sabato, Settembre 18

Beppe Grillo spaventa Bruxelles Il leader M5S presenta al Parlamento Europeo il referendum anti-euro

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Beppe Grillo Bruxelles

Infuocata conferenza stampa di Beppe Grillo a Bruxelles per lanciare il referendum anti-euro. Ottavo vertice del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi per discutere di legge elettorale: accordo su premio alla lista e soglie, ma anche sulla successione a Napolitano. Angelino Alfano prova a tenere due piedi in una scarpa, alleato con Matteo, ma anche con Silvio. In serata prevista la direzione Pd su Italicum e Jobs act, assente la sinistra del partito. La segreteria della Cgil conferma lo sciopero generale il 5 dicembre contro la legge di stabilità. Secondo i renziani è uno «sciopero dell’Immacolata» perché fissato in coincidenza del tradizionale ‘ponte’. Il presidente Bce Mario Draghi contestato durante un convegno all’università RomaTre, scontri tra studenti e polizia.

Questa mattina Beppe Grillo ha fatto ‘irruzione’ nel Parlamento Europeo di Bruxelles per presentare il progetto del M5S di un referendum consultivo sulla permanenza dell’Italia nell’area Euro, promettendo di raccogliere «qualche milione di firme» in sei mesi. Il leader pentastellato, apparso scatenato e in gran forma durante la conferenza stampa, se l’è presa prima con la Germania «a cui la riunificazione l’abbiamo pagata noi» e si è detto «orgoglioso di essere un clown» (definizione coniata dai giornali tedeschi). Un Grillo senza freni che si dichiara in «guerra con la Bce», non con l’Isil o con la Russia, e che attacca a testa bassa il Jobs act di Renzi, definito «tedesco, imposto dai tedeschi che ha prodotto disastri, una crescita negativa». Una Germania dittatoriale che, secondo Grillo, «ci impone le sue idee e le sue allucinazioni economiche». Poi, in un crescendo rossiniano, la ‘chiamata alle armi’ degli italiani che sono «stanchi dei sacrifici». «Vogliamo riprenderci la sovranità della nostra moneta, salvare le nostre aziende» e l’unica soluzione è, secondo il guru pentastellato, uscire dall’Euro e che «la Banca d’Italia possa stampare i soldi nella nostra terra». Per Grillo in versione ‘Garibaldi’ la crisi sociale in Italia è talmente grave da non sapere fino a quando «la polizia potrà rispettare gli ordini».

Degno di nota il vivace siparietto con il giornalista dell’Api (Associazione stampa internazionale) Roberto Consoli alle cui provocazioni ‘Beppe’ ha risposto dicendosi sollevato dal fatto che «i vostri giornali (quelli di Regime ndr) stanno chiudendo». Inquietante, ma più che mai fondata, la profezia sull’Italia che «se crolliamo noi del M5S arrivano i nazisti» (gli ultimi sondaggi danno il voto grillino in libera uscita verso il ticket Lega-Casapound). Perfette nella tempistica, infine, le bordate lanciate contro «la dittatura di banchieri e massoni, cadaveri di cera senza umanità» e la freccia avvelenata scagliata contro Jean Claude Juncker («È un ex ministro delle finanze di un paese paradiso fiscale»), proprio nel giorno in cui il neo-eletto presidente della Commissione europea (il ‘capo dei burocrati’ secondo Renzi’) si ritrova nella sala stampa del Berlaymont, giusto a pochi metri da Grillo, a balbettare la sua imbarazzante verità sullo scandalo LuxLeaks.

Vertice preserale tra Renzi e Berlusconi a Palazzo Chigi per mettere a punto i dettagli della nuova legge elettorale. L’ottavo dell’era del patto del Nazareno con l’ex Cavaliere accompagnato dal ‘gran visir’ Gianni Letta e dal chiacchierato ‘macellaio’ Denis Verdini. Blocco dei capilista che significa più ‘nominati’ che ‘preferenze’ in Parlamento, ballottaggio, premio di maggioranza alla lista vincente e soglia di sbarramento al 4% che, di fatto, cancella la necessità di coalizzarsi; questo il risultato dell’incontro che segna apparentemente il trionfo di Renzi. D’altronde il premier aveva messo le cose in chiaro già da ieri pomeriggio quando, con piglio ducesco e spostando indietro le lancette del tempo di più di 70 anni, aveva twittato: «Il tavolo dei rinvii, dei tavoli tecnici, dei gruppi di lavoro è finito. Ora è tempo di decidere». Una versione 2.0 della dichiarazione di guerra proclamata da Benito Mussolini il 10 giugno 1940 («L’ora delle decisioni irrevocabili…»). Concetto ribadito in serata nel salotto televisivo di Bruno Vespa con l’ultimatum lanciato al capo di Forza Italia che «dovrà decidersi entro domani. Perché domani sera la direzione del Pd darà il via libera del partito. Se Berlusconi non decide, si va avanti a maggioranza».

Tenuta del patto del Nazareno preannunciata ieri anche dall’esito del comitato di presidenza di FI. «Confermiamo la nostra volontà di collaborare alla scrittura della legge elettorale e delle riforme istituzionali, ma ovviamente senza subire diktat o imposizioni di alcun tipo», recita il comunicato ufficiale partorito ieri pomeriggio dal parlamentino azzurro di Palazzo Grazioli. Apertura verso Renzi merito soprattutto della ritrovata unità tra l’ex Cavaliere e i ribelli capitanati da Raffaele Fitto. Il ‘parroco di Lecce’ (copyright Berlusconi) parteciperà alla stesura delle liste, alla scelta dei candidati e alla spartizione delle poltrone spettanti a FI alle prossime elezioni. In cambio, Berlusconi ha ricevuto carta bianca per trattare i termini dell’Italicum 2.0 modificati da Renzi. Ma, in realtà, i motivi per cui Silvio non romperà mai il patto del Nazareno con Matteo sono la difesa dei suoi interessi privati (Mediaset) e la scelta in comune del nuovo Capo dello Stato, l’unico che può concedere la grazia al condannato per frode fiscale.

Simbolo della confusione che aleggia sotto i cieli della politica è il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, falso protagonista e spettatore malinconico del patto del Nazareno. Dal vertice di maggioranza di lunedì sera sembrava essere uscita una posizione compatta del governo, con Renzi costretto da Alfano a proporre a Berlusconi la soglia minima per l’ingresso in parlamento spostata dal 5 al 3%. Una vittoria degli alfaniani contro l’odiata casa madre forzista? Ma poi, in un cortocircuito politico e razionale, l’Angelino ‘senza quid’ ha smentito se stesso aprendo ad una futura alleanza con Berlusconi. «La maggioranza ha deciso di procedere con tempi certi e celeri sulla legge elettorale», ha riferito questa mattina a ‘La Stampa’ il segretario Ncd aggiungendo però che «noi siamo pronti a ricostruire la prospettiva del centrodestra, di fronte a un partito del 40% l’alternativa è l’aggregazione del fronte moderato». In pratica Ncd pretenderebbe di governare fino al 2018 con la ‘sinistra’ rappresentata da Renzi (che tutto è tranne che di sinistra), trovando nel frattempo l’accordo con il centrodestra di opposizione rappresentato da FI, che tutto fa tranne che una vera opposizione al governo Renzi-Alfano. «Silvio e Alfano? Si sono rimessi insieme persino Romina e Albano», ha ironizzato ieri Renzi a Porta a Porta. Gelosia? Matrimonio o coppia di fatto?

 

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