domenica, Novembre 28

Berlusconi, Boschi: chi offre di più?

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Non è buona regola giornalistica cominciare con una citazione, ma in questo caso è opportuno: Giacomo Leopardi, il ‘Dialogo di un venditore d’almanacchi e di un passeggere’, ricordate? C’è il ‘venditore’ che offre almanacchi, «almanacchi e lunari nuovi»; e così inizia il colloquio con il ‘passeggere’: «Almanacchi per l’anno nuovo?». Risposta affermativa del Venditore; e il Passeggere chiede: «Credete che sarà felice quest’anno nuovo?». Sì, certo, annuisce il venditore. «Come quest’anno passato?». Più, più assai, assicura il venditore. «Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi», incalza il passeggere. Signor no, non mi piacerebbe, risponde il venditore. Da quanti anni il venditore diffonde almanacchi, chiede il passeggere: «Saranno vent’anni»; e aggiunge che no sa dire a quali di quei vent’anni vorrebbe che somigliasse l’anno che deve venire… Il dialogo prosegue, ma già ben si comprende come le ‘Operette morali’ siano qualcosa di ‘ieri’ che valeva per ‘ieri’, ma anche per ‘oggi’, certamente anche per ‘domani’.

Almanacco numero uno: cosa promette il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, al comizio congiunto con il leader della Lega Matteo Salvini, a Bologna? «Meno tasse, meno Stato, meno Europa». Niente male come programma, solo a capirne le pratiche conseguenze e le concrete possibilità di attuarlo.
Nella storica piazza Maggiore di Bologna Berlusconi parla di giorno importante per il futuro del Paese, e assicura che i sondaggi di cui dispone certificano che Matteo Renzi dal gennaio scorso a oggi è sceso almeno di dieci punti: dal 41 al 30,5 per cento di apprezzamento personale. Salvini è balzato al 26,7 per cento; Giorgia Meloni al 16 per cento; e lui, Berlusconi, «dopo tre anni di assenza da piazze e televisioni, è ancora al 25 per cento». Berlusconi invita a tirare le somme, e compararlo con il gradimento che raccoglie Renzi e il suo Partito Democratico; conclusione: «Con noi in campo non hanno nessuna possibilità». Dopo un tira-e-molla di una settimana, Berlusconi alla fine ci va, a Bologna. Ci va perché «ha vinto il mio senso di responsabilità, amici e assistenti mi hanno suggerito di fare un passo fuori dalla politica, ma io non me la sento perché il mio senso dello Stato mi impone di restare in campo per salvare l’Italia da un destino confuso e negativo. Siamo al terzo Governo non eletto dal popolo». Trascurabile, il dettaglio che non c’è mai stato, in Italia, un «Governo eletto dal popolo»; semmai si votano deputati, senatori; questi deputati e senatori fanno parte di partiti, che creano coalizioni e maggioranze parlamentari; il Presidente del Consiglio viene designato dal Presidente della Repubblica… Ma d’accordo, non si può chiedere a Berlusconi di conoscere la Costituzione: quella che c’è, non quella che si vorrebbe sia. Però, nell’ambito della vendita degli ‘almanacchi’, Berlusconi si avventura su un terreno minato: «Renzi, che non è mai stato eletto, cambia in suo favore la legge elettorale, ed ha l’ardire di cambiare la Costituzione, costruendo un sistema con un’unica Camera che fa le leggi, un solo partito con il 55 per cento dei deputati, un partito che avrà un solo duce e sarà questo signore mai eletto. Un pericolo grave perché già non siamo più una versa democrazia, ma quello sarebbe un regime». Dubbi e perplessità, contrarietà alla nuova legge elettorale e alle modifiche costituzionali possono essere giustificate; possono essere condivise. Quello che non si capisce è come mai Berlusconi solo oggi se ne accorga; le riforme costituzionali sono alla terza lettura. Fino a ‘ieri’ Forza Italia quelle riforme le sosteneva. ‘Oggi’ questo ripensamento. Vai a capire perché. Stesso discorso per l’Italicum.

Almanacco numero due: «Credo che gli uomini e le donne di buona volontà abbiano voglia di far correre il Paese più veloce e non di bloccarlo come in passato», dice il Ministro Maria Elena Boschi, intervenuta dal palco al congresso del Notariato italiano a Milano.
Boschi fa un paragone tra l’‘oggi’ e un anno fa: «I risultati del lavoro del Governo cominciano ad arrivare. C’è un clima diverso, il Paese si è rimesso in moto e la nostra economia è un po’ più solida». Un processo innescato da «fattori esterni, ma anche dalle riforme strutturali che stiamo facendo, con buona pace di chi ci propone di tenere bloccato il Paese». Uno ascolta il Ministro Boschi, poi l’occhio gli cade sul dossier curato dall’Istituto Nazionale di Statistica al Parlamento in occasione delle audizioni sulla legge di stabilità. Si apprende che le famiglie italiane in difficoltà con il pagamento delle spese per la casa sono circa tre milioni, l’11,7 per cento del totale; che il 10,2 per cento delle famiglie è stata in ritardo con i pagamenti delle bollette per le utenze domestiche; tra le famiglie in affitto il 16,9 per cento si è trovata in arretrato con il pagamento; il 6,3 per cento delle famiglie con i mutuo ha avuto problemi con il pagamento della rata.
In parallelo il collasso delle e nelle Regioni. Ricordate lo tsunami Lehman Brothers? Da allora la spesa delle Regioni è aumentata del 46 per cento, mentre l’inflazione è rimasta ai minimi (4,5 per cento in sei anni). Il Paese, nello stesso tempo, ha perso un quarto della produzione industriale e dieci punti di PIL. Le Regioni, imperterrite, pur travolte da scandali e inchieste, continuano a sprecare senza veri controlli. Per ottenere altri finanziamenti dallo Stato centrale minacciano la riduzione dei servizi ai cittadini, e al tempo stesso hanno aumentato le tasse di loro competenza di almeno il 42 per cento.

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