venerdì, Maggio 14

Benjamin Netanyahu vira ancora più a destra

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Ne avevamo già parlato: BenjaminBibi’ Netanyahu, in questa sua ultima amministrazione, ammicca insistentemente allestrema destra nel tentativo di rimanere incollato a una poltrona che, se dovesse essere sua fino a scadenza naturale nel 2018, lo consegnerebbe alla storia dello Stato ebraico come il più longevo capo di governo. Tre dei ministri del gabinetto di Netanyahu, il trentaquattresimo esecutivo israeliano, appartengono al partito Jewish Home, formazione all’estrema destra dello spettro politico, discendente diretto del Partito Nazionalista Religioso, favorevole agli insediamenti dei coloni e assolutamente contrario alla soluzione dei due stati.

Sono Naftali Bennett, leader di partito, che ha assunto il dicastero dell’Istruzione e quello degli Affari della Diaspora; Ayelet Shaked, ex Likud co-fondatrice del partito, figura a dir poco controversa per certi suoi exploit pubblici, che dirige il ministero della Giustizia; e Uri Ariel, ministro dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale. La new entry – e che new entry – è l’arcinoto Avigdor Lieberman, leader del partito ultranazionalista Yisrael Beiteinu, già ministro degli Esteri e vice Primo Ministro nelle precedenti amministrazioni Netanyahu, che alle elezioni del 2015 aveva abbandonato la coalizione di governo a causa delleterna faida con gli ultraortodossi, membri di rilievo della nuova formazione con i loro 23 seggi (sui 120 della Knesset, il parlamento israeliano). Oggi, a oltre un anno di distanza, Lieberman torna sui suoi passi è accetta il portafoglio della Difesa, offertogli a sorpresa da un Netanyahu in equilibrio su un piedistallo instabile.

Le cose sono andate così: Bibi, che aveva ottenuto grazie alla sua coalizione una maggioranza di un solo seggio in parlamento, aveva intavolato delle trattative con il partito dopposizione di centrosinistra Unione Sionista, guidato da Isaac Herzog, che dispone di ben 24 seggi. Ma mercoledì 18 maggio, Lieberman ha convocato una conferenza stampa annunciando di essere disposto a trattare per rientrare nella coalizione di governo, in cambio della Difesa, della pena di morte per i terroristi palestinesi e delle pensioni per gli immigrati provenienti dalle ex repubbliche sovietiche. Yisrael Beiteinu dispone di sei seggi in parlamento.

Lo stesso mercoledì, Bibi incontrava l’ex buttafuori moldavo e acquiesceva alla sua richiesta di ottenere la Difesa. Per quanto sorprendente possa sembrare la condiscendenza di Netanyahu, disposto ad affidare il dicastero a un uomo senza alcuna credenziale militare (Netanyahu stesso parlando di lui aveva detto: «La cosa più vicina a un proiettile che abbia mai sfiorato l’orecchio di Lieberman è una pallina da tennis»), c’è da notare che Bibi possa aver in cuor suo tirato un sospiro di sollievo alla richiesta di Lieberman. Perché? Per il fatto che il predecessore del leader di Yisrael Beiteinu è Moshe Yaalon, ex generale, figura molto stimata, capace di raccogliere i consensi dell’intero establishment militare, ma – ahimè – in aperto contrasto col premier.

La lotta tra Yaalon e Netanyahu, che notoriamente sposavo visioni diverse, era degenerata a fine marzo quando un soldato israeliano aveva ucciso un ragazzo palestinese ferito e inerme a terra. Il vice capo delle forze armate, generale Yair Golan, aveva detto in un discorso che certi fenomeni che si stavano verificando in Israele cominciavano a ricordagli la Germania degli anni Trenta, scatenando un putiferio. Ma Yaalon si era schierato con lui e, anzi, aveva invitato i membri dell’Idf (Israeli Defence Force) a esprimersi liberamente, senza paura e senza piegarsi alle ragioni della politica. Infine, aveva deciso di appoggiare la decisione dell’esercito di processare il soldato per omicidio, attirandosi le critiche dei partner di governo dell’estrema destra, incluso Netanyahu che aveva espresso solidarietà nei confronti dell’imputato.

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