mercoledì, Giugno 23

Belgio: no al Jobs Act, sì agli investimenti

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Sulle opportunità che il Belgio e la Vallonia offrono alle imprese italiane si sofferma anche lAvvocato Olivier Lassoie, consulente per le aziende che vogliono aprire una sede in Vallonia. “Al di fuori di nicchie particolari, come alcune attività bancarie o finanziarie per le quali si preferisce Londra o Lussemburgo – il Belgio e la Regione Vallonia consentono alle aziende italiane di usufruire di molti vantaggi, tra cui : i finanziamenti a fondo perduto sono al massimo livello consentito dall’Unione Europea: 25% in media, fino al 35% dell’investimento (immobili, macchinari…); l’aliquota media reale dell’imposta sulle Società è del 25% ma in certi casi può pure risultare inferiore allo 0%”, ciò è dovuto ad un insieme di regole che privilegiano settori come le Holding, i meccanismi di autofinanziamento e i centri di ricerca e sviluppo, per non parlare del regime di tassazione dei proventi da brevetti (6,8 % di tassazione, con poche condizioni, sui redditi della proprietà intellettuale in Belgio, contro il 16% in Italia). “Ancora, il diritto del lavoro è trasparente e stabile da decenni, il regime previdenziale è vantaggioso: il contenzioso lavorativo è praticamente inesistente e, sul primo posto di lavoro creato, a scelta del datore, il datore non dovrà mai pagare i contributi previdenziali; in aggiunta ci sono sgravi importanti fino al 6º lavoratore”, prosegue Lassoie.

Tutto questo anche riconducibile a un sindacalismo – il tasso di sindacalizzazione si aggira attorno al 52%- che è integrato nelle funzioni statali  -per esempio è delegato al pagamento delle indennità di disoccupazione – e che ora la ‘legge Peeters’ potrebbe – come conseguenza indiretta e non voluta – mettere in crisi. Tre grandi sigle coesistono: la più potente e la FGTB (Fédération générale du travail de Belgique), tradizionalmente legata al partito socialista, poi c’è la CSC (Confederation of Christian), che raggruppa i centristi e fa riferimento ai partiti cristiani, e la CGSLB (Centrale générale des syndicats libéraux de Belgique), che esprime il centro-destra. Nelle tre organizzazioni esistono basi irrequiete che si stanno mobilitando, e il fatto che le tre sigle sindacali insieme abbiano messo a punto un piano d’azione contro il disegno di legge, sapendo che il Ministro vuole legiferare nel periodo estivo, non mette a tacere questa base, che dopo lo sciopero generale di fine mese avrebbe già preparato proteste per settembre e ottobre, intenzionata a muoversi ben oltre quanto i vertici del sindacato probabilmente vorrebbero.

Non basta. A margine dei sindacati e della loro base, un movimento di protesta starebbe prendendo forma intorno all’Unions de bloqueurs et bloqueuses, realtà che riuniscono giovani, precari, lavoratori ‘in o al di fuori del lavoro’, studenti, sindacalisti. Il loro obiettivo è quello di far emergere «un coordinamento democratico delle assemblee locali volto a bloccare questa legge con ogni mezzo necessario». Movimenti di base starebbero prendendo forma a Bruxelles, Charleroi, Ixelles, Liegi, Mons, Namur, pronti a mobilitarsi contro quella che viene chiamata come ‘la legge di 45 ore’. A questi si aggiungono i movimenti delle femministe, che hanno identificato in queste riforme misure per rimandare a casa le lavoratrici determinando, dicono, artificialmente l’abbassamento della disoccupazione. Si sottolinea che una delle principali cause di disuguaglianza di genere sul posto di lavoro è causata del abuso di part-time per le donne, sia scelto o imposto, con effetti a lungo termine che vanno dalle carriere bloccate ai salari stagnanti. Mentre in Francia, Caroline de Haas, co-fondatrice di Osez le féminisme, guida le femministe contro ‘Loi travail’, lanciando una petizione firmata da quasi 1,5 milioni di francesi, in Belgio, il movimento Vie féminine, e il suo Presidente Bashir Hafida, sfida il Governo affermando: «Come possiamo in una tale organizzazione del lavoro,  mantenere i nostri figli, fare volontariato o  praticare attività sportive, o fare programmi di vacanza?».

Secondo Lassoie, l’attrazione del Belgio tiene botta: “Da non sottovalutare la grande sicurezza giuridica del Sistema Belgio’ che toglie dall’azienda la zavorra delle tempistiche e costi del contenzioso così diffusa in Italia. In effetti, per i permessi e le autorizzazioni amministrative le procedure sono velocissime e definitive, spesso in mano ad un unico riferente; il ruling fiscale permette all’azienda di avere certezza delle scelte fiscali per periodi di 5 anni rinnovabili, i contenziosi in materia di diritto del lavoro, di permessi (ambientali e altri) e di fiscalità sono praticamente inesistenti . In più in Belgio, l’amministrazione è dalla parte dell’impresa, è un alleato che la affianca dall’inizio e per tutti i momenti della sua crescita, accompagnando gratuitamente l’azienda sui mercati esteri, mettendo uffici a disposizione in più di 100 Paesi, finanziando viaggi e partecipazioni a fiere ovunque nel mondo.

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