sabato, Maggio 15

Belgio: no al Jobs Act, sì agli investimenti

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Anche i belgi hanno il loro ‘Jobs Act’ o ‘Loi travail’, come direbbero i francesi, è la ‘legge Peeters’. E ai belgi, come ai francesi, la nuova legge che il Governo ha in serbo per migliorare il mercato del lavoro non piace, così, in queste settimane, sono andate in scena proteste abbastanza inusuali per il Paese, e che legano Bruxelles a Parigi. Un mercato, quello belga, di grande interesse per le industrie italiane. Farmaceutico, ambientale, logistica, aerospaziale, ricerca e sviluppo: in questi settori le imprese italiane che intendono fare affari in Belgio trovano le maggiori opportunità di investimento e di collaborazione, più precisamente nella regione della Vallonia, a sud di Bruxelles, dove le proteste belghe si sono fatte sentire di più in queste ultime settimane. La protesta dei lavoratori europei, infatti, ha contagiato il Belgio, uno dei Paesi più interessanti per l’imprenditoria italiana interessata a svilupparsi oltre confine, in casa europea.

Il Ministro del lavoro, Kris Peeters, ha annunciato, a metà febbraio, una riforma della legislazione sul lavoro, applicabile dal 1 gennaio 2017, volta a combattere la disoccupazione puntando sul rendere più produttiva l’attività lavorativa con misure quali l’aumento delle ore lavorative settimanali, maggiore flessibilità, imposizione di 100 ore di lavoro straordinario non recuperabile, e non negoziabili  -mentre già erano state ridotte le tasse per le imprese-, il tutto nel contesto di un  programma di maggiore austerità. Le proteste, con scioperi che da 30 anni non si ricordavano, hanno avuto i picchi più importanti con gli scioperi di fine maggio e inizio giugno, e uno sciopero generale è previsto ora per il 24 giugno.  Come in Francia: trasporti e servizi pubblici fermi e decine di migliaia di persone in piazza. La ‘legge Peeters’ potrebbe portare la settimana lavorativa a 45 ore (dalle 38 attuali), introdurre un contratto a zero ore e creare un provvisorio contratto a tempo indeterminato, introdurre contratti part-time, senza indicazione sulle ore di lavoro, per lavoratori ‘on demand’, e contratti a tempo indeterminato interinale. Tutto questo con l’obiettivo di far crescere un tessuto produttivo tra i più interessanti nel vecchio continente.

Non è un caso che la rivista Nature’ inserisca il Belgio tra i primi 10 Paesi al mondo per l’innovazione nei settori scienza della vita e biomedicale. La Pharma Valley belga produce il 16% del fatturato ed il 10% degli investimenti complessivi in R&D dell’intero comparto biotech europeo. Secondo uno studio di PriceWaterHouseCoopers, il Belgio figura al 3° posto in Europa in termini di capitalizzazione di mercato delle imprese biotech quotate in Borsa, con un valore nella media 5 volte superiore a quello delle imprese di settori omologhi nei primi 5 Paesi Europei. Più in generale, il settore farmaceutico in Belgio occupa 30.000 persone (pari al 5% dell’impiego del settore privato) ed è responsabile dell’11% del suo export complessivo (tra i Paesi OCSE, soltanto la Germania è in grado di offrire dati migliori). Solo negli ultimi tre anni, ammontano ad oltre 1 miliardo di euro gli investimenti delle imprese nel settore biotech.

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