giovedì, Dicembre 9

Bce, possibili nuove manovre

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Più passano le ore e più si rafforza l’idea che la Bce attuerà sicuramente qualche mossa per stimolare ulteriormente l’economia dell’Eurozona. Una queste mosse potrebbe essere l’acquisto massiccio di titoli e in particolare di debito governativo, con l’effetto di comprimere i rendimenti dei Btp italiani a livelli mai visti da quando è stata introdotta la moneta unica.

Oggi lo spread tra Btp e Bund tedeschi è tornato a 133 punti base, livelli che si erano toccati nello scorso settembre. Ciò che colpisce è soprattutto il rendimento espresso dai decennali italiani sul mercato secondario a rappresentare una importante notizia per il Tesoro, con il minimo storico del 2,03%. Stesso discorso vale per i Bonos spagnoli che hanno un rendimento dell 1,9%.

In tale contesto, le Borse europee chiudono la giornata in maniera non del tutto positiva. Infatti,  Piazza Affari avanza debole e il Ftse Mib gira in rosso dello 0,7%, mentre Londra arretra dello 0,2%, e Parigi e Francoforte limano uno 0,4%.

Ritorna in auge la questione della legge di stabilità in Europa che la Commissione europea deve valutare. Se per paesi come Germania ed Irlanda hanno avuto un responso positivo, per paesi a rischio come l’Italia la Commissione europea ha espresso questo parere: «La Commissione è dell’opinione che l’Italia ha fatto progressi per quanto riguarda le raccomandazioni di bilancio e invita le autorità a fare ulteriori passi avanti. In questo contesto, misure di aiuto alla crescita, un rigido controllo della spesa pubblica primaria, un aumento dell’efficienza della spesa pubblica e le previste privatizzazioni contribuirebbero a portare il debito pubblico su un piano calante, coerente con la regole del debito nei prossimi anni». In sintesi, Bruxelles mette da parte per il momento la richiesta di  ulteriori misure di bilancio nella Finanziaria 2015 a patto che vengano effettuate delle riforme strutturale volte al miglioramento economico del paese stesso.

Intanto il Primo Ministro britannico Cameron avvia una nuova politica per limitare il numero di immigrati in Inghilterra. I quattro punti del piano annunciato dal premier inglese sono: chi sbarca a Dover e dintorni alla ricerca di lavoro dovrà attendere 4 anni per ottenere i benefici del generoso welfare britannico; se dopo sei mesi non avrà trovato un’occupazione dovrà lasciare il Paese. Chi lavora, invece, dovrà attendere 4 anni per avere benefici fiscali e case popolari oggi garantiti subito e non potrà più ricevere gli assegni famigliari se la famiglia risiede nel Paese d’origine. Tale politica è in netto contrasto con quella attuata finora dall’Unione europea e proprio per questo non è da scartare un possibile scontro proprio tra Inghilterra e Unione europea su tale questione con possibile uscita del primo dal secondo.

La nazione che sicuramente non sta vivendo un momento felice è sicuramente la Russia. A causa delle sanzioni ricevute dall’Unione europea e della stagnazione economica, nella giornata di ieri il rublo ha fatto registrare risultati ancora più negativi. Inoltre, la decisione dell’OPEC di non tagliare il prezzo del petrolio, così come la conseguente caduta del greggio sotto quota 70 dollari al barile, ha messo in seria difficoltà la Russia. Proprio la nazione di Putin, che deve agli idrocarburi la metà delle entrate fiscali e il 70% dell’export, su stessa ammissione ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, il crollo del prezzo del greggio ha causato un danno che si aggira tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l’anno.

Questioni urgenti da risolvere anche per il governo italiano che, secondo i dati Istat ed Eurostat, il tasso d’inflazione su base annua aumenta dello 0,2%, un decimale in più rispetto ad ottobre, per effetto in particolare degli alimentari non lavorati. Altrettanto importante è la questione relativa alla disoccupazione. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione ad ottobre è stiamo al 13,2%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,0 punti nei dodici mesi. Tale dato è dipeso, da un lato dal lieve incremento della forza lavoro e dall’altro dal calo delle persone occupate.

Intanto dal ministero del lavoro emergono i primi dati in merito ai contratti a tempo indeterminato. Sono ben oltre 400mila  i nuovi contratti, con un aumento tendenziale del 7,1% su anno, concentrato nell’industria e agricoltura. Diminuiscono invece gli avviamenti nel settore servizi, tranne che nell’istruzione, che presenta più di 17mila nuovi contratti a tempo indeterminato. Dai dati presentati emerge anche che il contratto di apprendistato non convince del tutto ed infatti ha fatto registrare solo un 3,8%.

Da valutare nelle prossime settimane sarà anche la variazione del prezzo dei carburanti in virtù del crollo del prezzo del petrolio. Infatti, secondo le ultime rilevazioni di Quotidiano Energia, l’Eni ha tagliato di 1,5 centesimi al litro i prezzi sia della benzina che del diesel. Le medie nazionali della benzina e del diesel raggiungono adesso, rispettivamente, 1,713 e 1,641 euro al litro (Gpl a 0,691).  In alcune zone d’Italia però  il prezzo per la verde arriva fino a 1,774 euro mentre per il diesel a 1,696 e per il Gpl a 0,711.

 

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