mercoledì, Ottobre 27

Berlino, la Silicon Valley europea field_506ffb1d3dbe2

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Silicon-Allee


Berlino
– Berlino viene ormai considerata uno dei nuovi hub europei piú interessanti in termini di economia digitale. La capitale tedesca si sta trasformando nella capitale delle startups (piccole aziende focalizzate su tecnologia e innovazione e con un alto potenziale di crescita nel breve periodo), tanto che i piú ormai la conoscono con il nuovo nome di Silicon Allee, riprendendo l’esperienza americana della Silicon Valley.

Dinamica, moderna, internazionale e non estremamente cara, Berlino, negli ultimi anni, é la cittá tedesca con il piú alto tasso di investimenti in settori IT e Internet.  Se nel resto della Nazione si progettano macchine e le grandi fabbriche producono per esportare a ritmi serrati, all’ombra della torre di Alexanderplatz si sviluppano apps per dispositivi mobili. Berlino attrae capitali stranieri e statali e importa un numero sempre crescente di talenti internazionali che vedono la cittá tedesca come il primo punto di partenza per lo sviluppo concreto delle loro idee. A Berlino sono arrivate le startups e si sente.  

Gli ultimi report parlano di piú di 5.000 startups che hanno sede nella Silicon Allee. L’impatto economico che producono sulla cittá é notevole se si considera che nel 2011 i ricavi dalla nuova economia digitale sono stati di 8,9 Miliardi di Euro, pari al 5,3% di tutto il volume d’affari della cittá. Nei primi sei mesi del 2013 le startups berlinesi hanno ricevuto investimenti da Venture Capital per oltre 133 Milioni di Euro, impiegando nel settore oltre 60.000 persone.

Sono tanti i fattori economici e sociali che hanno trasformato Berlino nella capitale di questa nuova economia digitale. Il basso costo della vita e degli affitti, la frizzante scena culturale e artistica della cittá, che dopo la caduta del muro ha attratto tanti stranieri dando il via ad un processo di internazionalizzazione della popolazione, le agevolazioni fiscali e legali per chi fa impresa, un processo burocratico piú snello per la richiesta del visto rispetto a cittá come Londra e Paesi come gli USA, nonché lo sviluppo di una fitta rete di organizzazioni, private e pubbliche, orientate al supporto amministrativo e finanziario delle nuove startups.

Far diventare una startup un’azienda vera e propria richiede investimenti monetari iniziali, conoscenza del business e del mercato e soprattutto un’idea di base facilmente e velocemente trasformabile in profitto. La maggior parte delle startups nascono da idee di giovani universitari, spesso con eccellenti conoscenze tecniche e tanto entusiasmo ma con basse possibilitá economiche e poca esperienza manageriale. Berlino si é quindi organizzata di conseguenza, supportando i giovani imprenditori 2.0 con un sistema di finanziamento privato e pubblico che inietta capitale in queste piccole realtá innovative e contribuisce alle crescita del loro valore di mercato. Il rischio di perdere tutto é alto, ma se a Berlino si scoprisse la nuova ‘Google’ gli impatti sull’economia cittadina e nazionale sarebbero considerevoli e tanti sarebbero coloro che ne trarrebbero dei benefici, prima di tutto gli investitori iniziali.

I modi per finanziare una startup sono molteplici, dai prestiti bancari ai fondi pubblici al crowdfounding passando per i business angels e per gli incubatori d’impresa, spesso sponsorizzati da grandi aziende.

Gli incubatori sono come dei laboratori sperimentali che svolgono un ruolo decisivo nel processo di trasformazione di un’idea di business in realtà, accelerando lo sviluppo aziendale. Le grandi aziende veicolano gli investimenti finanziari attraverso dei fondi di Venture Capital, che poi si affidano agli incubatori per la realizzazione concreta degli investimenti. Gli incubatori selezionano le startups su cui investire e ne provvedono allo ‘svezzamento’, fornendo loro un programma di sviluppo dettagliato e una serie di seeds investments. I vantaggi per le startups che entrano in un incubatore sono molti, tanti quanti i rischi, come per esempio quello di diventare troppo dipendenti sin dall’inizio da capitali esterni e quindi facilmente influenzabili nella conduzione manageriale dell’impresa. Inoltre il ritorno economico che la grande azienda si aspetta non é da poco, alle volte quasi la metá del valore della startup stessa.

“Non abbiamo preso in considerazione l’idea di entrare in un incubatore perché nel nostro caso ci hanno chiesto in cambio il 40% di equity” ci dice Moritz Kreppel, fondatore di ‘The Urban Sports Club’, startup berlinese attiva dallo scorso anno.

Nel 2012, in risposta al lancio di Wayra, incubatore di Telefónica con sede a Monaco, la Deutsche Telekom ha avviato hub:raum, un incubatore d’impresa con sede a Berlino e Cracovia. In cambio del 10-15% di equity, la T-Venture, societá di Venture Capital della Deutsche Telekom, offre un capitale d’investimento che puó arrivare fino a 300.000 Euro per ciascuna startup.

Avere alle spalle qualcuno che investe e crede nella nostra idea permette al team di concentrarsi di piú sul business e sullo sviluppo del prodotto. Inoltre lavorare tutti i giorni a contatto con altri team internazionali in un unico spazio ci permette un costante confronto  e arricchimento” confessa Jonas Hoffmann, 23 anni, fondatore di qLearning, startup che partecipa al programma
hub:raum.Hub:raum ha come scopo quello di trovare e finanziare l’eccellenza delle startups che operano nel campo della tecnologia, della telecomunicazione e dei media”, dice Verena Vellmer, Communication Manager hub:raum, durante una conversazione pomeridiana all’interno dei colorati spazi di coworking hub:raum a Berlino.

Ogni anno riceviamo piú di 100 candidature di startups da piú di 25 Paesi”, continua Verena ma selezioniamo solo i progetti piú in linea con il business Telekom. Il nostro programma d’incubazione ha una durata che varia da nove a dodici mesi, durante i quali ogni team usufruisce dei nostri spazi e servizi nonché ha l’opportunitá di dialogare con i manager Deutsche Telekom, sempre a disposizione nel mettere le loro competenze al servizio del nuovo che avanza. Inoltre ogni team ha la possibilitá di scegliere fin dall’inizio un proprio mentor, una figura esperta nel settore di riferimento, che ricoprirá un ruolo essenziale all’interno del percorso di crescita dell’azienda, in quanto non solo supporta pienamente il progetto e guida il team durante i vari processi decisionali, ma molto spesso investe nell’idea quote di capitale proprio. Se poi l’investimento si trasforma in fallimento possiamo sempre occupare il talento dei giovani startuppers all’interno della struttura corporate della Deutsche Telekom”, conclude la giovane manager.

Alla fine sembra che il grosso ci guadagni sempre qualche cosa. È vero che il supporto, finanziario ed istituzionale, avvantaggia specialmente agli inizi, ma siamo sicuri che ricorrere ai capitali dei grandi sia la soluzione, soprattutto quando si é giovani e freschi d’Università? Il rischio di veder ridotta la propria autonomia gestionale ed economica é tangibile. Lo spirito di squadra dovrebbe essere la leva vincente per far diventare la propria idea un’azienda di successo. D’altronde quelli che sono diventati oggi i colossi dell’informatica non hanno forse iniziato da un garage?

 

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