domenica, Maggio 9

Berlinguer e il senso della verità Cosa ne è stato della questione morale?

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Berlinguer è vissuto e morto in uno strano paese. Una penisola a forma di stivale dove si coltiva la memoria degli uomini più significativi (sarebbe una bugia dire che ricordiamo anche le donne importanti), ma solo a patto che siano molto antichi. Riconosciamo (in linea di massima) al nostro Risorgimento il merito di aver unito l’Italia, anche grazie alla nostra bella lingua. Siamo grati alla Resistenza per averci ‘liberati’ dal dominio del fascismo, anche se una parte d’Italia avrebbe preferito essere liberata dal comunismo. Garibaldi, Mazzini, Lussu, perfino Calvino. Ma anche Cristina di Belgiojoso, Colomba Antonietti, Luisa Battistotti Sassi…

Nel corso di un convegno all’Università di Cagliari, venti anni fa, Rossana Rossanda disse che “durante la Resistenza era necessario scegliere, e non ti potevi permettere di restare indifferente. Dovevi partecipare alla lotta e schierarti da una delle due parti.”

Pochi anni prima, Alberto Moravia (nato Pincherle) aveva scritto il suo primo romanzo dedicandolo agli indifferenti. Correva l’anno 1929 e non servirà ricordare che era anche l’anno della grande crisi mondiale, nota come Grande Depressione. Un tema, quello della crisi, che appare ancora attuale. Ora come allora, non facciamoci convincere che l’indifferenza sia un modo per salvarci dalla banalità di un male quotidiano, quello di tirare avanti in un mondo impazzito, preda della febbre del denaro, apparentemente spoglio di valori.

Nel suo magistrale romanzo di esordio, Moravia descriveva la deriva morale della borghesia del suo tempo, che assumeva la forma del distacco dalla verità dei sentimenti (o meglio: distacco dal senso della vita), la caduta morale. L’aggettivo ‘morale’ allude al panorama storico e culturale nel quale si esprimono le scelte dell’uomo, mentre il termine ‘etica’ indica la capacità (universale, perenne) di discernere il bene dal male.

La caduta morale dei tempi di Moravia corrisponde al grande tema evocato da Enrico Berlinguer ben cinquant’anni dopo, nel 1977, quando il senso morale crollava, in Italia. Berlinguer lanciò una vera e propria campagna moralizzatrice quando il “suo”  PCI era un esempio da seguire. Si ragionava dei valori fondamentali della politica, allora – come oggi –  attraversata da fenomeni di corruttela dilagante. Di lì a un anno ci attendeva la tragica la fine della parabola umana e politica di Aldo Moro. 

Cosa ci ha insegnato quella fase storica? Cosa abbiamo appreso dalla “Grande Depressione” dei tempi di Roosevelt? Forse non molto e ci dobbiamo ancora pensare sopra, se non abbiamo risolto né la questione morale, né la questione di quanto valga il modello economico nel quale stiamo trascorrendo la nostra vita. Forse il grande tema del millennio appena concluso (e di quello che si è appena aperto) è rimasto lo stesso semplicemente perché la ridefinizione continua dell’ambito morale appartiene alla stessa dinamica dell’esistenza?

Enrico Berlinguer nacque a Sassari nel 1922 (il 25 maggio) e morì a Padova l’11 giugno di trent’anni fa. La ricostruzione della sua vita è disponibile qui. Certo fu un uomo capace di richiamare l’attenzione dei suoi contemporanei sui grandi temi del suo (e del nostro) presente. Consigliamo anche la lettura della celeberrima intervista rilasciata a Eugenio Scalfari nel 1981 dove Berlinguer espresse il suo pensiero circa la caduta morale della politica degli anni Settanta e Ottanta. 

Erano passati solo 10 anni dalla pubblicazione di Todo modo, il romanzo di Sciascia nel quale si afferma che la verità non è visibile, semplicemente perché è sotto gli occhi di tutti.  

Era e resta sotto i nostri occhi: una verità capace di risollevare le sorti del nostro paese sta ancora aspettando di essere enunciata a voce alta.

 

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