lunedì, Maggio 17

Berlusconi intercettato dalla NSA: bufera con gli USA

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Gli Usa di nuovo al centro delle polemiche per un nuovo caso di intercettazioni. Secondo una inchiesta esclusiva condotta da ‘Repubblica’ e ‘L’Espresso’, Silvio Berlusconi fu oggetto da parte dell’americana National Security Agency (NSA) di intercettazioni nel periodo 2008-2011, in particolare nel periodo chiave del suo ultimo mandato, prima della sua caduta. «Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda di Berlusconi», la prima reazione del presidente del Consiglio Matteo Renzi, che parla di «una presa di posizione nelle prossime ore della Farnesina sulla vicenda».

Secondo l’inchiesta dei due giornali italiani, la Nsa ha dedicato una sua unità d’élite, lo Special Collection Service aveva creato un vero e proprio sistema spionistico: oltre a Berlusconi, intercettati cellulari e utenze fisse alcuni collaboratori chiave dell’allora premier, come il consigliere personale per le relazioni internazionali Valentino Valentini, il consigliere per la sicurezza nazionale Bruno Archi, il rappresentante italiano presso la Nato Stefano Stefanini. Che anche l’Italia fosse al centro dei controlli della Nsa lo aveva ammesso la stessa agenzia nei primi giorni dell’ottobre del 2013, quando il caso era esploso grazie al consulente Edward Snowden. Ma il vicedirettore dall’agenzia di intelligence, generale John Inglis aveva escluso che il programma Prism avesse rastrellato indiscriminatamente le comunicazioni dei cittadini italiani. Dal Ministero degli Esteri intanto in serata è arrivata la convocazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Phillips, per «chiarimenti circa le indiscrezioni comparse su alcuni organi di stampa».

Immediatamente si è accesa la polemica politica, con Forza Italia in testa a chiedere lumi al governo. Nicolò Ghedini, lo storico legale di Berlusconi avverte: «Al momento sono notizie di stampa, ma siamo pronti a effettuare una serie di verifiche. Valuteremo poi il da farsi e potremmo arrivare anche a presentare una denuncia». E in questo caso la Procura di Roma potrebbe aprire un procedimento sulla vicenda perché non è sufficiente un articolo di stampa per poter avviare un’inchiesta.

Ma per l’Italia non è tutto: la Corte europea dei diritti umani ha condannato infatti il nostro Paese per il rapimento e la detenzione illegale dell’ex imam Abu Omar. Secondo la Corte, «tenuto conto delle prove, la Corte ha stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di ‘extraordinary rendition’ cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all’estero». Violato non solo il diritto di Abu Omar a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti, ma anche il diritto al rispetto della vita familiare. L’Italia dunque dovrà pagare 70mila euro a Abu Omar e 15 mila a sua moglie per danni morali. Tra tre mesi sentenza che diverrà definitiva se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera. La Corte ha affermato inoltre che «nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna, questa è rimasta lettera morta a causa del comportamento dell’esecutivo».

Sempre rimanendo alla politica estera italiana, il premier Renzi è tornato sul via libera alle missioni armate (prima infatti erano solo di ricognizione) dei droni statunitensi in partenza dalla base siciliana di Sigonella«Le autorizzazioni sono caso per caso, se si tratta di fare iniziative contro dei terroristi c’è uno stretto rapporto tra noi, gli americani e gli altri alleati», il suo commento a ha spiegato Matteo Renzi a Rtl 102.5. «La priorità è sempre e comunque quella di una risposta diplomatica. Poi se ci sono delle evidenze che ci sono dei potenziali attentatori che si stanno preparando, l’Italia fa la sua parte con tutti gli altri».

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