domenica, Aprile 18

Berlusconi, dubbi e ipotesi su una caduta anomala 40

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berlutto

 

Se il sonno della ragione genera mostri, il dormiveglia, quello stato così difficile da descrivere che fa di te un genio e un demente centrifugati in una specie di fluido denso, dal sapore primordiale, a volte evoca immagini ed idee bizzarre e temerarie.

Dico questo perché proprio in quella maligna condizione mi è venuto in mente un parallelo di quelli che mandano in brodo di giuggiole i complottisti, forse. Ma sono tante, troppe le volte in cui questa categoria di persone viene trattata senza tanti complimenti da idiota per poi, a gioco lungo, costringere l’altra categoria, i teorici della banalità a tutti i costi, a fare macchina indietro e riconoscere che la realtà era ben diversa da quella dei fatti, così come apparivano nel racconto della versione ufficiale.

Dunque,  parliamo delle rivelazioni dell’ex Segretario al Tesoro americano Timothy Geithner  su presunte pressioni ricevute da alcuni influenti leader europei per costringere Silvio Berlusconi a dare le dimissioni da capo del governo italiano, nel 2011.

Che la politica italiana non godesse della facoltà di autogestirsi in piena sovranità ed autonomia è il segreto di Pulcinella. La storia inizia nel dopoguerra, quando la ricostruzione del nostro Paese, uscito sconfitto da un conflitto insensatamente intrapreso e condotto, fu sovvenzionata da una maxi elargizione di fondi provenienti dagli USA, nota a tutti come piano Marshall.

Le condizioni poste all’Italia nell’ambito di questa operazione immensa non sono state certo indolori, ancorchè ufficialmente occulte. I primi effetti sono stati chiari già nel 1947, quando un’azione di cui fu accreditato come esecutore materiale il bandito siciliano Salvatore Giuliano costò la vita, nella piana di Portella della Ginestra, a 11 persone che stavano pacificamente festeggiando un primo maggio di vittoria del  fronte socialcomunista alle elezioni regionali siciliane. Fu la prima delle stragi avvolte dal mistero che segnarono in seguito la storia del Paese.  

Quella strage aveva dei mandanti , come tutte le altre che caratterizzarono, in seguito, in varie forme, i momenti di maggior incertezza politica in Italia. Anzi, ad essere più precisi, i momenti in cui la componente più di sinistra, vicina fino agli anni ottanta alla sfera d’influenza dell’Unione Sovietica, rischiava di salire al potere con libere elezioni.

Ora, risulta difficile pensare che, pur dopo avvenimenti epocali come la caduta del muro di Berlino e la cessazione della guerra fredda tra USA e URSS con le relative conseguenze sugli scenari politici europei, la situazione possa essere cambiata in modo improvviso, radicale. Anche perché la guerra, per fortuna non guerreggiata  se non in casi estremi  come l’episodio dell’abbattimento del jet Itavia nel cielo di Ustica dopo quello che risulta sempre più essere stato il risultato di una vera e propria battaglia aerea tra italiani e francesi, è continuata eccome.

Insomma, il conflitto si è spostato su un piano di lotta per il predominio economico nel Mediterraneo, una guerra senza eserciti schierati ma ugualmente aspra, in cui gli attori sulla scena europea si contendono ricchezze strategicamente e concretamente cruciali, prima fra tutte il petrolio mediorientale, bene fondamentale per l’economia delle Nazioni che tentano da decenni  con alterne vicende di trovare un accordo determinante per la pace ed il progresso sul terreno dell’ Unione Europea, cui siamo chiamati a dare il voto, e i voti, tra pochi giorni.

In questo quadro, il pericolo costituito da un’Italia vacillante e malgovernata da sempre, ma con punte di vicinanza al tracollo come quella guidata dalla compagine di Berlusconi, non è pensabile non sia stato vissuto con terrore dai governi dell’Europa che conta.

Dunque, non c’è niente di strano nel fatto che questa paura di essere trascinati nel baratro a causa del default di una Nazione comunque molto importante almeno dal punto di vista geografico e geopolitico come la nostra non abbia generato azioni di ‘salvataggio’ del bene comune in palio.

Si dirà che siano state azioni inaccettabili dal punto di vista dell’ingerenza estera nelle vicende interne di un Paese sovrano, ed è sicuramente così.

Ma attenzione. Abbiamo detto ‘bene comune’. Come negare che la situazione al limite del disastro in cui versava l’Italia al tempo (sono passati appena tre anni ma sembrano venti) non costituisse una faccenda di pertinenza non solo nostra, ma di tanti altri popoli, economie, in pratica del benessere di tante altre persone di fatto coinvolte?

Berlusconi minaccia ritorsioni e alza la voce (siamo pur sempre in campagna elettorale) ma i suoi toni non appaiono convinti come ci si aspetterebbe da uno che ha subito una defenestrazione democraticamente inaccettabile, tant’è vero che parla di dimissioni spontanee ma non libere’.

Probabilmente è proprio quello che è successo, ma forse l’ex Cavaliere si rende conto, nonostante tutto, che in  tempi più crudeli e brutali personaggi politici di ben altro spessore e senso dello Stato come ad esempio Aldo Moro, furono eliminati fisicamente perdendola vita in nome, il forse è d’obbligo, di vicende che portano lo stesso, spietato segno.

      

 

 

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