domenica, Agosto 14

Belgio, sventato attentato ISIS per Capodanno

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In Israele invece è stato il giorno dell’ex premier israeliano Ehud Olmert, che è stato condannato a 18 mesi di carcere dalla Corte suprema con l’accusa di corruzione nell’ambito del cosiddetto ‘caso Holyland’. La condanna iniziale era di sei anni, ma i giudici della Corte suprema lo ha assolto da una delle accuse riguardo a quando era sindaco della città tra il 1993 ed il 2003, riducendo così la condanna del maggio 2014. Nell’ambito del progetto edilizio di Gerusalemme, Olmert era accusato di avere intascato tangenti per un valore di 60.000 shekels (pari a 14.000 euro). Scandalo che lo portò nel 2008 a dimettersi dal ruolo di primo ministro. Per lui le porte della prigione si apriranno il 15 febbraio e sarà una data storica: sarà il primo presidente a finire in carcere.

Tornando in Europa, riecco tornare al centro del dibattito i migranti. A farlo è la Germania, visto che il quotidiano ‘Die Welt’ ha fatto i conti in tasca ad Angela Merkel. Sulla base di interviste ai ‘ministri’ delle Finanze dei 16 lander, esclusa la città Stato di Brema, i costi dell’apertura del Paese ai profughi sarà di quasi 16,5 miliardi di euro. Ma per il quotidiano le previsioni sono ampiamente sottostimate perché basate sulle cifre ufficiali previste da Berlino che prevedeva l’arrivo di 800.000 profughi nel 2015: in realtà alla fine di novembre erano giunti in Germania già 965.000, con una cifra che a fine anno dovrebbe raggiungere il milione. E la notizia di questi esorbitanti costi ha acceso le polemiche in patria, con la Merkel che, dopo aver visto i sondaggi calare già all’annuncio di questa ‘apertura’, sembra essere di nuovo nel mirino dell’opposizione e si prepara ad un inizio 2016 complicato.

https://youtu.be/PqUI7vkHAR4

Al tempo stesso la Francia torna ad accusare Italia e Grecia di applicare controlli ‘insufficienti’ dei documenti di identità nei punti di ingresso di rifugiati e migranti all’UE. Per questo chiede un miglioramento dei controlli alle frontiere esterne. A dirlo in una lettera inviata alla Commissione europea il ministro francese dell’Interno, Bernard Cazeneuve. Il ministro ha sottolineato l’importanza di questi controlli e la necessità di perfezionarli: gli attentati del 13 novembre a Parigi «hanno mostrato che alcuni terroristi intendono entrare nei nostri Paesi e commettere azioni criminali passando nei flussi di migranti e rifugiati». Per questo, secondo Cazeneuve, è necessario «mobilitare l’insieme di quanti intervengono alle frontiere esterne con la costituzione di squadre specificamente dedicate all’arresto e all’identificazione dei documenti falsificati o falsi».

Infine parliamo di media, con un 2015 davvero nero. Secondo l’ultimo dossier dell’organizzazione Reporter senza frontiere (RSF) sono 110 i reporter uccisi nel 2015. 67 sono stati eliminati mentre stavano svolgendo la loro professione, mentre 43 hanno perso la vita in circostanze avvolte dal mistero. Tra i Paesi dove si contano più vittime Iraq (11 morti), Siria (10), terza la Francia con le 8 vittime, uccise nell’attacco al settimanale ‘Charlie Hebdo’ il 7 gennaio scorso. Poi ecco Yemen (10 morti) , teatro di una guerra civile, Sud Sudan (7 vittime), India (9 morti), Messico (8 morti), e Filippine (7). E se parliamo di giornalisti rapiti e tenuti in ostaggio, allora sono ben 54 in giro per il Mondo (ben 26 in Siria, 13 in Yemen, 10 in Iraq e 5 in Libia), mentre 154 quelli in carcere per aver svolto il proprio lavoro, di cui ben 23 in Cina (seguita da Egitto a quota 22 e Iraq a 18). L’appello di Reporter senza Frontiere è che si arrivi in tempi brevi alla nomina di un rappresentante speciale del segretario generale dell’Onu per proteggere i reporter.

 

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