mercoledì, Aprile 21

Belgio, sventato attentato ISIS per Capodanno

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Un attentato a Bruxelles la notte di Capodanno: è quanto, secondo la polizia belga, stava preparando un gruppo terroristico in Belgio. Due le persone arrestate tra domenica e lunedì in due parti diverse del Paese. «La nostra indagine ha rivelato gravi minacce di un attacco a luoghi simbolici di Bruxelles durante i festeggiamenti della notte di Capodanno», l’annuncio dei procuratori, che hanno precisato che durante le perquisizioni (che hanno portato alla luce armi ed esplosivi) condotte dalla polizia nella provincia del Brabante Vallone e nei pressi della città orientale di Liegi sono state sei le persone fermate. Quattro dei sospettati sono stati già rilasciati. Tra gli obiettivi dei terroristi fermati il quartier generale della polizia nei pressi della Grand Place a Bruxelles. Intanto oggi inseguimento e scontro a fuoco in una via trafficata di Bruxelles: una macchina con targa francese ha forzato un posto di blocco, aggredendo gli agenti. A quel punto l’auto avrebbe cercato di scappare nel tunnel di Avenue Louise contromano: la macchina però sarebbe poi rimasta incastrata ed è stata raggiunta da diversi colpi d’arma da fuoco.

Intanto dalla Siria arriva la notizia dell’uccisione in alcuni raid della coalizione USA di dieci leader dell’ISIS, alcuni dei quali collegati alle stragi del 13 novembre a Parigi. Ad annunciarlo un portavoce del Pentagono, il colonnello Steve Warren. Tra le vittime c’è Charaffe al Mouadan, direttamente collegato alla mente degli attacchi nella capitale francese, Abdelhamid Abaaoud, e che stava progettando, secondo il Pentagono, nuovi attacchi in Europa. Altro nome grosso dell’ISIS ucciso in un raid del 26 dicembre a Mosul Abdul Qader Hakim, coinvolto negli attacchi al di fuori dell’Iraq e della Siria, tra cui quelli di Parigi. E sul presidente siriano Bashar al Assad torna a parlare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: l’accusa è di aver ucciso «400.000 persone senza pietà». Erdogan ha poi affermato che alcuni Paesi «gettano benzina sul fuoco» sostenendo i combattenti curdo-siriani, che Ankara invece vede come terroristi.

In Iraq invece, dopo la riconquista di Ramadi ai danni dei jihadisti dell’ISIS, torna a parlare il premier Haidar al Abadi«Se il 2015 è stato l’anno della liberazione, il 2016 sarà l’anno della vittoria finale contro l’Isis in Iraq. I valorosi combattenti iracheni hanno scritto con il loro sangue la dichiarazione di vittoria, hanno inferto pesanti sconfitte all’Isis, e non si fermeranno fino alla completa liberazione di ogni città e villaggio». Di certo c’è però che ancora non si può cantare vittoria. A Ramadi i miliziani dell’Isis rimangono trincerati in vaste aree della città dove continuano intensi i combattimenti. Il portavoce delle operazioni congiunte militari irachene, il generale Yahya Rasul, ha affermato in un annuncio alla televisione che Ramadi, il capoluogo della provincia occidentale di Al Anbar dal maggio scorso nelle mani dell’Isis, è stata liberata, ma il capo delle operazioni nella provincia di Al Anbar, il generale Ismail al Mahlawi, ha ammesso che i miliziani dello Stato islamico controllano ancora il 30 per cento di Ramadi e che quindi i combattimenti continuano. «La sconfitta di Daesh a Ramadi rappresenta un importante successo delle forze irachene e della Coalizione nella quale l’Italia svolge un ruolo di primo piano ed è un’ulteriore conferma che l’Iraq è sulla strada giusta nella lotta per sradicare il sedicente Stato Islamico», il commento in una nota del ministro degli Affari Esteri Paolo Gentiloni.

Ma fa discutere oggi l’esclusiva della Reuters, che ha portato alla luce, sulla base di documenti in possesso delle forze Usa, una fatwa dello Stato Islamico con le regole per trattare ‘le donne e i bambini degli infedeli’ catturate dai combattenti del sedicente Califfato, ossia le schiave sessuali dei miliziani. «Non si può fare sesso con una prigioniera prima che abbia avuto il ciclo mestruale e sia pulita; Se è incinta, non si può fare sesso con lei fino al parto; Non le si può causare un aborto», alcuni dei terribili precetti. Ma non solo: se poi la prigioniera ha una figlia, il padrone può avere rapporti o con l’una o con l’altra, ma non con entrambe, e l’altra non potrà più essere ‘cosa sua’. Se le prigioniere sono sorelle, anche qui si può avere rapporti con una sola delle due: ma se vende la prima, la regala o la libera, allora potrà avere rapporti anche con l’altra. Una fatwa che, come altre scoperte proprio prima di Natale, fa capire come l’ISIS e i suoi miliziani cerchino di aggiornare la legge coranica e adattarla alle proprie necessità, nonostante si vogliano presentare come i fautori dell’Islam ‘puro’. Il professore Abdel Fattah Alawari, rettore di Teologia islamica all’università Al-Azhar del Cairo, interpellato dalla Reuters, afferma: «Lo Stato Islamico non ha nulla a che vedere con l’Islam e sta scientemente reinterprendo norme che in origine doveva porre fine e non incoraggiare la schiavitù: Islam vuole la libertà per gli schiavi, non la schiavitù. La schiavitù era lo status quo quando è nato l’Islam. Giudaismo, Cristianità, greci, romani, persiani, la praticavano e prendevano le donne dei nemici come schiave sessuali. L’Islam lavorò per rimuovere questa pratica».

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