domenica, Settembre 19

Beppe Grillo condannato per diffamazione Beppe Grillo

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Apertura dedicata alla condanna ad un anno di reclusione per Beppe Grillo, comminata in primo grado dal tribunale di Ascoli Piceno per aver diffamato nel 2011 il professore dell’università di Modena Franco Battaglia che «affermava delle coglionate in merito al nucleare» in tv ad AnnoZero. Lui smentisce la notizia diffusa da alcuni quotidiani che la pena sia stata sospesa, si difende sul suo blog dicendosi «fiero di aver contribuito a evitare la costruzione di nuove centrali nucleari in Italia», si paragona a Sandro Pertini e Nelson Mandela finiti in galera per una causa giusta e, non ultimo, fa balenare l’ipotesi del complotto perché il M5S che si avvicina al governo «fa paura».

Il degno prologo della settimana politica ce lo ha fornito, invece, ieri sera, alla chiusura della Festa dell’Unità di Firenze, la ‘sibilla renziana’ Maria Elena Boschi (oggi ‘madrina’ di un tesissimo ‘tavolo bicamerale’ Pd) che prevede il Si incondizionato alle riforme da parte dei litigiosi alleati di Ncd, esclude una scissione nel Pd provocata dalla minoranza interna e, ciliegina sulla torta, attacca i sindacati che, a suo dire, «hanno contribuito a bloccare il Paese». Intanto, giusto per alimentare le polemiche sulle riforme, che riprenderanno il proprio iter domani in commissione a Palazzo Madama, il leghista Roberto Calderoli lancia il suo «emendamento chirurgico». Per il forzista Renato Brunetta «Renzi non ha i numeri». Mentre il malpancista Ncd Gaetano Quagliariello smentisce ‘Madonna Boschi’ e pretende la modifica dell’Italicum col premio alla coalizione anziché alla lista. Ma Luca Lotti sbatte la porta: «Il capitolo legge elettorale è chiuso».

Caso Cucchi, Ilaria: «Dimostreremo che la morte di Stefano è stato un omicidio». La riforma della Giustizia arriva domani alla Camera: conferenza stampa del M5S che si ribella alla delega in bianco al governo per mettere il bavaglio alle intercettazioni e promette battaglia. Parte la Buona (o Cattiva) Scuola: il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini inaugura da Isernia il nuovo anno scolastico, ma lei stessa rischia di essere presto bocciata e di perdere così la poltrona di governo. Matteo Renzi augura via twitter «in bocca al lupo ai ragazzi». Già pronti gli scongiuri di rito. I grillini gridano al «flop» di assunzioni perché «le nuove stabilizzazioni fatte da questo governo sono un migliaio». Da Palermo, infine, il fondatore di Libera don Luigi Ciotti parla di scuola che «deve allenare alla vita».

 Visto che, come va ripetendo il premier Matteo Renzi andando in giro per il mondo a vedersi partite di tennis a spese del contribuente, l’Italia è ripartita lasciandosi alle spalle la crisi economica, la maggioranza di governo punta tutto sulle riforme costituzionali per assicurarsi un futuro lungo e radioso a Palazzo Chigi. Peccato, però, che prima si debbano convincere gli italiani dell’importanza capitale di riformare il Senato rendendolo una sorta di ‘dopolavoro’ per consiglieri regionali, finora noti al grande pubblico solo per le grottesche vicende di Rimborsopoli (‘Batman’ Fiorito, Nicole Minetti, Renzo Bossi, Roberto ‘mutande verdi’ Cota e tutti gli altri). Il nodo del contendere è l’ormai famigerato articolo 2 (quello che abolisce l’elettività dei senatori). Sul tema, non perde occasione di tacere Roberto Calderoli. «Giovedì ho mandato a tutte le forze politiche il testo del mio emendamento. Riguarda l’elettività del nuovo Senato», risponde al ‘Corriere della Sera’ il padre del Porcellum, «è un intervento circoscritto, che cancella poche parole e può mettere d’accordo tutti», spiega, «il consiglio regionale elegge senatori 21 sindaci. Ma i 74 senatori restanti verranno eletti direttamente, sulla base di una legge ordinaria. L’elezione indiretta viene salvata parzialmente e c’è una parte di elezione diretta. Come vogliono l’opposizione e il buon senso», conclude l’ex ministro che si dichiara disposto a ritirare i suoi 500mila emendamenti se la bizzarra proposta verrà accolta. Una gelata alle speranze renziane arriva, poi, anche da Forza Italia, con Renato Brunetta che ci rivela una verità inoppugnabile: «Il patto del Nazareno era nato proprio per compensare i voti mancanti al Senato. Finito il patto del Nazareno il re è nudo, Renzi non ha i numeri per fare approvare la riforma costituzionale».

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