sabato, Maggio 15

Benissimo anche senza

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  1. COME TUTTO E’ INCOMINCIATO

E certo starete a chiedervi, ammesso che qualcuno abbia ancora interesse a chiedersi qualcosa in generale e nella fattispecie, come può essere che tutto ‘sia cominciato’. Come quel diciassette ottobre di cui dicevo, qualcosa sia successo. E cosa quel ‘qualcosa’ sia.

Ebbene non lo so. O forse sì, ma comunque non sino in fondo, che se davvero lo sapessi sarei in grado di ripeterlo per gli altri, e allora tutto, o almeno molto, cambierebbe. E invece è solo come quando traguardi lo sguardo oltre la strada attendendo di entrare dal dentista ed all’improvviso vedi il verde verde ed il rosso di un rosso che non era mai stato così, come quando il Docente universitario di Letteratura inglese del ‘600 ti investe della sua ira perché non sei in grado di spiegare il senso di un sonetto e all’improvviso, o un po’ alla volta, vedi che quegli autori e quei personaggi prendono vita e sono più vivi dei viventi, come quando ti innamori, di una persona, di una cosa, di un’idea, non importa, ma allora capisci che c’era, c’è, una pienezza alla quale potevi e puoi partecipare. E ne vale la pena.

Mi deve essere successo qualcosa del genere, oltre e forse contro la mia volontà, e la mia bravura è stata probabilmente solo quella di accogliere e lasciare che mi scorresse dentro senza fare resistenza. Chiamiamolo con il suo vero nome: un miracolo. Il miracolo semplice, e terribile, di chiedersi ‘chi è io’. E poi rispondersi, e saperlo. Da quel momento mi sono accorto… Non importa di cosa e per cosa. Mi sono accorto e tanto basta, di quel che sono, di quel che siamo, di quel che mi e ci circonda.

La prima sensazione è stato non il piacere, ma l’orrore. Non la paura e neppure il disgusto, no proprio l’orrore di quello in cui siamo e da cui siamo circondati. L’’horror vacui’, la paura del vuoto in cui siamo immersi, e del comprendere come quel vuoto sia in realtà pienissimo, e che se invece, in cambio,  proprio di un bel, pulito, vuotovuoto si trattasse, potremmo riempirlo noi di musica e parole.

E mi sono accorto come si potrebbe, invece, vivere benissimo anche senza.

 

  1. BENISSIMO ANCHE SENZA

Benissimo anche senza Barbara d’Urso e Mara Venier (sembra impossibile ma si può, basta cominciare a disintossicarsi, magari un po’ alla volta), benissimo anche senza la televisione dopo le 21, benissimo anche senza i SUV, che incidentalmente sono chissà perché, e di gran lunga, gli autoveicoli più privi di assicurazione, benissimo anche senza macellai e nonni pistoleri, senza la ripetizione della promessa di magnifiche sorti e progressive, senza debiti e crediti, senza Renzi e gli amici ed i nemici di Renzi, senza ‘amici’ e ‘nemici’ in generale, con gli amici che inevitabilmente diventano nemici e viceversa, senza dover riempire righe di caratteri, dimostrando così carattere, senza l’angoscia di ciò che incalza e del tempo, senza amori e umori, ma con umore e amore, e mi sono chiesto come eravamo finiti a ridurre le nostre vite, e la mia, a preoccuparsi della sostituzione dei sottosegretari del Nuovo Centro Destra, ad occuparsi di tali ‘massimi sistemi’, o forse minimi, e che di ben altri massimi e minimi sistemi vale la pena preoccuparsi ed occuparsi, quelli che attengono alla vita di ogni giorno e di ciascuno di noi, e questo, davvero, non sarebbe poi così male ed ho continuato a pensare che si poteva vivere comunque benissimo. E il mare. Si può vivere senza il mare? Così, ad occhio, direi di no, ma forse sì anche di quello, ma non importa, in ogni caso di quanto, e quante cose, possiamo fare benissimo anche senza, anche se, soprattutto e sopra tutto, il grave è che abbiamo iniziato a fare benissimo anche senza noi stessi, e allora, rewind, il problema è che abbiamo fatto senza di troppo, di troppo dell’essenziale, ed allora ricominciamo dal pensare, e dal fare che non si possa fare senza gli altri, e che sia quella l’unica, vera discriminante, se gli altri sono un valore o uno strumento, un valore, ed allora di lì ricominciamo, dagli altri, dagli ‘altri’ non come massa ma come persona, uno ad uno, gli altri, l’altro, l’altra, gli unici, e l’unico, e l’unica, chiunque siano, di cui non possiamo, non dobbiamo in alcun modo fare senza.

 

Poi mi sono svegliato e ho visto che era un bellissimo, realizzabile sogno.

 

  1. Continua

 

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