martedì, Novembre 30

Bce: tassi ai minimi e niente misure field_506ffb1d3dbe2

0

 draghi glasses

La Bce è convinta che la crescita costante, seppur debole, finirà per allontanare i rischi di una deflazione nell’area euro. È principalmente per questo motivo che, sebbene 14 dei 54 economisti interpellati alla vigilia della decisione sui tassi di interesse, si aspettassero una riduzione del costo del denario, Mario Draghi e i colleghi del comitato di politica monetaria hanno preferito lasciare le cose come stanno.

I tassi di riferimento restano fermi allo 0,25%, minimo storico dalla nascita dell’euro e lì resteranno anche se l’economia migliorerà, stando a quanto riferito dal Governatore della banca di Francoforte. Tra gli accademici c’è persino chi si attendeva il varo di misure straordinarie di allentamento monetario, ma così non è stato.

Se si tiene conto delle analisi effettuate, ha fatto sapere Draghi, la crescita procede come previsto e le previsioni per un periodo prolungato di prezzi bassi sono in linea con le attese precedenti. Se la tendenza proseguirà, lo spauracchio di una deflazione resterà lontano. La disoccupazione, nel frattempo, ha mostrato segnali di stabilizzazione.

Il primo problema da risolvere per Draghi e per i Paesi più travagliati del blocco a 18, tra cui l’Italia, potrebbe essere quello di avere a che fare con una moneta unica forte. Sui mercati si è infatti registrato un balzo in avanti dell’euro sul mercato dei cambi, di nuovo sopra 1,38 dollari, dopo la totale assenza di provvedimenti espansivi da parte della Bce. Nel pomeriggio la valuta unica vale 1,3815 dollari, sui livelli più elevati da inizio anno.

Ricapitolando, la maggioranza degli analisti aveva ragione: Draghi non ha fatto annunci operativi di nessuna sorta durante la conferenza stampa consueta iniziata alle 14.30. Così come stanno le cose, sembra insomma di capire che la Bce si ritrovi con le mani legate, anche se – nonostane le dichiarazioni di facciata – è evidente che la deflazione continui a destare preoccupazioni.

La giustificazione delle autorità di politica monetaria per l’inazione questo mese? I prezzi al consumo rimangono ancorati ben al di sotto del target prefissato da Draghi e i segnali di miglioramento giunti dall’economia hanno allentato le pressioni per un taglio dei tassi, che invece erano legate dalla persistente bassa inflazione.

Tuttavia il mercato del lavoro è ancora molto fiacco e se Draghi dice di essere allarmato per la fragile ripresa, che procede a passo moderato, e dai contemporanei livelli bassi dei prezzi al consumo, allora come mai, viene da chiedersi, non ha intrapreso manovre ulteriori per sostenere l’area periferica dell’Eurozona?

Nell’area euro il caro vita è allo 0,8%, ben lontano dall’obiettivo ufficiale della Bce che punta ad una inflazione inferiore, ma pur sempre nei pressi della soglia Ue del 2% sul medio termine. Va ricordato che tramite l’abbassamento dei tassi, la banca centrale è in grado di aumentare l’inflazione e indebolire l’euro.

Ma in più occasioni l’istituto di Francoforte sul Meno ha rilevato che le generali attese del pubblico sulla dinamica dei prezzi restano «saldamente ancorate» ai valori auspicati. Inoltre ieri le indagini sulle imprese hanno indicato una accelerazione dell’attività economica a febbraio, con valori sui massimi da quasi tre anni.

E il rafforzamento, se così si può chiamare, della crescita attenua a cascata i timori sulla bassa inflazione. Detto questo, nel complesso le stime per il Pil non possono dirsi entusiasmanti. La Bce prevede una crescita dell’1,2% nel 2014 (in dicembre la stima era dell’1,1%). Ieri poi Eurostat ha confermato il miglioramento del Pil sul finale del 2013 a un più 0,3%.

È la conferma di una ripresa dalla recessione più lunga e grave dai tempi del Dopoguerra, ma non si può certo parlare di un grande risultato. Sono evidentemente bastate queste informazioni per convincere Draghi a non fare nulla, né sul versante della liquidità, né su quello dei provvedimenti straordinari.

Dopo la bocciatura delle ultime manovre finanziarie italiane da parte delle autorità europee, tutti gli occhi erano puntati sul debutto di Matteo Renzi al vertice europeo di Bruxelles. Il Presidente del Consiglio ha visto i leader di Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, prima del vis-à-vis con Herman Van Rompuy. In gioco c’è la credibilità italiana in vista della presidenza di turno al Consiglio. Si è discusso anche del dossier sulla crisi in Ucraina.

Le autorità europee avevano criticato le politiche economiche italiane e la mancanza di riforme strutturali sufficienti. In questo senso, Draghi si è detto d’accordo e ha enunciato la sua ricetta personale per rilanciare la ripresa dei Paesi in difficoltà: semplificare l’attività delle aziende, e in questo modo migliorare il potenziale di crescita e ridurre la disoccuzione dell’area euro, che resta elevata. «In tutti i Paesi le autorità nazionali devono continuare con l’energica attuazione di riforme».

Mentre le Borse europee sono salite ai massimi di sei anni e l’euro si è issato sopra quota 1,38 dollari, Oltreoceano continua la corsa dell’azionario Usa, con l’indice allargato S&P 500 che è in rialzo di ben il 182% in cinque anni. Questo stesso giorno nel 2009 l’indice allargato ha toccato i minimi di 666,79. Oggi vale 1.876 punti.

Sono numeri che stridono con la situazione reale della maggiore economia al mondo. La ripresa della maggiore potenza economica mondiale è iniziata, ma è ancora sottotono. Citando le parole di ieri di Janet Yellen, Governatrice della Banca centrale americana, l’economia, seppur in rimonta, ha ancora strada da fare per tornare alla normalità.

Oggi sono arrivate notizie nel complesso buone per gli Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono calate più delle attese: le domande sono scese di 26mila unità a quota 323 mila mentre il consensus degli analisti era per 338mila richieste. Sono numeri che fanno ben sperare in vista del rapporto mensile sull’occupazione che verrà diffuso dal Governo domani, su cui saranno puntati i fari dei mercati mondiali.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->