sabato, Aprile 10

Benedetto XVI un anno fa field_506ffb1d3dbe2

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Era l’11 febbraio 2013 quando Benedetto XVI  annunciò la decisione di dimettersi, «per il bene della Chiesa», disse, consapevole «della gravità del suo atto» e delle conseguenze che ne sarebbero scaturite. Dimissioni annunciate con una lettera in latino, dal tono posato e composto. Molte le ipotesi avanzate sulle motivazioni alla base di un tale gesto. Poche le certezze, molta la confusione, molto lo stordimento. In pochi minuti la notizia ammutolisce il mondo
Di fatto, la possibilità di un passo indietro, Ratzinger, l’aveva lasciata presagire già nel passaggio del libro intervista ‘Luce del mondo’ di Peter Seewald del 2010. Né è stato il primo Papa della storia a dimettersi. L’ultima volta si era verificata quasi seicento anni fa, nel 1415, con le dimissioni di Gregorio XII. Prima di lui i casi di Clemente I, Papa Ponziano, Benedetto IX e Celestino V.

La sede sarebbe stata vacante dal 28 febbraio alle ore 20,00, e Ratzinger, divenuto ‘papa emerito’, si sarebbe trasferito a Castel Gandolfo, per poi ritornare, nella tarda primavera, in Vaticano, ritirandosi per il resto dei suoi giorni in preghiera e riflessione.

Quella di Benedetto XVI è stato una predica lunga otto anni , non priva di difficoltà ad essere raccolta nella sua complessità   -come nelle difficoltà di dialogo con l’Islam–  e la sua eredità è consegnata ai posteri con un finale che fa storia. Un’atto rivoluzionario , si dirà, un fulmine di ‘rinunzia’ la sua, così come si guarderà al suo Papato come a una grande rivoluzione di un Papa conservatore.

Dietro il grande rifiuto di un Papa che si dice non più in grado di governare, il gravissimo scandalo di ‘Vaticanleaks’  -perché, malgrado il trascorrere dei mesi, in Vaticano i corvi volano ancora– ma non solo, anche e soprattutto le molte ‘rughe’ (dai preti pedofili allo Ior -per il quale, prima di ritirarsi a Castel Gandolfo, Benedetto firma la nomina del nuovo Presidente, Ernst von Freyberg) di una Chiesa che ha bisogno di un radicale cambiamento di rotta.
Secondo Don Venanzio Milani, Vicario emerito dei Missionari Comboniani, “il suo gesto estremo potrebbe essere uno strategico colpo a coloro che rendono ingovernabile il Vaticano”, ma ha un punto debole, “persone pocoperbenepossano sfruttare il precedente delle dimissioni per mettere pressione sistematicamente sul pontefice in carica”.

 

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