lunedì, Giugno 21

Benvenuti al ‘Bertolaso magic show’ Lo spettacolo è appena cominciato, per favore non fermatelo…

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Nei mesi di tristezza politica, economica, umana che abbiamo dinnanzi una piccola grande consolazione ci assiste. Guido Bertolaso allieterà i nostri giorni con performances sempre migliori. Perché ormai è ufficiale, Bertolaso è un imbecille. Non si tratta di insulto, ma di definizione tecnicomedica che perfettamente si attaglia all’ex responsabile della Protezione civile che Silvio Berlusconi vuole alla guida di Roma. ‘Imbecille’ sta infatti letteralmente, secondo la Treccani, a descrivere chi «per difetto naturale, per età o malattia, si mostra poco assennato nelle parole e negli atti o si comporta scioccamente, senza garbo, da ignorante, in modo da irritare». E quindi ci pare definizione perfettamente calzante. Un ‘villano’ che non perde occasione per dimostrarlo. A meno che… No, scusate, fermiamoci e riflettiamo un attimo. Qualsiasi cosa di Berlusconi si pensi, pensiamo davvero non si renda conto di chi Bertolaso sia e cosa stia combinando? E va bene, l’eretto di Arcore ha brevemente e neanche troppo brevemente creduto che Angelino Alfano potesse essere un leader politico ed altre lepidezze del genere, ma di fronte ad uno come questo non ci può essere fraintendimento.

Stiamo solo all’ultimo periodo, quello della sua esilarante candidatura a Sindaco di Roma. Di Roma, mica di Montesgurgola. Si era subito presentato con il tira e molla sulla nipotina malata a Londra, come ricostruito in una sorta di ‘prima puntata’ delle sue fantasmagoriche avventure in ‘(San) Guido Bertolaso. Rispettoso ritratto del ‘candidato’ a Sindaco di Roma, tra miracoli ed umiltà’, ne il Contrappunto del 17 febbraio 2016. Aveva esordito ‘miracolando’ la piccola che a Londra stava combattendo un qualche misterioso male, e che lui aveva pensato bene di tirare in mezzo alla ‘questione romana’: prima utilizzandola come pretesto per una temporanea rinuncia all’investitura che non volevano più dargli, poi facendo tremare per decisive analisi che dovevano arrivare, infine risanandola in quattro e quattr’otto quando la ‘patria’ ha davvero chiamato. Dinnanzi alla necessità insuperabile di salvare la Capitale aveva evidentemente deciso di intervenire taumaturgicamente, insegnandoci come sul campo di battaglia della politica ogni ‘corpo’ possa essere utilizzato. Anche quello dei più estranei ed incolpevoli.

Poi appena intronizzato con il recalcitrante assenso di Matteo Salvini e Giorgia Meloni alla scelta berlusconiana si è scatenato. Infilando in rapida successione l’elogio di Francesco Rutelli, la difesa dei Rom vessati, la rivendicazione paleodemocristana… Si è subito vantato di «non avere mai votato per Berlusconi», e se per questo «neppure per Alemanno», di essere «un vecchio democristiano», di avere «organizzato le campagne elettorali del mio amico Rutelli», «e naturalmente sarò tra qualche giorno alla sua iniziativa pubblica» (anche se alla fine evitata), poi per stare proprio sul sicuro con i suoi ‘teneri’ alleati ha difeso «immigrati e Rom, soggetti deboli e maltrattati». Ha quindi espresso l’eventuale dispiacere di doversi confrontare al ballottaggio con Roberto Giachetti come rappresentante del Partito Democratico: «Difficile sfidare un amico come lui». Infine rilanciando: «Se dovessi scegliere fra Marchini, Storace e Giachetti voterei il meno peggio che è Giachetti». Il suo mantra è stato da subito il patetico rivendicare la propria superiorità ad ogni piè sospinto. «Io non sono abituato a perdere», «Roma è stata completamente commissariata da un presidente del Consiglio che sta facendo il sindaco. I romani si devono riappropriare della loro città». Autodoping di marca berlusconiana, che però fa più tristezza che altro in lui che per non farsi e farci mancare nulla, ma proprio nulla, ride scompisciandosi pubblicamente a battute già volgari negli anni ’50 del suo dante causa, quelle che suscitano ormai evidente imbarazzo anche negli ultimi superstiti esponenti di Forza Italia. Ora come degna ma solo momentanea conclusione, il colpo da maestro, la sparata sulla futura mamma Meloni che non può per questo candidarsi al Campidoglio. Un filotto da campione, in attesa dei prossimi inevitabili colpi da maestro. 

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