sabato, Ottobre 16

BepiColombo: una sfida da due miliardi di euro per l’Europa La missione è stata progettata per studiare la composizione, la geofisica, l'atmosfera e la magnetosfera di Mercurio

0

Alle 3,45 italiane dello scorso 20 ottobre, il lanciatore Ariane 5 è partito dal ‘Centre spatial’ di Kourou, nella Guyana francese per un lungo viaggio portando a bordo BepiColombo, la prima missione europea diretta verso Mercurio. Si tratta di una traversata complessa, di un progetto nato dalla collaborazione fra Esa e l’agenzia giapponese Jaxa, con la partecipazione in Italia di Asi, Inaf e l’Università La Sapienza di Roma. Industrialmente il sistema è stato progettato e costruito da un consorzio di imprese a guida di Airbus Defence and Space.

Tutto ciò che viene lanciato nello spazio è sempre frutto di fatiche assai gravose, ma la BepoColombo ha in sé delle difficoltà molto serie, dunque provando a narrare una descrizione della sua architettura forse riusciamo a condividere con i nostri lettori quello che la televisione di Stato, frettolosa e poco informata dalle unità competenti non è riuscita a definire. La missione infatti è basata su due sonde, il Mercury Planetary Orbiter, progettato sotto la guida europea che trasporterà gli strumenti destinati allo studio della superficie e della composizione interna del pianeta e il Mercury Magnetospheric Orbiter, che contiene gli strumenti dedicati allo studio della magnetosfera del pianeta realizzati dal Giappone. Non ci sarà un lander.

Il viaggio è assai lungo, oltre sette anni con l’ingresso in orbita attorno a Mercurio previsto per il dicembre 2025, energizzato da propulsione elettrica di natura solare e la spinta gravitazionale della Terra, di Venere e Mercurio che impedirà al Sole di attrarre i due corpi celesti costruiti dalla mano dell’uomo. Raggiungere Mercurio con un trasferimento diretto dalla Terra avrebbe richiesto un quantitativo di propellente proibitivo per cui oltre a un’energia praticamente infinita, è stato possibile ridurne la quantità necessaria di altre sostanze utilizzando opportune traiettorie che prevedono sorvoli multipli con l’effetto fionda per decelerare la sonda.

A bordo dell’Ariane c’è anche il Mercury Transfer Module, un piccolo componente realizzato unicamente per il coordinamento dei due sottosistemi principali durante la fase di viaggio e per l’inserimento in orbita, quindi non ha a bordo nessun carico scientifico. Ci siamo domandati due cose al momento del lancio e partiamo dalla prima: a che serve una macchina così complessa? La missione in realtà è stata progettata per studiare la composizione, la geofisica, l’atmosfera e la magnetosfera del pianeta più vicino al Sole. Ad oggi solo due sonde della Nasa, hanno compiuto osservazioni ravvicinate: Mariner 10, nel 1974 e Messenger, che è entrata in orbita attorno al pianeta il 18 marzo 2011. Quindi il pianeta serba ancora molte incognite principalmente a causa delle difficoltà tecniche che insorgono nel controllo termico di ogni apparecchio che arriva a distanza così ravvicinata dal Sole alla quale orbita il pianeta, che implicano un alto costo. Dunque una sfida non da poco per Esa e tutti coloro che stanno partecipando a quest’avventura. E in effetti Mariner ha svelato l’esistenza di un campo magnetico planetario, sfatando concezioni errate che si erano fatte sulla natura del pianeta. Noi ora sappiamo che la magnetosfera di Mercurio è una zona di poche migliaia di chilometri che riesce sia pur minimamente a deflettere il vento solare, nonostante le sue ridotte dimensione e il lento moto di rotazione. Queste realtà scientifiche hanno fatto domandare alla comunità di scienziati quale ne fosse l’origine. Probabilmente è la manifestazione di una magnetizzazione residua presente in uno strato interno del pianeta in modo simile a quanto si verifica su Marte oppure è la risultanza di un nucleo di ferro allo stato liquido, come la Terra. Salomonicamente potrebbe trattarsi anche della combinazione delle due teorie ma ancora la verità è lontana. Più convincente è la scoperta di una elevata eccentricità dell’orbita che genera i forti effetti mareali che fornirebbero l’energia necessaria a mantenere le alte temperature interne.

Insomma, un universo di scoperte che ci aspettano per avere una migliore conoscenza del nostro pianeta Terra, con tutto quanto lo circonda, che può rappresentare una minaccia o forse un’opportunità. Infatti, solo la conoscenza di dati scientifici può permettere la prevedibilità di taluni fenomeni che fino a pochi decenni fa erano del tutto sconosciuti e sembravano frutto di casualità o di accanimenti divini. Forse si rischia in questo modo di lasciare una eredità troppo deterministica alle nuove generazioni ma più semplicemente si può spostare ancora più in alto la metafisica e l’intera colonna portante di tante culture conflittuali in una mentalità galileana, sempre più complicata ma mai più di scontro nel dualismo tra fede e scienza.

Non abbiamo però dimenticato di entrare nella seconda domanda che ci siamo posti. Come mai un programma composto da due sonde ha nome e cognome italiani? Il primo a calcolare la traiettoria per Mercurio fu Michael Minovitch, oggi ottantareenne, nel 1963 uno studente universitario in stage presso il Jet Propulsion Laboratory dell’ente spaziale americano, che calcolò le condizioni del sorvolo che avrebbero rivoluzionato l’esplorazione celeste. La sua traiettoria fu adottata per la missione del Mariner 10 ma un importante miglioramento a tre anni dal lancio, venne consigliato nel 1970, da Giuseppe Colombo, professore ordinario di Meccanica applicata a Padova. Quando Colombo propose la sua teoria, la modifica fu prontamente implementata nel piano di missione e permise ben tre sorvoli di Mercurio, prima che la sonda esaurisse il propellente. «Quella è una delle cose che mi sono costate meno fatica. È un episodio banale della mia attività scientifica: non avrei mai pensato che potesse destare scalpore», dichiarò con grande modestia il professore a La Stampa.

Colombo era il ‘Meccanico del cielo’ e il suo nome è legato al Tethered, un’intuizione di Mario Grossi che ancora non ha avuto un’applicazione tecnologica e industriale a causa delle grandi difficoltà di realizzazione ma che ha pienamente validato la sua formulazione perché le tensioni e le correnti raggiunte a bordo dello shuttlee del lungo filo furono troppo esigue per effettuare la maggior parte degli esperimenti, tuttavia furono effettuate molte misurazioni, tra cui le forze e le correnti indotte dal cavo e il comportamento degli elettroni che trasportano la corrente di ritorno. In quella missione partecipò per la prima volta un astronauta italiano Franco Malerba.

«Per l’Europa si tratta di una sfida tecnologica da due miliardi di euro», ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea Jan Woerner. Un’occasione che dovrebbe far superare molte barriere ideologiche e di pericoloso quando inopportuno nazionalismo che sta soffiando sul Vecchio Continente.

Anche l’Italia ha partecipato con le sue industrie a tutte le attività di realizzazione della missione. Contiamo serenamente che l’impegno dello Stato come contributore dell’Esa prosegua il suo cammino senza incepparsi in rischiose risse di governo. Un successo scientifico e industriale conta ben più di una manciata di voti per arraffare poltrone all’Europarlamento.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->