martedì, Maggio 11

Beppe Grillo, un maschio-padre maschilista e famoso che difende il figlio Legittimo il video, i figli so’ piezz e core… ma fino ad un certo punto: su quel “ci ha messo 8 giorni per denunciare” casca proprio il pensare maschile, maschilista di un uomo incapace di poter solo provare a pensare che cosa si possa provare dopo uno stupro

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Eh no, non va proprio bene, anzi è quanto mai attaccabile da qualsiasi versante lo si voglia prendere. Mentre lavoravo ad altro sono stato distratto dall’attenzione ‘pescecane piranha avvoltoica’ mediatica su questo urlare, sbraitare, intimidire in un video da rendere pubblico, di un vecchio comico, il Grillo, manco marchese del per quanto sbruffoneggi sull’essere ‘Elevato’, maschera semicomica che prende per i fondelli giornalisti soloni ed affini, che per il didietro vogliono essere presi. No, distratto non rende bene. Ogni qual volta mi occupo di servizi sul tema delle violenze sessuali contro le donne si forma in me un moto misto di ansia rabbia ed impotenza. Sarà per via del fatto che occupandomi da tempo di ricerche sui femminicidi ho raccontato, ed ascoltato, storie dure e terribili di violenze e sopraffazioni psicologiche e fisiche, quasi sempre avvenute in famiglia da parte di parenti, mariti, fidanzati, nonni, zii, genitori, fratelli. La ‘Sacra Famiglia’ dei movimenti di oscurantistici fanatici di un brodo di coltura reazionario che fomentano piazze con tanti pii credenti. La famiglia, il moloch ed il totem dietro il quale ci si trincera come un tappeto che nasconde polvere e schifezze. Uno, Grillo, prima ridanciano, poi furbesco, infine presosi troppo sul serio che volle farsi ‘re’, ed è successo!, in questo triste Paese. Un Paese la cui arretratezza viene certificata dalla degenerazione dell’azione del sistema dei partiti liquefattisi e presi per la collottola e per il c…lo da un comico con parole di fuoco, incendiarie quanto coinvolgenti chiamando a raccolta scontenti, arrabbiati, insoddisfatti, doppiogiochisti morali, tutti ad urlare, atto liberatorio di chi si sente succube e prigioniero di dinamiche politiche e sociali in un Paese di furbi, collusi, commisti, di cui non comprende premesse e fini.

Grillo che chiama il famoso ‘popolo’ tra frizzi e lazzi, umori intercettati da Grillo tra parole estremizzanti ed aggreganti. Perché questa virata sulla politica? Perché con il video dello scandalo si mette in moto e si disarticola anche un accordo di governo, una coalizione con dentro tutto ed il suo contrario, e si fa sbandare un ex movimento 5S in preda a convulsioni tra forme movimentistiche di avanguardismo puberale esplose ed inevitabile virata verso una forma istituente di partito. Con un Giuseppe Conte silente, dubbioso, che oltre 24 ore dopo il video vira di qua e di là, democristiano perfetto. Video su cui aleggia una sorta di riedizione del vecchio slogan il ‘privato è politico’. Il capobranco Grillo ha fatto la sua mossa pubblica su una vicenda già seguìta in attesa di sviluppi. Con quel video il campo si fa comunicativo, si ‘specializza’ e si amplifica.

Per quest’ultima, siamo nell’enfatizzazione della parola con un mezzo mediatico, un video che tutti i tg ed i media televisivi e virtuali avrebbero subito rilanciato. Ad esempio il Tg la7 l’ha presentata come seconda notizia dopo la prima sul calcio, per dire della qualità informativa, del Mentana sempre più neo pontificatore che giornalista per fare commenti non richiesti al grido di “parliamoci chiaro”, insopportabile! Naturalmente si dirà che certo non si vorrebbe, ma il popolo vuole questo, sono notizie che “non vorremmo darvi” nel massimo dell’ipocrisiaInsomma Grillo senior, l’attore politico, sì lo so disturba ma la responsabilità non è di Grillo, ma di un sistema politico economico sociale in stato talmente comatoso da non riuscire a riassorbire motivi e moventi di quanti hanno voltato loro le spalle per farsi incantare da un nuovo pifferaio magico.

Nuovo dioscuro della scena (im)politica italiana, quello che nel 1998-99 faceva spettacoli anche preveggenti sulla rivoluzione dell’economia all’idrogeno, comico nel registro di affermazioni serie, un poco fumoso, estremizzatore, paravisionario, ma che intercettava alcunicambiamenti del futuro. Si stava preparando a metter su quello che poi sarebbe diventato un ignorante, astioso, intollerante, becero, ingenuo, onesto, grottesco movimento politico che infornerà ‘l’uno vale uno’ appiattito poi sull’uno vale l’altro di giovini e giovine senza storia retroterra cultura, ignoranti quanto bastava per potercisi identificare (ché non c’è nulla di meglio per un mediocre di potersi identificare con un suo pari grado). Tizi che nulla volevano avere da spartire con il retro, il passato, la storia, le masse, gli apparati, le regole, le procedure, la cultura, l’impegno, il sacrificio, la responsabilità. Un progetto di un movimento millenaristico, autocosparso di nuova ‘verginità’ da non dividere con alcuno. Perfetti yes men della postmodernità, quella dell’estetica del gesto, dell’irrisione dell’inconsistente (il taglio degli emolumenti parlamentari, la fine della povertà!!), in una forma rifunzionalizzata di neofuturismo digitale. Una profusione di vitalismo in politica, in uno scavallamento dell’oltre istituito per farsi soggetto istituente, un nuovo ‘credo’.

E Grillo, ex comico, preso sul serio infilandosi in un collasso sistemico dei partiti con liste di proscrizione urlate in piazza al grido corale di ‘vaffa!!’, inseguito dall’apparato mediatico. Grillo, il nuovo Vaffaday dell’Apocalisse. Sostanza del video dal punto di vista comunicativo, diretto e subliminale e qui entra nel campo visivo e simbolico comunicativo l’altro aspetto che citavo: Grillo con quel video ‘specializza’ ovvero orienta la percezione non più e solo a difesa del figlio di 20 anni, da 2 anni indagato per un presunto stupro con altri 3 amici in Sardegna nella villa del miliardario Grillo, nei confronti di due ragazze. Che, pare, dopo 8 giorni tornate a Milano denunciano l’accaduto. E tutti dietro al video. Il video tracima subdolamente in un decorso giudiziario che deve avere un’inchiesta di cui si valuterà la congruenza con le accuse. Usa linguaggio e gestualità non da politico, no, lo usa nel ruolo di padre che è pure un attore politico dunque soggetto pubblico. Legittimo, i figli so’ piezz e core… ma fino ad un certo punto. Altre considerazioni.

Nei framesvisuali si subisce un solito usuale esagitato Grillo blaterare, urlare, strogolare. Qualcuno dice che essendo padre si comprende che sia sotto pressione. Vero, come pure il fatto che l’urlare è una dinamica di drammatizzazione che prova dopo a sminuire affermando, perché lui lo sa, sono coglioni non stupratori. E chi lo decide, lui che è coinvolto in pieno? Quanto meno non sarebbe lucido. E le famiglie degli altri tre che dicono, perché non parlano? Forse perché sono solo dei privati cittadini. Allora: perché adesso? Perché la vicenda giudiziaria forse si va sbrogliando con una richiesta di rinvio a giudizio. Secondo: la sua arringa senza contradditorio si concentra su diverse questioni, ognuna cruciale. Chiama in causa la magistratura che dopo 2 anni non ha ancora arrestato nessuno dei 4 boys, dunque, per conseguenza logica tutta da dimostrare, più chestupratori seriali’ (seriali è sottile) sono quattrocoglioni con il pisello di fuori’.

E quindi rivolgendosi come ogni pessimo populista al popolo ne chiede l’assoluzione… in piazza. Che vi ricorda? Chi volete voi, Gesù o Barabba? Storia antica su cui ad oggi si continua a spargere sangue. Dopo il capofamiglia, entra nella rappresentazione scenica la moglie del Grillo che aumenta il carico, mediatico o manipolatorio che altri devono districare. La quale dormiva quella notte in villa ma afferma di non aver sentito nulla e che giura di aver visto il video del festino sessual-alcolico, quello sul cellulare del figlio con evidenza, asserendo esservi un palese consenso della ragazza che dice invece che… anche qui, talmente opinabile da essere improponibile. Ma gioca l’affermazione che resta, apodittica.

Ora, una difesa consanguinea non si nega ad alcuno, quanti giurano su mamme, genitori, famiglie per manifestare l’innocenza di un congiunto implicato in qualche vicenda giudiziaria. Lo fanno i mafiosi, i criminali, nulla di nuovo. Ciò che qui apre una contesa pubblica tra schieramenti già pronti ai nastri di partenza del garantismo o del (non esiste ma ha funzionato per anni con il berlusca) giustizialismo che poi significa pretendere giustizia senza sconti. Con tutte le cautele che già il diritto offre, a cominciare da patteggiamenti anche per crimini efferati, scontando la pena. Come da ordinamento penale. Ma la questione più rilevante, l’unica veramente centrale, è che la ragazza, il suo corpo, la sua immagine, concretezza, forse violazione, vengono relegate lì sullo sfondo, occupandosi la comunicazione dei contenuti palesi e simbolici che caratterizzano il mezzo visuale di un video. Quello autoprodotto da un padre visibilmente scosso che sa bene che il terremoto prodotto non si concentrerà sui disastri procurati alla ragazza.

Con quel ci ha messo 8 giorni per denunciare. Qui casca proprio il pensare maschile, maschilista di un uomo incapace di poter solo provare a pensare che cosa si possa provare dopo uno stupro, quali dinamiche autocensorie, quali devastazioni, sensi di colpa, presunte responsabilità vengano poste in capo ad una donna a cui si chiede di essere sempre irreprensibile, di non divertirsi, bere, fumare qualcosa, perché queste sarebbero già schiaccianti prove della sua volontà di starci. Perché qui emerge il lato peggiore di una vicenda così simile a tante altre, è la donna a dover giustificare spiegare scusarsi in ogni suo comportamento. Si sa, ce lo dicono tutte le indagini condotte, le donne vengono violentate perché si vestono in modo provocante, sono aperte, libere, spigliate, sfrontate. Tutti elementi che fanno una colpevolezza certa. Chi sia la ragazza, che esista, che abbia subìto una violenza, tutto ciò viene marginalizzato. Forse non esiste, non sappiamo (per fortuna per sua riservatezza) chi sia. Pensate solo per un attimo se un video del genere lo avesse girato la ragazza ‘incriminabile”, se lei avesse sbattuto in faccia a tutti ciò che avrebbe subìto ma che il video di parte maschile nega con assolute quanto alquanto incerte e fumose prove certe. Sarebbe stata preventivamente censurata e ricondotta al silenzio oltre che ricoperta di odio e volgarità social di massa. In ogni caso è sempre per tutte le donne l’onere della prova della propria innocenza.

Ma si sa, a parte le proprie madri e mogli tutte le altre sono comunque e sempre esseri attentatrici delle virtù maschili. Insomma, sono un poco zoccole, quindi… Amore e rispetto appartengono invece al campo delle azioni umane tra i generi che devono essere caratterizzate da un consenso reciproco all’interno del quale il gioco amoroso erotico sessuale costituisca un soddisfacimento che tiene in conto l’integrità fisica e simbolica dell’Altro. Detto tutto ciò che ho provato a declinare, resta la sospensione del giudizio su cui ognuno di noi non sa nulla. Ma il nostro Paese, come peraltro tanti altri, è quello dei Guelfi e Ghibellini, con le tifoserie già sugli spalti.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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