giovedì, Aprile 22

Berlino, le relazioni ai tempi di Tinder field_506ffb1d3dbe2

0

berlino cit

Berlino –  “Berlin ist arm aber sexy(Berlino é povera ma sexy). Il fresco dimissionario sindaco di Berlino Klaus Wowereit undici anni fa durante un’intervista descriveva cosí l’anima berlinese. Mai parole furono piú azzeccate. La capitale tedesca viveva ancora nella grande riorganizzazione della post-riunificazione e la ferita del muro si era rimarginata solo sulla carta. Il dolore rimaneva ancora tangibile nei numeri: poche industrie, pochi posti di lavoro, tassi di disoccupazione fra i più alti in Germania. Berlino era statisticamente una metropoli povera, ma estremamente sexy. Tanto affascinante da attirare l’attenzione di tanti giovani. Artisti, musicisti, brillanti nullatenenti, “neonati” digitali e investitori dalla lunga veduta avevano riconosciuto nella giovane capitale un nuovo spazio dove sperimentare e portare idee innovative. Uno scenario cittadino in cui primeggiava la libertà d’espressione. Anche se con le tasche vuote Berlino stava crescendo, si stava trasformando e gettava le prime fondamenta per quello che sarebbe diventata poi oggi: una metropoli un po’ meno povera e forse neanche tanto sexy.

Nonostante la Germania continui ad invecchiare, con un’età media della popolazione sempre più alta e uno dei più bassi tassi di natalitá dell’Eurozona, Berlino si classifica come negli anni precedenti una delle città più giovani e per i giovani. L’ambiente sociale non sembra essere cambiato. Al posto delle case occupate ci sono gli spazi di co-working, al posto di intraprendenti punk che arrivavano dalla Germania dell’Ovest ci sono rampanti start-uppers che arrivano da ogni dove. Il popolo berlinese continua a sperimentare anche nei tempi 2.0 e rappresenta un campione perfetto per l’analisi di uno dei fenomeni sociali ed economici più in crescita nell’ultimo ventennio: il fenomeno delle apps per incontri.

Per la cronaca, l’evoluzione delle rubriche per cuori solitari è iniziata già alla fine degli anni ’90 con i primi siti internet per incontri, “ambienti web progettati per mediare e favorire il fatto che le persone entrino in contatto via Internet e poi approfondiscano la loro conoscenza anche dal vivo, a scopi amichevoli, ma soprattutto amorosi e/o sessuali” afferma Giovanna Cosenza, professoressa persso l’Universitá di Bologna nonché una delle principali studiose del fenomeno del dating online in Italia.

Nel 2014 i siti web per incontri sembrano quasi antiquati, seppur sempre molto usati, e le frecce di Cupido invece si sono spostate sui dispositivi mobili. In parole povere i vecchi e zozzi primi approcci da bar o da “cinema e birra?” non esistono piú. L’immagine idealizzata e romanzata dell’incontro e del conoscersi per scopi principalmente mirati all’accoppiamento rimane sempre uguale ma gli strumenti usati per tentare il primo avvicinamento sono cambiati: ora sono sufficienti, un profilo Facebook, 500 caratteri di descrizione personale e 6 fotografie.

Tinder é l’app per incontri più scaricata del momento, specialmente nelle grandi città, specialmente a Berlino, anche se i numeri dettagliati e ufficiali non sono resi noti dall’organizzazione. La start-up, nata in California dal genio di tre brillanti giovani, nel giro di un anno, è stata tradotta in 24 lingue e viene usata da più di 10 milioni di utenti in tutto il mondo. Perché Tinder? Rosette Pambakian, VP, Communications & Brand Partnerships Manager Tinder, interpellata via mail risponde cosí: “Tinder nasce dopo che i tre fondatori, Sean Rad, Justin Mateen e Jonathan Badeen, hanno realizzato che sulla rete erano disponibili solo social network che mettevano in connessione persone che già si conoscevano, mentre Tinder é la prima piattaforma che mette in contatto in modo semplice e veloce persone che non si conoscono ma che si vogliono incontrare”.

Che sia semplice non ci sono dubbi. Una volta scaricata l’app, l’utente non deve far altro che sfogliare un album di figurine dimensione smartphone e strisciare il polpastrello sui profili che, in base alla geolocalizzazione, all’aspetto estetico e alla capacità di sintesi, sembrano essere quelli più in linea con i propri gusti personali. Strisciata verso destra, la persona piace. Strisciata verso sinistra il profilo torna a perdersi nell’oblio della rete. L’algoritmo che si nasconde dietro al fenomeno di Tinder funziona in modo molto elementare: importa i dati identificativi dal profilo Facebook dell’utente per poi combinarli con i dati degli altri utenti e fare in modo che persone con gli stessi interessi e localizzate nel raggio di una decina di chilometri si incontrino sulla rete. È possibile scrivere una breve descrizione di sé stessi purché contenuta in 500 caratteri e 6 fotografie. Se si viene virtualmente attratti da qualcuno si può anche cliccare su un cuore verde. Ad ogni modo bisogna aspettare che avvenga il match, cioè che anche l’altra persona manifesti il suo interesse per poi eventualmente cominciare a scriversi messaggi privati.

Tinder

Il movimento delle dita è lo stesso di quando ci si scambiavano le figurine dei calciatori nel cortile di scuola. Cambiano il ritornello, che da “ce l’ho, mi manca” è diventato “mi piace, non mi piace”, e il fine. Prima si strisciavano le dita per collezionare le facce dei campioni del pallone, ora si collezionano match per accrescere la propria autostima nella speranza di trovare qualche affinità, emotiva, sentimentale o sessuale. Rosette Pambakian continua: “ogni giorno i nostri utenti effettuano più di un miliardo di swipes (strisciate) che si riassumono in più di 12 milioni di match al giorno”.

Tinder è entrato nel mercato delle apps per incontri, rivoluzionando completamente le dinamiche iniziali delle relazioni e di quello che una volta si sarebbe chiamato corteggiamento. Non c’è più tempo da perdere in stupidi convenevoli. L’imbarazzo da primo appuntamento si evita con qualche emoticon e diventa superfluo ormai anche parlare al cellulare o compilare questionari.

I numeri di Tinder sono da capogiro e non sembra affatto che soffrano della crisi. L’app usata principalmente da un pubblico poco più che ventenne, permette momenti di gratificazione istantanea a cui è difficile rinunciare. Inoltre esprimere il proprio consenso o accettare un rifiuto in rete è molto più confortevole rispetto a quando accade nella vita vera. Il rischio di non piacere è possibile ed è difficile da digerire quando non si ha la protezione dell’anonimato del web e la rassicurazione data da quel tasto “cancella” che può sempre salvare da situazioni sgradevoli.

Berlino è riconosciuta da tanti come una città in cui instaurare relazioni, principalmente di tipo sentimentale, è fuori dal menù. Le persone sono di passaggio e gli stimoli sono sempre più accattivanti. Non c’è tempo e non c’è spazio da dedicare alla ricerca di un eventuale “partner in crime” che potrebbe poi scomparire nel giro di pochi mesi. Il popolo berlinese ha decretato Tinder come lo strumento social migliore, in grado di dare voce a quella liquidità tipica delle relazioni che nascono in una grande metropoli.

 Berlino, anno 2014: incontri virtuali, relazioni liquide e una città un po’ più ricca ma decisamente meno sexy.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->