sabato, Ottobre 23

BCE: ripresa perde slancio field_506ffb1d3dbe2

0

BCe prestiti banche

La ripresa perde slancio, l’Italia deve consolidare i conti, il monito arrivato dalla BCE nel suo bollettino mensile. Difficilmente l’Italia centrerà l’obiettivo del 2,6% nel rapporto deficit/Pil. Persistono i rischi per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo pubblico per il 2014 (2,6 per cento del PIL), soprattutto alla luce di andamenti economici peggiori delle attese.
La BCE invita a «rafforzare ulteriormente l’orientamento delle politiche di bilancio nazionali al fine di assicurare il rispetto degli obblighi del Patto di stabilità e crescita, in particolare per quanto riguarda la riduzione del debito delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL».

Anche per il quadro economico Europeo il risultato è «inferiore alle attese» per quanto riguarda il PIL, che nel II trimestre è invariato.

Quanto al terzo trimestre si registra «una perdita di slancio nell’espansione congiunturale», sebbene in linea con le previsioni di «una modesta crescita».
Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro formulate in settembre indicano una crescita del PIL in termini reali dello 0,9 per cento nel 2014 (vista al ribasso), dell’1,6 nel 2015 e dell’1,9 nel 2016.

Tra i fattori che ‘frenano la ripresa’, la Bce indica «la disoccupazione elevata, la cospicua capacità produttiva inutilizzata, il perdurare di un tasso di variazione negativo dei prestiti delle IFM al settore privato e gli aggiustamenti di bilancio necessari».

Il Consiglio direttivo «ritiene che i rischi per le prospettive economiche dell’area dell’euro siano orientati al ribasso».

In particolare, «la perdita di slancio dell’economia può frenare gli investimenti privati e gli accresciuti rischi geopolitici potrebbero esercitare un ulteriore impatto negativo sulla fiducia di imprese e consumatori».
Un altro rischio al ribasso e’ connesso a «riforme strutturali insufficienti nei Paesi dell’area dell’euro».

Proprio su questo fronte, continua il dossier,  «diversi Stati membri hanno compiuto passi importanti, mentre altri devono ancora dotarsi dei necessari strumenti normativi e quindi procedere all’attuazione delle misure. Ora occorre chiaramente imprimere slancio agli sforzi compiuti per incrementare la crescita e l’occupazione su base sostenibile nell’area dell’euro».

I Paesi dell’area dell’euro non «dovrebbero vanificare i progressi conseguiti nel riequilibrio dei conti pubblici, ma procedere in linea con il Patto di stabilità e crescita».

Tema fondamentale rimane flessibilità: «La flessibilità consentita nell’ambito delle regole permette di far fronte agli oneri di bilancio connessi a grandi riforme strutturali, e di sostenere la domanda. Vi è inoltre il margine per realizzare una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita».

Il bollettino sintetizza le decisioni prese dal board lo scorso 4 settembre e annunciate dal Governatore Mario Draghi: taglio dei tassi e avvio dell’acquisto di ABS.
L’obiettivo è di riportare l’inflazione intorno ai livelli del 2% nel medio-lungo termine. «Qualora si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato, il Consiglio direttivo è unanime – si legge nel documento – nel suo impegno a ricorrere a ulteriori strumenti non convenzionali nel quadro del proprio mandato».

Sempre oggi ha parlato il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, con una bassa inflazione , ha detto il Governatore nel corso del suo intervento al Forum Eurofi di Milano,  è più difficile risanare i conti. «Le aspettative inflazionistiche di medio termine sono diminuite notevolmente. Con un’inflazione in discesa, o perfino negativa, il consolidamento del debito pubblico e privato è più difficile»

Le prospettive di crescita dell’economia europea sono «ancora coerenti con una crescita moderata nella seconda parte dell’anno ma i rischi al ribasso sono chiaramente aumentati»

Per il Governatore della Banca d’Italia la debolezza dell’economia non riguarda più solo i Paesi sotto stress, vi sono una serie di azioni urgenti  per aumentare la crescita quali rilanci degli investimenti, lo sviluppo del mercato dei capitali e il rilancio di quello delle cartolarizzazioni. Senza dimenticare, ovviamente, «le riforme strutturali dei singoli Paesi».
Visco avverte anche dei possibili effetti negativi della deflazione: «il consolidamento del debito pubblico e privato è più difficile».

Il Governatore annuncia che, se necessario, «potrebbero essere intraprese ulteriori azioni di politica monetaria è di  primaria importanza evitare il rischio che un periodo troppo prolungato di bassa inflazione possa eventualmente portare a una dis-ancoraggio delle aspettative di inflazione a medio termine’ è un ammontare consistente».

Secondo Visco vanno rilanciati gli investimenti  «al cuore del problema c’è la debolezza della domanda aggregata, in particolare degli investimenti. Rilanciare gli investimenti (pubblici e privati, nazionali ed europei) è cruciale per avviare la ripresa». Le risorse che la BCE sta per mettere a disposizione avranno secondo Visco un impatto benefico dello 0,5% sul Pil che è per l’Italia
Un impatto benefico dello 0,5% sul Pil italiano potrà arrivare infatti dalle risorse che la Bce sta per mettere a disposizioni con i prestiti Tltro se le banche italiane utilizzeranno a pieno le risorse e ne trasferiranno i vantaggi in termini di costo ai prenditori.  Lo 0,5% del Pil, conclude Visco, per l’Italia “è un ammontare consistente”.

Intanto secondo i dati dell’OCSE  Il Pil dei Paesi del G20 è salito dello 0,8% nel II trimestre, accelera nelle economie emergenti ma continua a calare in alcuni Paesi come Brasile (-0,6%) e Italia (-0,2%). Le economie che mostrano un andamento più positivo sono la Cina (+2% contro l’1,5% del I trimestre), il Messico (+1% contro lo 0,4%) e il Canada (+0,8% contro lo 0,2%). Rimbalzo per gli Stati Uniti e il Sud Africa, stabile in alcuni paesi come il Regno Unito e la Francia. Su base tendenziale, e cioè rispetto al II trimestre 2013, il Pil dei Paesi del G20 è calato del 3,2%, con la Cina che mostra l’aumento più significativo (7,5%) e il Brasile invece con il calo più forte (-0,8%).

Passiamo ora all’Italia, la produzione industriale italiana è di circa il 25% inferiore ai livelli precedenti la crisi, ovvero quelli del 2007:  lo afferma chiaramente il rapporto della Commissione Ue sulla competitività industriale europea. «Si tratta  di un calo generalizzato che ha colpito anche settori – quali quello automobilistico, calzaturiero e degli elettrodomestici – che per lungo tempo hanno rappresentato la struttura portante dell’industria italiana».
Per questo motivo, secondo gli esperti di Bruxelles, anche se sono stati fatti alcuni passi avanti, «è ancora richiesto un impegno continuativo e globale per far emergere un contesto imprenditoriale competitivo».
Secondo la Commissione, l‘Italia rientra in quel gruppo di paesi la cui competitività, in partenza forte, è in stagnazione o declino (assieme a Belgio, Gran Bretagna, Austria, Francia, Svezia Finlandia e Lussemburgo).

Molte luci e qualche ombra invece dal fronte delle esportazioni,  secondo l’Istat nel secondo trimestre del 2014, rispetto ai tre mesi precedenti, le vendite di beni sui mercati esteri risultano in aumento per le regioni nord-orientali e centrali (+1,3% per entrambe), mentre l’area meridionale e insulare (-2,5%) e quella nord-occidentale (-0,3%) registrano una diminuzione.  L’istituto italiano di statistica precisa però che nel primo semestre 2014, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, l’Italia nord-orientale (+3,4%), ma anche quella meridionale (+2,4%) registrano la crescita più ampia sui mercati esteri. Seguono, con incrementi più contenuti delle esportazioni, le ripartizioni nord-occidentale (+1,2%) e centrale (+0,6%). Risultati negativi arrivano invece dalle regioni dell’Italia insulare, che registrano una contrazione dell’11,1%. Tra le regioni che forniscono un contributo positivo rilevante alla crescita tendenziale dell’export nazionale nel primo semestre 2014 (+1,3%) si segnalano, come particolarmente dinamiche, Emilia-Romagna (+4,5%), Piemonte (+4,4%), Veneto (+3,0%), Marche (+6,6%) e Puglia (+9,4%).  Male Sicilia (-11,1%), Sardegna (-11,2%), Lazio (-3,1%) e Basilicata (-24,6%).

Chiusura in calo per la Borsa che chiude in calo a – 0,23%, lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude invece a quota 146 punti, con il rendimento del decennale al 2,46%

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->