martedì, Maggio 18

Beni ebraici e l’Italia dal 1938 .1

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Durante la Seconda Guerra Mondiale la Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR), ovvero la ‘Task Force speciale’ fu una delle principali agenzie naziste impegnate nel saccheggio di oggetti di valore culturale nei paesi occupata dai nazisti, guidata da Alfred Rosenberg e ispirata alle sue idee sorte nei tardi anni Trenta del Novecento. Il dettaglio con cui l’ERR ha documentato e saccheggiato l’arte, gli archivi, i libri e gli altri esempi di cultura giudaica si è rivelata essenziale per il recupero di oggetti di valore culturale dopo la guerra e la loro restituzione alle vittime o eredi. Sono presentate nel sito ERRPROJECT una serie di progetti complessi, principali elementi che forniscono informazioni sulla localizzazione delle annotazioni della ERR, il cui accesso parte nella maggior parte dai registri e la ricerca si basa sugli elementi specifici saccheggiati. Un’operazione particolarmente famigerata dell’ERR fu il saccheggio di opere d’arte dagli ebrei francesi e un certo numero di collezioni di musei ebrei in Belgio che sono stati portati al Jeu de Paume edificio nei giardini delle Tuileries a Parigi per conto dell’ERR Sonderstab Bildende Kunst ovvero il ‘Personale speciale addetto all’arte pittorica’ i quei luoghi dal 1940 al 1944.

Questo database presente sul sito riunisce per la prima volta nella forma illustrata effettuabile tramite un’apposita ricerca le restanti schede di registrazione e le fotografie prodotti dall’ERR con più di 20.000 oggetti d’arte, prelevati dagli ebrei nella Francia occupata dai tedeschi e, in misura minore, in Belgio. Ricerche di singoli oggetti e per il nome dei proprietari da cui questi oggetti sono state presi, il database è un mezzo tecnologico dettagliato di una piccola, ma importante parte del vasto sequestro dei beni culturali che era parte integrante dell’Olocausto. Il database documenta gli oggetti d’arte saccheggiati arrivati nelle mani dell’ERR nella Francia occupata dai tedeschi e Belgio che sono state elaborate attraverso il Jeu de Paume tra la fine del 1940 e l’agosto 1944. È un archivio di informazioni storiche e di immagini riguardanti questi oggetti estratti da tre diverse fonti archivistiche. Il documento di lavoro per il database è la carta digitata dal personale dell’ERR sia all’archivio del Jeu de Paume di Parigi (AGL); di Fussen, in Germania (AGF); o del Schloss Kogl, in Austria (AGK). La scheda contiene una descrizione breve o dettagliata dell’oggetto e un codice alfanumerico assegnato dal personale dell’ERR, costituito da un insieme di iniziali, seguito da un numero, a volte anche con la situazione storica della provenienza dell’oggetto prima del 1940, data nella quale esso è stato inventariato e la disposizione dell’oggetto nell’archivio.

Poiché il documento dell’ERR è stato prodotto in tedesco, la base informazioni descrittive riguardanti ogni oggetto appaiono in tedesco e, occasionalmente, in francese. Il database contiene anche informazioni storiche sulla distribuzione spaziale degli oggetti depredati come per esempio i vari siti a cui sono stati spediti per archiviazione o l’essere incorporati in collezioni private o raccolte dal Reich, dalla iniziale confisca fino alla posizione dell’oggetto nell’immediato dopoguerra, se risulta nota. Il database si articola attorno all’oggetto, l’artista o il creatore dell’oggetto, il mezzo o la categoria dell’oggetto, il periodo storico durante il quale è stato prodotto, il suo proprietario che ne è stato spoliato e la collezione saccheggiata in cui è avvenuta la spoliazione. L’utente dovrebbe quindi fare ricerca su specifiche collezioni, cliccando sull’acronimo assegnato dall’ERR rispetto a un insieme specifico (come R per Rothschild, BC per Bacri, Aro per Aronson, ecc…) ed è possibile combinare una ricerca su un acronimo insieme con la tecnica artistica utilizzata nell’oggetto permettendo così di recuperare tutti i dipinti in un determinato insieme, anche se alcune collezioni contengono più proprietari sia per interessi di proprietà complessa all’interno di una famiglia (come SEL per Seligmann o HAL per Halphen, o R per Rothschild) o perché molte collezioni che sono stati sequestrate appartenevano a mercanti d’arte che le hanno mantenute in una partita che apparteneva ad altri individui (come nei casi di Seligmann, Kronig e Rosenberg, mentre per la collezione di Neuwied, che mai realmente ha attraversato il Jeu de Paume, la maggior parte degli elementi, probabilmente inizialmente sequestrati di M.Aktion, descritti come sequestrati al confine tedesco-olandese sono stati elaborati attraverso una dogana sul Reno come Neuwied o Neuw/NWD prima di essere inviati al repository ERR in Kogl).

Inoltre, altri oggetti sono stati confiscati in migliaia di appartamenti durante il Möbel-Aktion in Francia e in Belgio (serie MA e MA Belg.) o coprire che alcuni proprietari hanno soltanto raccolto maschere africane come Maggio (Mayr), o si concentrarono principalmente su oggetti classici e medioevali come Bacri (Bc) e Ball (BAL). Ci sono molte raccolte in questo database che contengono meno di 10 oggetti, ma la maggior parte degli oggetti di database è concentrata in una decina di collezioni di più di 250. Se si decide di effettuare la ricerca per artista nel database si scoprono alcune notevoli assenze mentre altro sono presenti in abbondanza. La maggior parte delle opere di artisti dell’Europa centrale e orientale non hanno proprietari identificabili. Il database dell’ERR comprende collezioni spoliate da celebri galleristi che hanno ridefinito il panorama di proprietà del XIX e XX secolo opere (come Georges Wildenstein qui con la lettera W, Alphonse Kann con Ka, Paul Rosenberg con P.R. Parigi Rosenberg e Rosenberg Bernstein) che non sono soltanto in proprietà privata ma anche avevano finanziato la carriera artistica delle icone dell’Impressionismo francese, Espressionismo e Cubismo e le cui opere sono esposte in collezioni pubbliche e private più famose del mondo sopra. Ricerche avanzate possono includere il nome dell’artista o l’artigiano, il mezzo pittorico o artistico usato per realizzarle, il soggetto o l’oggetto (per esempio, panorama è indicato con Landschaft), il periodo o lo stile (Deutsch/tedesco), così come di secolo (17.Jhdt.sta XVII secolo).

Dopo la seconda guerra mondiale, documenti originali dell’ERR erano sparsi in tutto il mondo e oggi si trovano in 29 archivi documentari e fotografici di 9 paesi. Lo Scritto ‘Survey Reconstructing the Record of Nazi Cultural Plunder: A Survey of the Dispersed Archives of the Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg’di Patricia Kennedy Grimsted, l’eminente esperta degli archivi dispersi nella Seconda Guerra Mondiale, è basato su  un sondaggio dei dispersi archivi della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR), finanziato da una conferenza a cui hanno partecipato vari relatori e pubblicato dall’Istituto Internazionale di Storia Sociale, in cui sono presenti proprio grandi attestazioni archivistiche conservate ad Amsterdam e Parigi, saccheggiate dall’ERR e si parla dell’edificio sul Keizersgracht ad Amsterdam che fu utilizzato per la sede ERR nei Paesi Bassi. L’indagine descrive anche la notevole documentazione riguardante il successivo recupero nel dopoguerra e la restituzione del bottino dell’ERR. Questa indagine documenta le attuali posizioni di tutti i documenti dell’ERR, tratta nel dettaglio i loro contenuti e fornisce collegamenti a fonti online. Ricostruendo il saccheggio culturale di documenti di tale forza speciale che operava in periodo nazista. Un sondaggio negli archivi dispersi della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) presto sarà presentato in una versione riveduta e aggiornata anche nel sito. Una versione aggiornata dell’introduzione che è stato preparata per il programma di formazione di ricerca di provenienza dell’Istituto europeo di Shoah Legacy per un workshop tenutosi a Zagabria nel marzo 2013 ed è reso disponibile provvisoriamente a questo link, in attesa di tale versione riveduta e corretta, mentre il resto dell’indagine sull’ERR nella sua prima edizione prodotta nel 2010 dall’International Institute di Sociale storia IISH-IISG ad Amsterdam può essere visto presso questo sito olandese. In parte grazie alla conferenza su citata le attestazioni, le immagini digitali dei file dell’ ERR a Kiev, Mosca, Vilnius, Berlino, Koblenz, Amsterdam, Parigi, New York e Washington si sono avute allo scopo di rendere i documenti dell’ERR disponibili a tutti sia per consultare le immagini presenti nei documenti dell’ERR sia per ricostruire il saccheggio culturale di documenti nel periodo del nazista da parte di tale forza speciale, costituendo un campionario di archivi dispersi della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR). Oltre che i link forniti per indagare sull’ERR, questi documenti sono disponibili anche attraverso il portale internazionale per i documenti correlati alla proprietà culturale del periodo nazista presso questo archivio.

La creazione della Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) era un risultato diretto dell’obiettivo ideologico professato della leadership del Reich per ‘studiare’ la vita ebraica e, in particolare la cultura ebraica. Alfred Rosenberg per compiere la sua missione ambiziosa ha proposto di raccogliere archivi, libri e materiali correlati che la sua coorte antisemita di studiosi e specialisti poteva esaminare sotto l’egida di un’istituzione dedicata agli studi anti-ebraici. Istituto per la ricerca sull’ebreo (IEJ), aperto nel marzo 1940 e fondato a Francoforte,fu un importante e principale settore operativo dell’università Hohe Schule, ideologicamente orientata verso la futura elite nazista che egli aveva studiato di stabilire in Baviera dopo la guerra. Ricercava archivi e libri per la IEJ e altri istituti della Hohe Schule per formare i contorni iniziali della campagna di saccheggio che Alfred Rosenberg implementò nei territori appena occupati. L’invasione tedesca dell’Europa occidentale e, in particolare, della Francia ha offerto la prima occasione importante per Rosenberg di raccogliere enormi quantità di materiali di archivi, biblioteche e istituzioni culturali.

La Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) ha iniziato le operazioni nella Francia occupata subito dopo l’invasione iniziata nel giugno-luglio del 1940, secondo l’autorizzazione data dal Führer, sotto la direzione di Rosenberg, di aziende culturali degli ebrei, dei massoni e di altri cosiddetti ‘nemici’ del terzo Reich’, particolarmente quelli che erano fuggiti dal paese con l’invasione nazista. L’ERR appena creato era una propaggine operativa di una grande burocrazia. Nel marzo di quell’anno la vittoria dell’esercito tedesco vicino all’Arc de Triomphe e in giugno si era cominciato il saccheggio. Agenti tedeschi e personale militare ha assunto alcune librerie ebraiche, logge massoniche e altre istituzioni culturali identificati come ‘ebraiche’. Durante l’estate del 1940 in Francia, l’ERR era concentrato su libri, archivi e altre ricerche di materiali per formare le riserve documentali per l’Hohe Schule. L’ebreo residente in Francia, privato della più importante biblioteca ebraica e massonica, raccolte che erano destinate la IEJ a Francoforte e la biblioteca centrale di Hohe Schule (ZBHS) a Berlino, si trasferì successivamente nella Carinzia austriaca. A Parigi l’ERR aveva confiscato anche biblioteche slave e collezioni private socialiste, destinati ad altre operazioni di ricerca contro coloro che erano designati ‘nemici’ del regime. Nel frattempo durante l’estate del 1940 a Parigi, erano state sequestrate importanti collezioni di ebrei francesi con proprietà artistiche secondo gli ordini impartiti da Otto von Ribbentrop, capo del ‘Foreign Office’ tedesco (detto ‘Auswärtiges Amt’). L’ambasciatore tedesco Otto Abetz aveva disegni di grande interesse culturale e artistico, finiti nella sua proprietà, ma raccolti durante l’occupazione di Parigi, che spartiva con il suo capo a Berlino. Tra gli altri l’‘Unità da campo Polizia Segreta’ (detta ‘Geheimes Feldpolizei’ o più semplicemente ‘GFP’) sotto il controllo del comando militare tedesco in Francia (detto ‘Militärbefehlshaber in Frankreich’ o ‘MBF’), era assistita da storici dell’arte ed esperti, che convergevano i loro sforzi su gallerie di alto-profilo, di proprietà di collezionisti di fama mondiale e commercianti (come i fratelli Bacri e Paul Rosenberg, per citarne solo alcuni). Vari membri della famiglia Rothschild erano prioritari obiettivi tra collezioni che venivano prima assemblati per ‘salvaguardarli’ in un annesso dell’ambasciata tedesca alla rue de Lille e inventariati poi da uno storico dell’arte portato lì da Berlino.

A partire da ottobre 1940, su istigazione di Reichsmarschall Hermann Göring, tuttavia, l’ERR aveva assunto quasi tutta l’arte sequestrata, comprendente non soltanto dipinti e opere su carta, ma anche mobili antichi, tappeti, arazzi, oggetti d’arte e antichità. Göring era ansioso di arricchire le proprie collezioni e poteva offrire Luftwaffe e altre forme di assistenza per il sequestro, una modalità di lavorazione e trasporto, mentre egli abilmente manipolava ulteriormente l’ERR su operazioni di saccheggio dell’arte in Francia. Le collezioni iniziali, portate nell’ambasciata tedesca, vennero spostate prima a diverse sale del Louvre, ma entro la fine di ottobre, l’ERR aveva istituito un negozio vicino al Louvre al Jeu de Paume e un museo anteguerra in ‘Jardins des Tuileries’ (Giardini delle Tuileries) Fino all’inizio di agosto 1944 l’ERR aveva sequestrato in Francia e in Belgio oltre 200 collezioni private ebraiche e spediti in Baviera e Austria molti contenuti in speciali archivi d’arte dell’ERR. Il ‘Foreign Exchange’e la ‘Protezione Commandos’ (detto ‘Devisenschutzkommandos’ o ‘DSK’) sotto il controllo di Göring, aveva sequestrato opere d’arte aggiuntive dal caveau di Banca selezionata, girati dall’ERR.

Prima del 1940, Parigi era il centro del mondo dell’arte internazionale: migliaia di artisti, ebrei e non ebrei, convergenti sulla Francia e soprattutto a Parigi e venuti prima e dopo la guerra, in fuga dalla Russia, Balcani, Polonia, la neonata Jugoslavia e altri punti nord e centro, si nutrono delle innumerevoli tendenze intellettuali ed estetiche e dei movimenti che si potrebbero studiare, adottandoli o rifiutandoli ed esprimevano una vasta gamma di gusti e preferenze, che andavano dall’arte astratta ai mobili del XVIII secolo, ai crocifissi medievali, alle maschere africane, alle spade albanesi e ai netsuke giapponesi. Nella primavera del 1940 l’invasione tedesca dell’Europa occidentale aveva prodotto un esodo massiccio che comprendeva molti individui dal mondo dell’arte, soprattutto i consumatori, i produttori o i broker. In Francia l’imposizione di leggi anti-ebree dall’amministrazione militare tedesca e dal governo collaborazionista del maresciallo Philippe Pétain poneva fine alla guerra culturale dominata dalla cosiddetta ‘scuola di Parigi’, i cui membri erano in stragrande maggioranza ebraica. Quegli artisti ebrei che, a seguito dell’occupazione tedesca della Francia, non hanno i mezzi per sfuggire ai paradisi neutri o nelle Americhe, cercarono rifugio nelle piccole città di tutta la Francia non occupata, abbandonandosi a un destino incerto di lavoro in monolocali, appartamenti e strutture di stoccaggio. Molti mercanti d’arte e collezionisti fuggirono in Spagna e Portogallo e da lì negli Stati Uniti. Nel giugno 1940 i rappresentanti del Reich delle agenzie civili e militari hanno cominciato a saccheggiano le librerie, le gallerie, le istituzioni culturali ed educative, i giornali e gli archivi.

La sezione cultura dell’amministrazione militare tedesca (la MbF) cominciò a saccheggiare con il pretesto di ‘salvaguardare’ i tesori culturali, mentre gli agenti dell’ambasciata tedesca a Parigi, aiutati dal cosiddetto ‘Devisenschutzkommando’ (DSK) e le ‘Unità di Polizia di campo’ (GFP), avevano fatto irruzione in collezioni private di ricchi commercianti ebrei e famiglie come per esempio i Rothschild. A partire da metà settembre 1940, la Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) ha assunto la gestione e l’esecuzione di saccheggio culturale nella Francia occupata, volto principalmente a collezioni di proprietà di ebrei. Uno degli effetti collaterali di saccheggio fu il rilascio nel mercato aperto di oggetti e opere d’arte, tenuti rinchiusi in case private, residenze e tenute per decenni. Dal punto di vista strettamente storico-artistici, il record del saccheggio delle collezioni private offre uno sguardo voyeuristico alla produzione culturale precedentemente rimossa dalla sfera pubblica. Ebrei emigrati da Belgio e Paesi Bassi, prima dell’arrivo dell’’esercito tedesco avevano imballato i propri averi in ‘ascensori’ e i erano affidati ad armatori in città come Anversa, Amsterdam e Rotterdam. Dopo l’invasione tedesca della primavera 1940, Belgio e Paesi Bassi erano invase e conquistate. Gli impianti di risalita e altri contenitori di stoccaggio erano stati sequestrati come ‘Proprietà ebraica’. Agenti del Ostministerium lavorando con la Einsatzstab Reichsleiter Rosenberg (ERR) avevano trasferito quei contenitori a un deposito gestito dall’ERR a Neuwied, in Renania. Gli oggetti di rilevanza culturale appartenenti agli ebrei erano stati inventariati e vi era stata data una designazione alfanumerica NWD. Nel 1943 essi sono stati trasferiti al Berlino HQ dell’ERR a Bellevuestrasse o a un importante deposito di ERR a Schloss Kogl/Attergau in Alta Austria.

Durante il periodo fascista in Italia le numerose norme comprese nelle ‘leggi razziali’ andarono a incidere sui diritti della minoranza ebraica, con la limitazione degli spazi all’interno della società e riduzione delle aree di libertà personale, affettiva ed economica con una ‘gigantesca macchina’ che produsse mutamenti e sconvolgimenti pesantissimi sui possedimenti e sullo stile di vita degli appartenenti al gruppo ebraico presente in Italia dal punto di vista economico umano ed affettivo e incise su beni anche strettamente personali, tramandati da generazioni, e le interdizioni mortificarono pubblicamente uomini di grosso impegno all’interno della società italiana. Nel primo Regio Decreto n.1728, emanato nel 1938, venne redatto l’art. 10: esso prevedeva l’esclusione degli ebrei dal servizio militare, vietava l’esercizio della tutela e della curatela nei confronti dei minori ed, infine, poneva una dettagliata serie di limitazioni ai possedimenti terrieri e immobiliari. Si tratto così di un importante passo verso la reintegrazione dei diritti civili e politici degli ebrei, in prospettiva della realizzazione piena e totale del principio di uguaglianza e di un conseguente reinserimento nella vita del Paese. Fino al 1943, l’obiettivo primo del fascismo fu quello di eliminare tutti gli ebrei dal territorio, con rapidità e definitivamente, agendo in maniera tale da stimolare i perseguitati, separati dal resto della popolazione, ad emigrare. Le cose mutarono qualche tempo dopo l’8 settembre 1943 e in concomitanza con la legge del gennaio 1944; l’influenza diretta dei tedeschi modificò la situazione e si assistette a deportazioni, arresti e appropriazioni immediata di beni considerati ebraici. I provvedimenti adottati contro gli ebrei alla fine del 1943 e nei primi mesi del 1944 non furono però creati soltanto dalla necessità di accontentare i tedeschi, ma certamente anche dalle precarie condizioni economiche della neonata Repubblica Sociale Italiana: si riempivano le casse della RSI, sicuramente non floride, rafforzando grazie alla fame di risorse e la guerra in atto le motivazioni economiche degli espropri, che fecero sentire indubbiamente anche gli appetiti personali di gerarchi, funzionari e militari i quali tentarono più che mai di accaparrarsi facili bottini. Gli ebrei accolsero con gioia la caduta dal fascismo il 25 luglio 1943 perché già vedevano venir meno la tirannide fascista e la loro persecuzione, ma i cambiamenti auspicati erano ancora lontani e di fatto la legislazione razziale nei loro confronti continuava ad essere in vigore. L’8 Settembre il territorio italiano posto sotto il controllo e l’amministrazione della Repubblica Sociale Italiana corrispondeva in sostanza alle regioni centrali e settentrionali della penisola con controllo militare e di polizia del Terzo Reich che adottava le linee della politica antisemita. La situazione delle regioni dell’Italia meridionale e insulare vennero liberate entro la fine del Settembre 1943 senza altre misure persecutorie. La politica antiebraica della Repubblica Sociale Italiana, fu l’approvazione di un ‘manifesto programmatico’ che stabiliva che «gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica».

Il 30 novembre 1943 il Ministro dell’Interno diramò l’ordine di polizia n. 5, anticipazione delle scelte poi realizzate entro pochi mesi a livello legislativo dove era previsto l’arresto e l’internamento di ‘tutti’ gli ebrei, italiani e stranieri, discriminati e non oltre al sequestro di tutti i loro beni mobili e immobili, «in attesa della successiva confisca operata nell’interesse della Repubblica Sociale Italiana, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche». I beni posseduti da persone fisiche non prevedevano eccezioni sulla base di particolari caratteristiche o rilevanti valori dei beni stessi. L’inasprimento della disciplina rispetto a quella precedente e «il gesto demagogico di proclamare l’utilizzo dei beni confiscati per indennizzare i soggetti colpiti dalle incursioni nemiche era solamente un espediente per procurare alle casse esauste della RSI un po’ di ossigeno» è molto evidente. In varie province i decreti di sequestro vennero giustificati con riferimento alla legge di guerra (r.d. 1415/1938); in altre fu menzionato anche l’ordine del 30 Novembre e in altre ancora venne solo precisato che il proprietario dei beni era ebreo e quindi considerato ‘nemico’. I vari capi di provincia (così erano chiamati i prefetti nella RSI) diramarono ordinanze per l’applicazione dell’ordine n. 5 e vennero istituiti appositi uffici per la raccolta delle denunce, per le procedure d’accertamento di beni, per la preparazione dei decreti di sequestro e per l’organizzazione della gestione dei beni. Il 4 gennaio venne varato il Decreto Legislativo n. 2, intitolato «Nuove disposizioni concernenti i beni posseduti dai cittadini di razza ebraica»; esso stabiliva le nuove norme sul possesso di beni mobili ed immobili da parte degli ebrei affermando, in pratica, il completo spoglio di questi con la confisca di ciò che con la precedente ordinanza si era sequestrato. Il d.lgs. 2/1944 venne pubblicato il 10 gennaio dello stesso anno sulla ‘Gazzetta ufficiale d’Italia ed entrò in vigore in tale data con l’indicazione dei destinatari della nuova disciplina; nell’articolo 1 si fece riferimento a tutte le persone fisiche considerate di ‘razza ebraica’ a norma del rdl 1728/1938, sia italiane, anche se discriminate, sia straniere, anche se non residenti nella RSI. Tutti i beni quali «aziende di qualunque natura […] terreni […] fabbricati […] titoli, valori, crediti, e diritti di compartecipazione di alcuna specie [o]altri beni immobiliari di qualsiasi natura» dei soggetti considerati di ‘razza ebraica’ non potevano da loro essere posseduti nel territorio della neonata repubblica. Con l’articolo 6 vennero dichiarati nulli tutti i trasferimenti di proprietà avvenuti in data posteriore al 30 novembre 1943, prevedendo la possibilità di retrocessione retroattiva per annullarli in quanto dichiarati come «fittizi e fatti al solo scopo di sottrarre i beni ai provvedimenti razziali» al fine di dichiarare valide soltanto quelle risolte in un reale e definitivo spossessamento dell’ebreo donante.

Coloro che erano debitori verso persone di razza ebraica (come per le attività commerciali esercitate) o che erano in possesso di beni appartenenti a queste, dovevano presentare una denuncia scritta al capo della provincia entro 30 giorni dalla data di applicazione della legge e a seguito di essa il funzionario emetteva un decreto, attraverso il quale realizzava la confisca dei suddetti a favore dello Stato e poi trasferiti per la custodia, l’amministrazione e la vendita all’Ente di Gestione e Liquidazione Immobiliare con questa dicitura all’articolo 7 dove la diversità e il distacco tra le disposizioni realizzate prima e dopo l’8 Settembre scompare e si afferma con forza l’unica possibilità dell’istituto della confisca. Nell’attesa dell’emissione del decreto alle persone di nazionalità italiana era vietato adempiere a tale risarcimento verso gli ebrei.

Il decreto 2/1944 stabilì quindi la confisca di tutti i beni e la successiva circolare applicativa del Ministro delle Finanze del 12 Febbraio 1944 dettò una serie di disposizioni riguardanti i beni di minimo valore e gli oggetti personali, presenti in piccola quantità o di valore modesto, se considerata opportuna per la conservazione, potevano essere alienati dall’Egeli qualora la custodia o la conservazione risultasse una spesa eccessivamente gravosa e non proporzionata al valore e in caso di vendita difficile la consegna all’Ente Comunale di Assistenza. Il 4 gennaio 1944 la confisca dei beni ebraici incominciava da chi doveva denunciare; poi vi era l’intervento della Prefettura, la quale decideva i sequestri e le confische; successivamente il controllo e le autorizzazioni di competenza del Ministero degli Interni o delle Finanze mentre le registrazioni spettavano alla Conservatoria delle ipoteche; l’Egeli gestiva i beni espropriati ed infine c’era chi subiva tutto l’insieme di misure concepite per annientare i perseguitati. L’atto della denuncia di beni ebraici spettava ai cittadini, agli enti amministrativi dello Stato e alle banche; all’Intendenza di Finanza invece la proposta di annullamento di vendite e donazioni fittizie, mentre la Prefettura all’emanazione dei vari atti di risposta idonei:il decreto di confisca, che perveniva alla Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione; il decreto per la registrazione presso la Conservatoria delle Ipoteche; il decreto per l’esproprio giungeva all’Egeli; la notifica di annullamento di vendite e donazioni fittizie. Inviata al Ministero delle Finanze copia dei decreti l’Egeli, ricevuto il decreto per l’esproprio, inviava ai soggetti ebrei proprietari la richiesta di rilascio dei beni, e tale provvedimento era immediatamente esecutivo. Il Ministero degli Interni provvedeva, con un ruolo fondamentale nella procedura, alle decisioni sugli eventuali ricorsi proposti da chi si vedeva destinatario di provvedimenti di annullamento delle donazioni o di confisca. Di indubbia importanza risultava essere il provvedimento di confisca emesso dalle Prefetture; a seguito di esso veniva perfezionata l’operazione in modo regolare e definitivo anche se mostrarono di preferire l’emanazione di semplici ordinanze di sequestro, più veloci e comunque immediatamente esecutive, riservandosi poi di perfezionare definitivamente l’operazione in un secondo tempo, con i beni gestiti direttamente dagli uffici delle prefetture locali, lasciando ignaro l’Egeli di tali provvedimenti e quindi estraneo alla relativa gestione.

Le norme sul possesso della totalità dei beni ebraici vennero dunque stabilite con il d.l. n.2/1944 per il completo spoglio di beni più ampio di quello coinvolto nella legislazione precedente e, a seguito della loro applicazione toccando vicende estremamente drammatiche di intere famiglie nei loro aspetti più intimi con una crudeltà e un’accanimento della politica di fondo del regime nelle situazioni più piccole ed apparentemente marginali. I decreti di confisca, come previsto dall’art. 8, venivano pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale d’Italia ed elencavano tutti i beni posseduti dall’ebreo, comparirono questa volta anche mobili d’arredamento, soprammobili, stoviglie, lenzuola, vestiario e spazzolini. I decreti pubblicati furono moltissimi e il Ministero dell’Educazione nazionale finì per protestare ufficialmente con il Governo, in quanto gli elenchi pubblicati sulla ‘Gazzetta Ufficiale’ offendevano la propaganda e così gli elenchi dei beni confiscati furono pubblicati solo in appositi supplementi speciali della ‘Gazzetta Ufficiale’ e per chi avesse omesso tale denuncia furono prescritte pene dure come l’arresto fino a tre mesi e un’ammenda pari a £ 30.000, anche se si compivano «atti di occultamento, di soppressione, di distruzione, di dispersione, di deterioramento o di esportazione dal territorio dello Stato di cose appartenenti a persone di razza ebraica» erano previste sanzioni pesanti come la reclusione fino ad un anno e una multa tra le £ 3.000 e le £ 30.000.

Il dlg 2/1944 indicava chiaramente all’art. 1 che la confisca riguardava anche i crediti; sulla possibilità di farvi rientrare anche gli assegni pensionistici sorse però un dibattito tra la Direzione Generale del Tesoro e la Ragioneria dello Stato perché rappresentavano assegni a carattere alimentare e non redditi di beni patrimoniali, ma di tale parere non fu il Ministro delle Finanze, che ordinò la sospensione dei pagamenti a persone di razza ebraica. Era l’ennesima decisione che andava a colpire la minoranza ebraica in ambiti strettamente personali, creando in molti casi situazioni critiche e costringendo in situazioni di povertà individui che spesso non avevano altre fonti di reddito o sostentamento oltre alla pensione. Da molti lati si alzarono critiche verso l’interpretazione del Ministero delle Finanze e fu un intervento dell’Ispettorato generale della Razza e Demografia a consentire ai capi delle province l’autorizzazione della ripresa del pagamento, in tutto o in parte, di pensioni mensili o vitalizi a favore dell’ebreo titolare o dei suoi familiari; il criterio che doveva essere utilizzato per la concessione di tali somme era quello strettamente alimentare ed ogni singolo caso andava analizzato e studiato minuziosamente prima del pagamento.

Il 15 maggio 1944 una circolare dello stesso Ispettorato generale della Razza e Demografia segnalò l’opportunità che venissero esclusi dalla confisca le somme, i valori e, in genere, le cose mobili indispensabili per la vita comprese le pensioni e le indennità a carattere essenzialmente alimentare e, caso per caso a seguito di prudente apprezzamento, parte dei beni mobili.

Il valore approssimativo dei beni sottratti agli ebrei, suddivisi per tipologie e riportati in un appunto di Mussolini, alla fine di dicembre del 1944 era costituito da: depositi bancari per 75.089.047, Titoli di Stato per 36.396.831, titoli industriali e diversi per 731.442.219; beni immobiliari come terreni per 855.348.608, beni immobili come fabbricati per 198.300.003 per un totale di 1.041.228.100.

Dopo il 25 luglio del 1943, il fascismo non ebbe l’autorità per esigere obbedienza nemmeno dai suoi più alti dirigenti. Nacquero sempre più resistenze da parte delle prefetture nel passare i beni confiscati all’Egeli. A Ferrara, il prefetto Altini venne creato un ufficio interno alle sue dipendenze, e invece di seguire le normative previste per i beni confiscati, si decise di alienarli direttamente cedendoli ad agricoltori e a società agricole della zona. L’Egeli non poté far altro che redigere una relazione nella quale veniva sottolineato che, in svariati casi, la preoccupazione principale dei sequestratari era quella di sistemare i propri interessi personali piuttosto che di ben amministrare i beni a loro affidati.

A Cremona la situazione fu addirittura peggiore: l’Egeli non poté mai amministrare nulla e la sinistra figura di Farinacci, Ministro di Stato, controllò e gestì la prefettura e i beni confiscati vennero amministrati dal dottor locale Rossi. Anche dopo l’intervento dell’Ente di Gestione e Liquidazione il Ministro fece pressione e riuscì ad ottenere che il suddetto dottore continuasse la sua opera quale delegato dell’Ente stesso. Soltanto dopo mesi si poté ottenere l’accettazione della Banca Popolare di Cremona, la quale fece in tempo solo a dare inizio alle gestione.

Nel dicembre del 1943 venne realizzata la confisca generale dei beni ebraici presenti in tutta la provincia di Como; colpito soprattutto un industriale della zona chiamato Oscar Morpugo che nella sua villa, in località Cassina Rizzardi, ebbe una perquisizione per il sequestro di numerosi beni di elevato valore, tra i quali gioielli e monete d’oro. La prefettura stessa procedette alla nomina del sequestratario dei beni, buona parte del patrimonio prelevato dalla villa, ma non i gioielli e le monete, messi a disposizione del Ministero degli Interni e soltanto nel marzo dello stesso anno fu emanato il decreto di confisca di tutti i beni Morpugo, in consegna dall’Egeli. Il delegato nominato per la gestione del patrimonio sequestrato subito notò la mancanza di parte dei beni e mise al corrente l’Egeli della sparizione dei pacchi contenenti i gioielli e l’oro, ma l’Ente di Gestione e Liquidazione non riuscì a riavere i beni mancanti che verso la fine del Gennaio del 1945: i ventuno pacchi contenenti gli oggetti furono sequestrati ai ragionieri capi del Ministero degli Interni e rimasero nel medesimo Ministero fino al termine della guerra.

Dagli ultimi mesi del 1943, a Firenze funzionò un commissariato per gli affari ebraici presieduto da Giovanni Cartelloni, un funzionario della prefettura; e l’Egeli vi doveva trattare per il passaggio dei beni con rapporti molto difficili tra essi e ottenendo agli inizi del 1944, soltanto poche deleghe, riguardanti oggetti di scarso valore e di modesta entità con un valore minimo e che gli oggetti gestiti dal commissariato fossero stati interamente girati all’Egeli. Nel rapporto inviato dal Martelloni al Ministero degli Interni il funzionario specificava che i beni, spostati da Firenze, ormai prossima alla liberazione, erano stati  trasferiti a Milano: più di un milione di lire in contanti versate all’Ispettorato della Razza, una cinquantina di tappeti preziosi di origine persiana trafugati dagli alleati tedeschi, di svariate somme di denaro trasferite in diverse banche italiane in conti svariatamente intestati e diciotto casse contenenti il tesoro del Tempio di Firenze (dipinti preziosi, oggetti artistici, ori) trasportate a Bergantino in provincia di Rovigo con gestori di tutti i movimenti di tali beni il suddetto funzionario e il maggiore Carità, abile manipolatore nonché militare più interessato all’arricchimento personale che all’onore e alla fedeltà. Soltanto nel gennaio del 1945, riuscì ad appropriarsi dei beni in possesso del Martelletti, mentre il maggiore non consegnò mai nulla spontaneamente e i tesori del tempio di Firenze furono ritrovati alla fine della guerra, in una magnifica villa palladiana poco prima che venissero dispersi, grazie ad un gruppo di partigiani.

Continua…

 

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