egiziano in un gesto di distensione dopo il gelo seguito alla destituzione del Presidente eletto Mohamed Morsi. Ma anche in Egitto la situazione interna rischia di diventare ingestibile. In attesa delle elezioni del prossimo mese, due sentenze emesse oggi riflettono gli sviluppi del Paese dalle sollevazioni del 2011 ad oggi e minacciano di innescare nuovi conflitti nel prossimo futuro. Il Tribunale degli Affari Urgenti al Cairo ha infatti posto fuori legge il Movimento 6 aprile, che fu tra i principali ispiratori dei movimenti opposti all’allora Presidente Hosni Mubarak. Di ispirazione democratica, il movimento è stato accusato di servire «partiti esteri» e di aver «insultato la sicurezza nazionale» con le proprie manifestazioni. Ancor più pesante la decisione della Corte d’Assise di Minya, che ha condannato in prima istanza alla pena di morte 682 sostenitori dei Fratelli Musulmani e Mohammed Badi’, che dell’organizzazione è la Guida generale. È fissato per il 21 giugno il verdetto finale ed è prevista la possibilità di appello, ma di certo la sentenza non mancherà di causare proteste in una situazione già tesa. Ciononostante, gli stessi Fratelli Musulmani hanno dichiarato di voler continuare ad usare «tutti i mezzi pacifici per porre fine al regime militare».

Gli stessi Fratelli Musulmani non saranno inseriti nella lista dei gruppi terroristi presenti in Algeria, nonostante le richieste di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. È questa la risposta del Ministero degli Esteri algerino, che avrebbe anche respinto la richiesta di indagare sugli imprenditori operanti nel Paese e considerati vicini all’organizzazione islamica. È difficile che la situazione cambi, visto che oggi il mantenimento dello status quo algerino è stato celebrato col quarto giuramento presidenziale di Abdelaziz Bouteflika, riconfermato in carica dalle elezioni del 17 aprile. Bouteflika ha peraltro confermato Abdelmalek Sellal come Primo Ministro.

Sempre più turbolento, intanto, l’avvicinamento dell’Iraq alle elezioni parlamentari del 30 aprile. Alla vigilia del voto sono stati numerosi gli attentati ai danni di poliziotti e militari, chiamati oggi a recarsi alle urne. Delle 25 vittime totali della giornata, infatti, sono 17 quelle appartenenti alla polizia e 2 quelle dell’esercito. Nonostante la difficile situazione, in un’intervista il Primo Ministro Nuri al-Maliki ha invitato gli elettori iracheni a riconfermarlo per avere «un Iraq unito». E tanto peggio per i fatti.

Fatti che preoccupano di più il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, che ha disposto quarantamila agenti al fine di impedire, il I maggio, eventuali manifestazioni in Piazza Taksim, come sarebbe stata invece consuetudine per la Festa del Lavoro.

Dall’altro capo dell’Asia, termina infine il viaggio del Presidente statunitense Barack Obama. L’ultima tappa prevedeva l’incontro a Manila col Presidente filippino Benigno Aquino, al termine del quale quest’ultimo ha dichiarato di condividere con Obama «la convinzione che le dispute territoriali e marittime nella regione dell’Asia-Pacifico dovrebbero essere regolate pacificamente sulla base del diritto internazionale». Il riferimento è ovviamente alle numerose contese che riguardano la Cina, principale spettatore del viaggio del Presidente statunitense. Quest’ultimo, che ha firmato con Aquino un accordo militare di dieci anni, ha comunque annunciato di non avere in programma né di ricostruire vecchie basi nella regione, né di volerne creare di nuove.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->