venerdì, Ottobre 22

Benzina: cara mi costi! field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Siamo un Paese che gira su gomma e la benzina sta diventando quasi un bene di lusso…

La situazione continuerà ad essere questa perché purtroppo i mezzi pubblici non danno quel servizio che dovremmo avere. Per il pendolare che deve usare la macchina per recarsi a lavoro il costo della benzina diventa un problema reale. Fare un pieno di benzina è diventato veramente costoso, nonostante il costo del greggio si sia abbassato. Ma con la nostra tassazione non c’è la percezione della diminuzione che realmente c’è stata sulla quotazione del petrolio. Un barile valeva quasi 100 dollari, la benzina era arrivata a costare quasi due euro, oggi la quotazione è scesa notevolmente ma noi siamo costretti a pagare la benzina 1,4 euro a causa della tassazione.

Secondo Padoan il costo della benzina in Italia è armonizzato al costo europeo, ne siamo sicuri?

Ieri la dichiarazione del Ministro è stata smentita dai dati. Ha dichiarato che in Italia il costo della benzina è in linea con il costo negli altri Paesi europei e le accise italiane sono in linea con le tassazioni medie europee, di conseguenza non ritiene necessario intervenire in questo senso. I numeri, al contrario, ci dicono che in Italia le accise su un litro di benzina oggi valgono, al prezzo attuale, il 70,3% del prezzo medio finale, e in Europa la tassazione è del 67,8%.  Non è la stessa cosa. Sul gasolio la tassazione rispetto al prezzo medio è del 79,3% contro un 63,8% della tassazione media europea, anche qui ci sono sei punti di differenza. Padrona non può dichiarare che la tassazione italiana è in linea con la tassazione europea. Lo stesso Ministro intervenendo pubblicamente ha chiesto al Ministero dello Sviluppo economico di fare un intervento di moral suasion per ridurre ulteriormente il prezzo alla pompa, ma la moral suasion dovrebbe passare dallo Stato. Il 2,7% di incremento sulle benzina e quasi il 7% sul gasolio non dipende dall’industria petrolifera, ma dalla tassazione italiana. In Europa siamo il terzo Paese con le accise più alte. Il fatto è che noi siamo in linea con il costo della benzina ma se prendiamo il costo al netto delle imposte. La zavorra rimane la tassazione, perché gli operatori della filiera hanno ridotto il costo. La benzina è un modo per fare cassa da parte dello Stato, in Italia vengono venduti trenta miliardi di litri, e questo garantisce allo Stato oltre trenta miliardi di euro di entrate.

Ma basta passare il confine italiano che la benzina è decisamente meno cara…

In Austria la benzina costo 1,2 euro, ed è venduta dalla stessa compagnia petrolifera che ha le pompe in Italia. La differenza è sempre nella tassazione diversa. I gestori che operano in quelle aree (al confine per intenderci) sono fortemente penalizzati. Non a caso in quelle aree è stata introdotta una carta sconto dalle Regioni affinché ci sia una riduzione delle accise, proprio per evitare questa migrazione oltre il confine. Ricordiamo il caso della Slovenia.

Finché non verrà ridotta la tassazione noi continueremo a pagare la benzina sempre di più rispetto agli altri cittadini europei, anche se il prezzo del petrolio scende…

Mi sembra utopistico che lo Stato italiano, a fronte di trenta miliardi garantiti di incasso, possa rinunciarvi. I consumi di benzina e gasolio, negli ultimi anni, sono calati del 30%, in autostrada anche del 50%. Viene a mancare il consumo del cittadino medio che si sposta per lavoro o turismo.

A livello di inquinamento il grande uso di mezzi privati non ci aiuta, si dovrebbero vendere nelle stazioni anche prodotti meno inquinanti, giusto?

In Italia ci sono 23mila stazioni, a parità di abitanti siamo il doppio, chiediamo che almeno i nuovi impianti contengano dei prodotti alternativi: metano, GPL, colonnine elettriche. Questo non vien tenuto in considerazione, perché per fare questi impianti ci vogliono degli investimenti importanti e si continuano a tenere in piedi stazioni di servizio obsolete che vendono un unico prodotto. Adottiamo quelle misure che servono per migliorare nel medio e lungo periodo, a voce si dice che bisogna diminuire l’inquinamento ma al contrario si continua ad andare nella stessa direzione. Non c’è una visione di futuro che garantisce la mobilità degli italiani.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->